Ancora una volta un derby che ci è sfuggito giocando una gara cervellotica e assolutamente sbagliata: di chi è la colpa? Appare semplice addossare la colpa a chi va in campo, ma in questi casi ritengo che bisogna fare un’attenta valutazione anche di chi siede in panchina. La più semplice delle analisi è evidente analizzando le reti subite; abbiamo degli scollamenti davvero letali quando bisogna attaccare gli spazi e serrare le file quando veniamo attaccati, ma appare ancor più evidente in difesa incassare certe reti che fanno male nel profondo per chi ama questo sport. Non è possibile che un lungagnone come Bisseck si faccia prevalicare da un tipino come Pulisic; l’armadio tedesco da solo avrebbe dovuto annientare chiunque si fosse avvicinato all’area di rigore e poi della seconda rete vogliamo parlare?Sin dalle scuole calcio insegnano che in caso di calci d’angolo i pali vanno difesi con un uomo sul palo, invece si è visto Spence vagare in area senza sapere cosa fare, facendo passare, senza peraltro intervenire su un cross più che un tiro di un Rabiot, meravigliatosi lui stesso della palla finita nel sacco con i nostri fermi come delle belle statuine. Pesante dover essere sotto per due, malaugurate e direi sciagurate, reti, scaturite dalle nostre imprecisioni difensive che oramai sono diventate l’ovvio e la normalità, per una difesa che ha incassato al momento ben 13 reti in dieci gare con una media semplice di 1,3 reti a gara, statistica che non è assolutamente da grande squadra. Credo che bisognerebbe intervenire su qualche calciatore che ritiene che tutto sommato il recupero sia sempre dietro l’angolo: errato! Sinora è andata bene recuperando gare importanti con uno spirito di sacrificio e un gioco spumeggiante che ieri non si è visto.Ribadisco di chi è la colpa? Secondo me di tutti, per il semplice motivo che anche ieri sera l’approccio e le motivazioni sono stati altalenanti e c’è voluta la sberla di due reti per far iniziare a giocare la squadra. Appare davvero inverosimile questa condizione e, nel caso specifico, ci stavamo riuscendo a riaddrizzare una gara iniziata come peggio non poteva. La rete di Bastoni ci ha dato l’illusione che la squadra potesse riprodurre quel gioco che al momento latitava e, eppure, a centrocampo eravamo in superiorità, ma talvolta appariva scarna, lenta, pesante e in suggestione di una squadra, il Milan, che sapeva che da quella vittoria sarebbe partito il loro campionato, se volevano dire la loro. Abbiamo gettato al vento l’opportunità di annichilire i cuginastri, lasciandoli in una sorta di purgatorio, perché vincendo li avresti scaraventati a meno dieci, eliminando ogni altra preclusione di vertice. Invece, maldestramente, abbiamo messo tutto in discussione e ritengo che l’unica colpa sia nostra, di presunzione?Non so, ma al momento lo status quo è questo: nell’unica considerazione che oramai il rossonero per noi è diventato come la kryptonite per Superman, siamo indifesi e succubi di coloro che sono sicuramente meno forti di quello che vogliono far credere, ma che purtroppo riescono, specie nelle ultime partite, ad avere la meglio su di noi. Ieri sera la formazione messa in campo non mi era dispiaciuta, solo se avesse giocato con coesione, senza sbavature difensive e con un centrocampo dove Barella non è più quello che spaccava le partite; sta diventando un corpo estraneo incompreso e, al momento della scarsa lucidità, ne combina di ogni, come in occasione della terza rete scaturita su una punizione che lui stesso ha creato con un intervento su un giocatore avversario, dopo aver perso in maniera maldestra un pallone che doveva solo liberare dalla propria area di rigore.Ieri sera s’è toccato il fondo in una gara che avrebbe dovuto farci uscire dal tunnel dei derby persi in maniera mai netta; anzi, in talune situazioni avremmo meritato maggior fortuna, ma questa volta no: la sconfitta è più che mai meritata! Tutto si sta mettendo in discussione e in molti inneggiano a colui che ha preferito i milioni arabi, lasciando una squadra che giocava bene e che ha dato a Chivu il là, nella scorsa stagione, di vincere ben due trofei. E ora? Appare tutto appiattito; si denota che la squadra non riesce più, se non a tratti, a sviluppare quel gioco visto sinora e figlio di quello inzaghiano. Dietro l’angolo è nascosta una duplice insidia che ci dirà di che pasta siamo fatti: martedì c’è uno scontro di Champions importantissimo se vogliamo continuare a cullare il sogno europeo, per quello che ci compete, e poi il prossimo impegno di campionato, prima della sosta per le Nazionali,contro quel Como divenuto sempre più una mina vagante della Serie A che si nutre di quel sapere del suo tecnico che nel corso della sua fulgida carriera ha saputo memorizzare nel suo ego. Concludo con una teoria che è stata rappresentata sui social e che mi trova molto d’accordo; forse chi come me ha guardato la gara in tv, ma dal campo si è notato meglio quali fossero gli atteggiamenti dei giocatori che non sono più convinti di quello che fanno in campo, perché comprendono e capiscono che non funziona nulla. Tante volte sono a testa bassa percependo grande nervosismo. Chivu in panchina che guarda tutto a braccia conserte oppure urlava contro i giocatori; tutto ciò appare verosimile nella sua convinzione che il problema sono loro in campo e questo atteggiamento vive in modo parallelo. Ritengo che in tutto ciò si nasconda un malumore reale e se viene considerato nel pieno delle facoltà intellettive, s’incanala in un’unica soluzione che appare verosimile: siamo veramente alla follia pura.Sino adesso Chivu ha navigato sulla scorta delle emozioni vissute e create da Inzaghi; lui al momento ha solo cercato di mettere del suo, limitatamente riuscendo a indirizzare il giusto cammino solo grazie a giocatori che gli hanno tolto sovente le castagne dal fuoco, quei campioni che al momento non credo, anzi non voglio crederci, gli stanno remando contro. Solo il tempo ci dirà chi ha ragione, fermo restando che il suo atteggiamento deve gioco forza cambiare, se si vuole salvare una stagione che potrebbe naufragare. Non vorrei essere disfattista, ma al momento, per quello che continuiamo a vedere, l’essenza non si discosta dalla più becera realtà attuale perché il gioco spumeggiante s’è sopito in modo viscerale e tocca reagire immediatamente per farlo tornare in auge! …Amala!!!!
Antonio Dibenedetto Vivere con questi colori nel cuore è stato da sempre la mia prerogativa. Oltre non c’è nulla: solo l’Inter.
Una gara di campionato inusuale per l’orario; per chi, come noi, siamo sempre sul pezzo sino al 90esimo e oltre, di questa domenica ci stava andando di traverso il pranzo. Ancora un’ennesima rimonta, ma ritengo di poterla definire non come le precedenti; questa volta ci ha messo lo zampino determinante, in primis un arbitraggio che è stato disastroso, ma con Mariani c’era da aspettarselo, visti i precedenti, e poi una sfortuna che ha messo in mostra tutto ciò che è avverso. Cerco di spiegare questi punti nevralgici che ho citato: bene, per primo mi riferisco al signor Mariani e questa volta non accenno alla catastrofe che ha combinato quest’oggi; l’arbitro, quando vede il nerazzurro di Milano, si erge sempre a protagonista, come in passato. Ma pensiamo ad oggi: bene, ne ha combinato di ogni, almeno tre calci d’angolo non assegnati, valutazioni su calci di punizione tutte da decifrare, ma il non plus ultra l’ha raggiunto nella mancata concessione del nettissimo calcio di rigore su Thuram, che inizialmente stava concedendo inquadrato dalle telecamere e poi ha ritirato la decisione cervellotica che ha preso successivamente: no rigore! Per fortuna non ha ammonito Thuram per simulazione com’è accaduto a Bologna. Mi chiedo: ma se questa è la migliore classe arbitrale, allora siamo davvero messi male. Con una tecnologia semplice e giusta, qualora la si ascoltasse, arbitrare sarebbe davvero un gioco da ragazzi e potrei tranquillamente farlo anche io a oltre sessant’anni di età. Mi viene da ridere che Orsato ha dichiarato che il VAR toglie personalità al direttore di gara, ma io ritengo invece che sia di assoluto ausilio in quell’assistenza che elimina gli errori, ma non di certo la personalità, perché insita nell’uomo: o si ha oppure non puoi acquistarla al supermercato. Io credo nel fato, tant’è che pochi minuti dopo, sul fil di lana, questa volta ha concesso il sacrosanto rigore su vero e proprio affossamento di Thuram in area, molto semplice da vedere e decretare. Ancora una volta mi chiedo perché il VAR, in occasione del primo rigore, quello non concesso per intenderci, sia rimasto silente. Mistero. Proverei a chiedere a chi di competenza di togliere la possibilità e di smetterla con coloro che sono preposti a guardare altro, forse più allettante ma meno produttivo per chi gioca a calcio. Ma veniamo alla gara: nel primo tempo abbiamo giocato al meglio delle nostre caratteristiche, creando delle occasioni disinnescate dal bravissimo De Gea, sugli scudi e artefice di interventi davvero da campione. Nella ripresa, come ci sta accadendo da un po’, abbiamo approcciato molto bene la gara e siamo andati vicini alla rete, che non è arrivata per poco e, come spesso accade, nell’unico contropiede e tiro in porta subiamo la rete. Un tiro che pareva un cross sbagliato al centro area, invece si è trasformato in un bolide diretto all’incrocio dei pali, con l’incolpevole Provedel proteso invano cercando di prendere quel pallone. Davvero assurdo: i viola hanno colpito al primo tiro in porta e il secondo è stato disinnescato con una parata plastica del nostro portiere, e poi il nulla assoluto. Noi invece abbiamo sempre spinto sull’acceleratore; ne è dimostrazione lo score e le statistiche della gara: possesso palla nostro per il 63%, calci d’angolo 6 a 1 per noi, tiri in porta 11 a 2 per noi, tiri fuori dallo specchio 17 a 0 per noi e, in ultimo, occasioni da rete 15 a 1, in un computo di tiri totali 34 a 7 con due legni colpiti. Stavamo soccombendo solo perché una bieca e cieca sfortuna si stava accanendo su di noi, ma con la forza dei grandi e con quella tignosa “cazzimma” tipica che ci ha fatto ribaltare un risultato che pareva scritto, ma che di fatto abbiamo ribaltato, e direi per l’ennesima volta, giocando da squadra come sappiamo, credendo di poter ribaltare una sconfitta che non meritavamo nella maniera più assoluta. Nulla è impossibile per questa nostra squadra fatta da uomini veri e giocatori fantastici, con un mister che sta cercando sempre più di renderli partecipi a un progetto che non sapremo se ci porterà altri trofei e gloria, ma quella che abbiamo dentro nessuno potrà toglierci la voglia di far vedere chi siamo e di raggiungere, nel bene e nel male, quella vittoria che è insita in questi colori: perché l’Inter si ama a prescindere. Amala!!!!
Antonio Dibenedetto Vivere con questi colori nel cuore è stato da sempre la mia prerogativa. Oltre non c’è nulla: solo l’Inter
Anche al Dallara di Bologna non ci siamo smentiti, con il cervellotico approccio alla gara letteralmente sbagliato. Siamo entrati in campo con la testa vuota, che forse pesava ancora sulla gara di martedì, tant’è che erano passati una manciata di secondi e a momenti consegnavamo le redini della gara ai felsinei. Ma come ci capita da un po’, quello spavento non ci ha fatto reagire con il giusto piglio e dopo poche decine di minuti la frittata è stata compiuta. Il solito disastroso e inconcludente Luis Enrique s’è fatto soffiare, direi ingenuamente, la palla in una zona nevralgica del campo da Pobega, che non s’è fatto pregare per scartare il sontuoso regalo, con i nerazzurri che giocavano alle belle statuine, dandogli il là per concludere a rete e segnare la rete del vantaggio. E Bisseck perché non è intervenuto? Mistero! Quel solito brutto inizio di gara ha sicuramente dei colpevoli, ma ricercarli non è difficile, perché nel corso del primo tempo sono stati diversi i giocatori sotto tono. Certo, Luis Enrique con il suo errore marchiano è il capro espiatorio, anche se nel secondo tempo qualcosina in più l’ha fatta. Ma ci sono anche altri giocatori fuori dai soliti canoni; mi riferisco principalmente a Zielinski, che passeggiava letteralmente in campo senza dare quella spinta necessaria a tutta la manovra nerazzurra. In sostanza, un primo tempo giocato dai ragazzi in cui non hanno giocato bene; la squadra non era messa bene in campo, sbagliando le distanze tra i reparti e affrontando situazioni con troppa superficialità che non può permettersi. Eravamo troppo lunghi, poco lucidi, lenti e, in sintesi, incapaci di proporre il proprio gioco. Fortunatamente, in un lampo, come un fulmine a ciel sereno, arriva l’unico lancio fatto da Barella, con un cross alla perfezione in area dove si è fatto trovare pronto Thuram, insaccando imparabilmente di testa in rete il pallone del pareggio che ha prodotto, nel proseguo della gara, specie nella ripresa, la consapevolezza di giocare al meglio tutt’altra gara. Si è notato subito che negli spogliatoi c’è stata la strigliata di Chivu; la squadra ha iniziato la ripresa con altro piglio e con più consapevolezza dei propri mezzi. Complice un Thuram straordinario, che si è caricato la squadra sulle spalle, lottando e combattendo in una disputa monumentale, fino a che è stato in campo si è vista la differenza. L’unico neo che non è dipeso assolutamente da lui è stata l’ammonizione, non sicuramente voluta, in quanto il fallo di Darmian è stato più evidente da non essere sancito da un dormiente e saccente Doveri. A proposito, dov’eri per non aver visto palesemente quel fallo? Ma la cosa cervellotica è che non è stato neanche segnalato dagli omini che comodamente guardavano altro a Lissone, caricando l’incolpevole Marcus di un giallo che non avrebbe sicuramente meritato. La cosa che mi fa letteralmente ribrezzo è ciò che scrivono taluni giornalai, in primis sul Corriere dello Sport, che ribadisco, sono giornali che non servono neanche da mettere nei pollai per preservare dagli escrementi delle galline. Stamattina, commentando quel fattaccio, hanno dato un 5,5 come voto all’arbitro, con la motivazione che forse il giallo era spropositato per un fallo da rigore che non c’era. Questi davvero non si vergognano! Fortunatamente, in questo secondo tempo, il Bologna non ha creato alcun problema né pericolo, tant’è che la nostra difesa ha svolto ordinaria amministrazione, dando il là alla squadra di continuare a sciorinare gioco come a fare. Sicuramente i cambi hanno reso tutto più facile, con un Carlos Augusto davvero in palla, capace di segnare la rete dopo appena una manciata di secondi dall’entrata in campo e poi di agevolare la rete del 3 a 1 a Bonny in maniera splendida, evidenziando però anche la bellissima giocata di Mhikitaryan in suo favore in un perfetto corridoio con un no-look fantastico. Certo, tutto è bene ciò che finisce bene, ma ci sono degli appunti da fare al riguardo; su tutti, è l’approccio mentale che ultimamente è assolutamente sbagliato. Forse crediamo di essere i più bravi; sicuramente in Italia lo siamo, ma questo atteggiamento nelle competizioni europee lo paghi. (Brugge docet). Possibile che non si riesca a trovare il giusto equilibrio nei vari reparti? È risaputo che il mondiale, per chi l’ha partecipato, prosciuga risorse importanti; per questo motivo ci sono giocatori che al momento risultano molto più in palla di altri. Tra questi, l’esempio principe è Carlos Augusto, che in soli 49 secondi s’è fatto trovare pronto confezionando la terza rete stagionale, in un mix di brillantezza fisica, prontezza mentale e voglia di vincere: in tre parole, MVP assolutamente meritato. Se poi si vuol dare un po’ di riposo a Calhanoglu, perché non dare nel contempo spazio a Stankovic, che è l’alter ego del turco? Ci sono situazioni imprescindibili che urgono di valutazioni di merito. Nella faretra di mister Chivu ci sono tante frecce che necessitano di essere sferrate se si vogliono raggiungere determinati obiettivi; diversamente, si fanno quelle figuracce a cui vogliamo sicuramente fare a meno, tipo il martedì di Champions. Bisogna riflettere perché ancora non è tutto perduto, ma bisogna essere coerenti: tutto dipende, e al momento appare più che mai evidente, da noi! …Amala!!!!
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Dopo la lunghissima sosta per le nazionali, si riprende un campionato che ha tutti i presupposti; se così continueranno i fatidici giochi, rimarrà sempre più alla nostra portata, con la forza della nostra squadra, più che mai consolidata anche con le cosiddette seconde linee. Tutte le gare nascondono insidie che però vengono spazzate via dalla consapevolezza del giusto approccio alla gara, com’è avvenuto ieri. Pronti, via! Siamo prontamente entrati in quello schema di propensione e aggressione all’avversario che è il diktat del nostro mister. Certo che poi i ducali ci hanno messo del loro per fare propendere il risultato dalla parte nostra, e tutto dire, con quell’errore marchiano del difensore gialloblù che s’è lasciato soffiare la palla sanguinosa su cui s’è avventato Sucic, che ha prontamente scartato quel regalo e sbloccato prestissimo la gara in nostro favore. Successivamente è accaduto qualcosa che sinora non s’era ancora visto: una chiamata del VAR su uno step-on-foot nei confronti di Pio Esposito, che in altre circostanze è stata ignorata. Fortunatamente, la chiamata è arrivata a dimostrazione che forse la pausa del campionato ha giovato anche a tutto il settore arbitrale. Rigore sacrosanto e “Sentenza Calhanoglu” ha continuato nello score positivo di realizzazione dagli undici metri. Continuando a sciorinare il nostro gioco propositivo e d’insieme, dove tutti i reparti sono coinvolti, in una nostra ripartenza è arrivata la terza rete di un Marcus Thuram lanciato in corridoio, dove ha fatto prevalere la sua poderosa propensione e ha calciato in diagonale depositando in rete la terza rete. Primo tempo delizioso che ha spianato la strada a una ripresa di tutta tranquillità; certo, forse visto quello che s’è creato, qualche altra rete si sarebbe potuta segnare, ma va bene così: è stato un proficuo e determinante allenamento verso la ripresa della Champions di martedì. La cosa che salta agli occhi è stato un clean sheet importante, visti gli ultimi incontri dove riuscivamo a prendere da una a più reti che puntualmente rimontavamo. Ieri, forse vista anche la pochezza in attacco di un Parma più preoccupato a difendere che a offendere, non avremmo avuto difficoltà a fare nostra una gara importante per continuare nel nostro percorso. È importante aver dato il giusto spazio a chi sinora ha giocato meno, risparmiando per la gara di martedì giocatori del calibro di Barella, Zielinski, Bastoni, Akanji e con un Dimarco in ripresa al pari di Calhanoglu, che è sempre più determinante e che ieri si è fatto vedere anche con dei recuperi palla davvero importanti e provvidenziali. Ritengo comunque che in questa rosa non ci siano solo undici titolari inamovibili, ma tanti giocatori intercambiabili tra loro che in campo talvolta fanno la differenza. A tal riguardo, vorrei citare un giocatore che per me è diventato una parte integrante di questa squadra. Mi riferisco a Carlos Augusto, davvero un pezzo pregiato per questa squadra, alter ego di Dimarco, ma che è anche utilissimo come terzo di difesa e in altre zone del campo. A questo mi riferivo, come diceva, di giocatori intercambiabili e in rosa ce ne sono diversi. E poi ieri s’è rivisto un giocatore nuovo: Spence, che ha fatto vedere, in quel poco tempo che è stato in campo, quello che è capace di fare in una propensione imponente sulla fascia, e credo che sarà un’altra freccia nella faretra a disposizione di Chivu. Mai come quest’anno siamo ben assortiti, nella necessità di saper far gioco con più esponenti, e se i saccenti giornalai ci davano credito per la bontà e la vastità della rosa, non possiamo che dare ragione alla loro indubbia verità, anche se noi lo sappiamo anche senza le loro esternazioni, perché quando si parla d’Inter ogni discorso va preso con le molle; non tutti sono coerenti su quello che siamo realmente da un lustro e più nel panorama pallonaro, grazie ai sacrifici economici fatti in società e all’abilità di prendere giocatori utili al nostro progetto senza svenarsi e poi credendo in quello che si ha in casa, perché il buongiorno si vede dal mattino e quando nel settore giovanile ci sono giocatori come Alexandar Stankovic, tutto può risultare più semplice in considerazione del fatto che il vivaio è importantissimo per una squadra che vuole crescere sempre di più, sia in Italia che in Europa: il futuro dei giovani dipende sempre più da noi, che abbiamo l’obbligo di farli crescere nel migliore dei modi. Alla Pinetina c’è uno staff che sa quello che deve fare, perché il futuro dell’Inter è sempre più florido in quest’ottica. Il vessillo nerazzurro sventola lassù in alto e sventolerà per parecchio tempo ancora! … Amala!!!!
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Alla fine è giusto così, un tempo per uno e buona pace per tutti tranne per coloro, per tutti quei giornalai, che alla fine del primo tempo ci avevano già fatto il funerale, preparando titoloni che avrebbero dovuto giustificare la nostra debacle. Ma cari miei, dovrete attendere ancora un po’; questa Inter è dura a morire, con il beneplacito dei fegati ingrossati di non colorati torinesi e cuginastri che erano lì adagiati sui loro trespoli in attesa. Certo, ancora una volta si è vista la voglia di rivalsa e di ribaltare un risultato che ci vedeva in reale difficoltà sotto i colpi di una bella Roma che ha approfittato alla grande delle nostre amnesie difensive. Non riesco a capire i due volti di questa squadra; realmente faccio fatica a trovare una spiegazione logica a questa situazione di “double face” nella stessa gara, ritengo forse che giocando come sappiamo risulti troppo facile vincere tutte le partite. Dobbiamo lasciare un po’ d’incertezza in un campionato che a dicembre avrebbe sicuramente espresso il suo verdetto finale. Queste però sono considerazioni da tifoso, mentre realmente le gare bisogna disputarle al meglio, e quando non si riesce a proporre il proprio gioco, per merito di un avversario che ti aggredisce e che ribatte colpo su colpo, allora bisogna essere attendisti, cercando di trovare lo spiraglio giusto per colpire, senza però prestare il fianco, con errori di posizione e a volte banali, al cinismo avversario. Con questa è la terza gara che raddrizziamo, una gara che avrebbe annientato chiunque. Certo, non si è vinto, ma visto l’importanza della gara e come lo fosse stato, un punticino ci porta avanti in quelle condizioni in cui siamo solo noi gli artefici dei nostri successi, perché giocando come sappiamo non credo ci sia squadra in Italia che ci possa tener testa. Per “Gasperino il carbonaro”, purtroppo per lui sarà per la prossima volta forse, ritenta sarai più fortunato, anche se ieri sera, realisticamente, c’è andato molto vicino. Che dire, in questi casi bisogna guardare il bicchiere mezzo pieno; siamo lì in cima, anche se in codominio con le due squadre della capitale e, forse, con una vittoria ci raggiungerà anche il Como. Ritengo comunque, visto quello che è stato espresso sinora, che sarà una volta che coinvolgerà più squadre e solo chi è meglio attrezzato, con una rosa all’altezza, possa prevalere sulle altre. Non riesco a trovare chi, tra i titolari che hanno giocato ieri sera, ha fornito la migliore parte di sé stesso; non credo ci sia stato un giocatore che abbia prevalso sull’altro, tutti sotto la sufficienza, secondo il mio modesto parere. Cosa diametralmente opposta è accaduta nella ripresa. Tutti ben oltre la sufficienza, con il capitano da un bel otto in pagella, e non solo per le due reti realizzate, ma per quello che fa in campo, per l’attaccamento e la motivazione che riesce a inculcare agli altri compagni. E poi anche un sontuoso Thuram che ha giocato secondo le sue caratteristiche migliori, ponendosi al servizio di tutti e in primis di Lautaro, tornato a essere un tremendo e letale cecchino. Un passo indietro per la difesa e per un Dimarco in sofferenza; non è quel giocatore che abbiamo imparato a conoscere in questi anni, tant’è che il suo sostituto, Carlos, diciamo che in un certo senso ha fatto la differenza su quella fascia, con proposte serie e concrete. Ieri, in considerazione di un Inter dottor Jekyll e mister Hyde, dobbiamo tenercela stretta e accettare tutto ciò che fanno in campo, nel bene e nel male. Sappiamo che lottano e sudano per tutto il tempo che dura una partita e che finora tutto sta girando alla meraviglia. Sarà il caso, in questo periodo di sosta per le nazionali, di far tesoro di ciò che è successo, cercando di eliminare quegli errori sostanziali che ci fanno partire, specie in queste ultime gare, con l’handicap del doppio svantaggio. Bisogna vedere quando la squadra dovrà gestire un vantaggio, avendo la consapevolezza che l’attenzione e la coesione in difesa sono necessarie per vincere le gare, che siano importanti o meno. Questa squadra deve assumere quell’identità che in parte possiede, di essere superiore alle altre, dimostrando e annichilendo l’avversario in ogni parte del campo. Siamo sulla buona strada, anche perché se le cose vengono risolte in campionato, in campo europeo diviene tutto più semplice e alla nostra portata per sedere sull’olimpo delle migliori, in pianta stabile, a patto che le nostre certezze non vengano disattese e che non ci sia il Bodo di turno a riportarci traumaticamente con i piedi per terra. Noi siamo l’Inter e per noi tifosi è il massimo che possa esserci, non c’è di meglio. Ora lasciamo da parte il campionato; lo ritroveremo ad ottobre con Inter vs Parma, sperando che i nostri nazionali ritornino integri da questo tour de force europeo! …Amala!!!!
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Ormai la consuetudine di concedere due gol di vantaggio agli avversari è diventata sempre più lampante, ma per noi tifosi non è certo un toccasana per la salute delle coronarie. Si potrebbe affermare che, alla fine, «tutto è bene quel che finisce bene». Certo, ma fino a quando?Non si può rischiare di soccombere per un approccio sbagliato alla partita, né tantomeno per errori difensivi davvero cervellotici, figli di una scarsa concentrazione, per poi essere costretti, dopo aver preparato la cosiddetta «frittatona», a rimontare. La dimostrazione è arrivata proprio quando, dopo aver subito il doppio svantaggio, la squadra ha reagito con una rabbia quasi schiumante, mettendo alle corde le zebrette friulane e confezionando, alla fine, una fantastica manita. Ben cinque reti, realizzate peraltro da cinque marcatori diversi, che confermano la nostra squadra come l’attacco più prolifico dell’intera Serie A. Ma è altrettanto doveroso ricordare che siamo anche l’undicesima difesa più battuta del campionato, e quest’ultima classifica non rappresenta certo un motivo di vanto per i campioni d’Italia in carica. Io non voglio addossare colpe al singolo, ma dopo Madrid, ancora una volta, Pepo Martínez ci ha messo del suo, in condominio con una linea difensiva che, in alcune circostanze, sembrava avere la mente altrove. È risaputo che, quando sbaglia il portiere, la rete è quasi inevitabile: questo dovrebbe essere il diktat da tenere sempre presente. I difensori devono essere, prima di tutto, i guardiani della propria porta, aiutando il proprio estremo difensore e senza permettere agli avversari di accomodarsi con troppa facilità nella nostra area di rigore. E già la mente corre al prossimo impegno di sabato, quando faremo visita a una Roma gasata all’inverosimile, che occupa la vetta della classifica in condominio con noi. Contro i giallorossi dovremo essere estremamente concentrati e attenti, perché lasciare spazio a giocatori letali come Malen e a elementi di fantasia come Dybala e Soulé potrebbe rivelarsi davvero letale. Ma veniamo alla gara di ieri. Detto dei disastri difensivi, mi piace invece sottolineare la reazione davvero rabbiosa della squadra. Perdere una partita che stavamo dominando in lungo e in largo sarebbe stata una beffa clamorosa, soprattutto alla luce dello score finale e delle statistiche, che ci hanno visto protagonisti praticamente in tutti i principali numeri della gara. Possesso palla a nostro favore per oltre il 65%, 27 tiri totali contro i 5 degli avversari, 10 calci d’angolo a 1: questi sono i numeri di una gara che, per certi versi, ci ha fatto rivivere quei ricordi nefasti della passata stagione. Questa volta, però, con grande classe e carattere siamo riusciti ad arginare la situazione e, soprattutto, a sovvertire completamente l’inerzia della partita. Il migliore è stato Marcus Thuram, premiato con il titolo di MVP, ma, a mio parere, tutti hanno contribuito a meritare quel riconoscimento. A cominciare da un Nicolino Barella capitano e motorino perpetuo, quest’oggi anche goleador. La sua classe non si discute, per carità: ce ne fossero come lui! Ma, a mio modesto parere, dovrebbe eliminare quelle plateali mimiche quando le cose non vanno per il verso giusto, sbracciando in maniera del tutto inconsueta. Personalmente le ritengo davvero inutili e, soprattutto, poco produttive. Se possiamo permetterci di lasciare in panchina giocatori del calibro di Lautaro Martínez, Dimarco, Calhanoglu, Sucic e Bisseck, oltre agli altri elementi inizialmente in panchina e poi subentrati, significa che questa rosa può sostenere un certo turnover senza particolari problemi. Dovremo fare tesoro di questa abbondanza di uomini utili al gioco che mister Chivu vuole proporre. Sarà proprio questa profondità della rosa a permetterci di affrontare la gara di sabato con una certa tranquillità, confidando in giocatori motivati e pronti a entrare in campo dando tutto per la maglia che indossano.Poi dovremo fare a meno della Serie A per un po’, a causa degli impegni delle Nazionali. Per ben sedici giorni il campionato si fermerà e saranno numerosi i nostri giocatori impegnati con le rispettive rappresentative, con un notevole dispendio di energie in competizioni tutt’altro che semplici. E, come al solito, noi che destiniamo tanti uomini in giro per il mondo dovremo fare di necessità virtù. Si dovrebbe riprendere con Inter-Parma del 10 ottobre: un modo come un altro per farci trovare pronti alla ripresa, con quello spirito che ci ha contraddistinto sinora e con tanta voglia di sostenere questi ragazzi che ci fanno divertire, nel bene e nel male. Perché, come spesso accade, alla fine riusciamo sempre a trovare la quadratura del cerchio in un campionato che, almeno per il momento, continua a essere di nostro appannaggio. E noi faremo di tutto affinché possa continuare a essere così! … Amala!!!!
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