Posts by interclubfano


La notte più bella!


Scritto Da il 5/Mag/2026

La notte più bella!

La carica dei settantamila festanti è stata da corollario della notte più bella, dove è apparsa, davvero risplendente di gioia, la ventunesima stella nel nostro invidiabile palmarès. La soddisfazione è stata davvero grande, coronando un sogno che a inizio campionato tutti i saccenti giornalai accreditavano ad altre squadre, relegando la nostra come da rifondare, dopo la brutta batosta della finale di Champions, definendola da settimo/ottavo posto, disprezzando la fiducia che la società aveva concesso a Christian Chivu, sottovalutando l’orgoglio e l’attaccamento ai nostri colori senza limite di un eroe del triplete, il cui “interismo” è ben noto. Lo stagista, come tutti lo definivano, ha fatto vedere di che pasta è fatto risollevando una squadra caduta nello sconforto, per non aver vinto nulla dei tre obiettivi prefissati la passata stagione, anche se c’è da discutere per le varie conflitti che hanno determinato quella sorta di debacle. Il merito di Chivu è che ha ancora la mentalità da giocatore, comprendendo quelle che sono le dinamiche meramente definite dal campo, adottando le misure idonee al benessere del gioco e degli uomini in campo. In buona intesi adottando la formula, diciamo vincente, dei suoi predecessori con piccole modifiche che hanno visto venir fuori la personalità di taluni giocatori su tutti Dimarco, talvolta bistrattato da Inzaghi nella passata stagione. Il gioco nell’insieme va ancora perfezionato, questo è vero, complice magari l’età avanzata di alcuni giocatori, che sicuramente il prossimo anno non ci saranno, ma a cui bisogna fortemente ringraziare per il loro sacrificio e abnegazione, quando sono stati chiamati in causa, si sono fatti trovare pronti. Una rosa la nostra, forse realmente la più forte in Italia, e la risposta chiara va inviata a chi si lamenta dei troppi infortuni subiti durante la stagione, questo va messo in preventivo, ma anche noi abbiamo sacrificato sull’Are della sfortuna i vari infortuni occorsi a Thuram, Lautaro, Calhanoglu, Dumfries, Bisseck, solo per citarne alcuni, la differenza delle altre squadre è stata l‘aver avuto un motivatore in panchina che non si è mai pianto addosso, a differenza di altri, questo gli va dato merito, troppo bello addebitare alla propria mancanza di lucidità la sfortuna per gli infortuni. I festeggiamenti dovuti prima in campo e poi in piazza Duomo, come credo nelle varie città d’Italia, è stata una sorta di liberazione, per tutto il fiele che ci stavano rovesciando addosso, tutti i saccenti pallonari che ci screditavano per un complotto che non ha mai avuto senso, tirando in ballo i fasti nefasti, per loro, di una calciopoli che ha fatto scuola eliminando certi soggetti dal mondo del calcio davvero deleteri e tossici. Come già accaduto ne verremo fuori con un nulla di fatto, perché noi non abbiamo commesso alcuna irregolarità, sarebbe davvero cervellotico richiedere arbitri che al posto di favorirci, ci danneggiano: ha senso? Direi proprio di no, e sfido chiunque a dimostrare il contrario. Questo scudetto è ampiamente meritato, anche se nelle ultime settimane ci hanno provato, con decisioni arbitrali cervellotiche e Var silenti ancor prima direi dormienti, susseguenti alle scuse del designatore principe dei palesi errori commessi sul terreno di gioco e ancor più in sala controllo. Solo la nostra determinazione ha fatto sì che tutto ciò venisse sovvertito con forza e coesione, la stessa grinta che i ragazzi hanno messo in campo lottando non solo contro gli avversari di turno, andando oltre l’umana comprensione, in considerazione dello scudetto perso lo scorso anno in quel modo balordo, con comunicazioni assurde tra arbitro e var che sparivano come d’incanto, rigori farlocchi assegnati che in ultimo ci hanno sottratto di uno scudetto legittimo. In tutta questa disamina, mi viene da sorridere per quello che scrivono tutte quelle testate giornalistiche il cui quotidiano non è buono manco per incartare il pesce, tacciandoci per favoriti, direi a tutti questi personaggi di farsi un esame di coscienza prima di screditare l’Inter, una squadra che negli ultimi sei anni ha vinto tre scudetti e fatto due finali Champions in tre anni, prima di parlare di noi sciacquatevi la bocca e non paragonateci ad altri, noi siamo l’Inter e vinciamo perché siamo un’ottima quadra e non abbiamo bisogno di fattori esterni per farlo. Ora continua il godimento in considerazione di tutti colori che hanno il fegato ben gonfio di bile, le vostre iatture ci fortificano sempre più, perché siamo ben consci che dopotutto ritorneremo sempre a riveder le stelle brillare nel cielo nero della notte con quelle note di azzurro che si combinano alla meraviglia: 21 e non per tutti!!!   …Amala!!!!

Antonio Dibenedetto   

Vivere con questi colori nel cuore è stata da sempre la mia prerogativa. Oltre non c’è nulla: solo l’Inter.

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Manca davvero… poco!!!


Scritto Da il 27/Apr/2026

Manca davvero… poco!!!

È notorio che a noi le cose semplici non piacciono affatto, tant’è che ieri pomeriggio abbiamo bruciato il primo match-point di questo campionato, che ci riserva ancora tante frustrazioni arbitrali. Inutile negare che il pareggio per il Toro è ampiamente meritato, ma giustificarlo con un rigore del tutto inventato è davvero ingiustificabile. Un fallo di mano con la dicitura del direttore di gara che asserisce che il braccio di Carlos è in “posizione innaturale”, mi chiedo: ma com’è la posizione naturale? Si vede benissimo che il brasiliano vuole proteggersi dall’arrivo della palla, che sarebbe potuto arrivare sul suo volto; invece viene decretato un rigore farlocco da un metro, mentre contro la Fiorentina Pongracic non era punibile per la distanza ravvicinata e in egual misura Ricci nel derby. Invece, la distanza tra Carlos Augusto e il giocatore del Torino era giusta? Ho solo capito che contro di noi ogni scusa plausibile viene adottata a nostro discapito. Spero finisca in fretta questo campionato; non se ne può più di queste porcate che stanno facendo. E poi, in ultimo, è venuta fuori quell’inchiesta in cui i giornalai prontamente hanno banchettato sul cadavere, come si dice in gergo. Quando c’è da colpire l’Inter, non gli pare vero di gettare veleno, per non essere scurrile e dire altro. Hanno tirato fuori la dicitura “arbitri graditi all’Inter”, e nei casi presi in considerazione siamo stati battuti in maniera davvero cervellotica, in primis a Bologna con una rimessa laterale avanzata di ben quindici metri e altre sconcertanti decisioni arbitrali. Per fortuna Colombo era arbitro gradito e poi, nel derby, con Doveri che l’ha fatta da padrone, giustificando l’ennesima vittoria milanista, avvenuta come tutti sappiamo. Se tutto ciò doveva tutelarci e avvantaggiarci, allora siamo davvero dei polli a crederci, ma la cosa assurda è che basta valutare lo stato delle cose e rendersi conto delle cazzate che vanno blaterando. Se eravamo favoriti, a tutt’oggi ne avevamo 24 di scudetti. Senza considerare che lo scorso anno sono spariti i dialoghi in occasione della gara Inter vs Roma e del rigore chiaro come il sole non concesso. Ultima annotazione: mi viene da ridere che un legale tifoso si prenda la briga di formalizzare una denuncia/querela ai danni del direttore di gara e degli operatori in sala VAR per il presunto fallo di Bastoni su un giocatore del Verona. L’arbitro ha subito ammesso che, a seguito della spallata ricevuta, il giocatore scaligero, accasciandosi in terra come colpito da un dardo incandescente, dopo qualche secondo ha tirato su il capo per vedere se l’arbitro avesse fischiato, dopo di che ha riabbassato il capo sul terreno di gioco nuovamente tramortito. Sono i comportamenti antisportivi che fanno male, sono simulazioni che ingannano il direttore di gara. Questo doveva scrivere quel legale, altro che denunciare i direttori di gara in ogni specie. E poi, vogliamo dirla tutta? Il Verona, in quell’occasione, beneficiò di un rigore generoso che sbagliò, senza che nessun giocatore nerazzurro adottasse la funzione scavino sul dischetto, come hanno fatto altri personaggi di cui non voglio neanche menzionare. Lasciamo perdere; a me confortano le parole del nostro presidente, che a più riprese ha detto che l’Inter non ha nulla da temere. Non ha mai espresso gradimento su questo o quell’altro arbitro, cosa che invece è accaduta ad altri, senza fare nomi. Se questo vuol dire essere avvantaggiati, meglio non esserlo se poi dobbiamo subire torti che tutti hanno definito assurdi. Nell’ultimo periodo, e nonostante tutto, siamo primi e stiamo conducendo in porto un titolo ben più che meritato. Ultima annotazione di servizio: Mariani, per intenderci, e l’arbitro del rigore ancor più farlocco e inventato di Napoli-Inter, concesso dall’assistente, unico quanto mai raro nel suo genere nel mondo pallonaro. Piccola annotazione della gara di ieri: i ragazzi questa volta sono stati rimontati, giocando in modo molto leggero, forse perché in vantaggio di due reti, credevano di aver portato a casa la vittoria. Certo, hanno giocato un bel primo tempo, ma hanno lasciato spazio a un Torino mai domo che l’ha recuperata, come tutti sappiamo, per merito suo certamente, ma tanto demerito nostro, farcito dall’ambiente esterno che in questi casi è da corollario, ma talvolta molto importante. Manca solo un punto per la consacrazione finale, non credo che il prossimo appuntamento casalingo debba mancare; gioire dinanzi al proprio pubblico non ha eguali e poi il cielo di San Siro si colorerà nuovamente di quel nerazzurro che a noi piace tantissimo. …Amala!!!!

Antonio Dibenedetto   

Vivere con questi colori nel cuore è  stata da sempre la mia prerogativa. Oltre non c’è nulla: solo l’Inter.                

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Una grande partita… a metà!

In questo anomalo venerdì di campionato, i fari di coloro che ambiscono a essere gli artefici del nostro destino, facendo scongiuri e macumbe varie, hanno avuto la loro dose di rodimento, perché i ragazzi, quando hanno voluto, hanno sciorinato quel gioco che tante volte quest’anno ci ha fatto innamorare del calcio. Ritengo che, in parte, “fantastici” sia forse l’unico aggettivo che inquadra alla perfezione la prestazione dei ragazzi in un venerdì sera non qualunque, anteprima di quello che sarà servito martedì nel ritorno della semifinale di Coppa Italia al cospetto dei ragazzotti di Fabregas. Ieri era un buon test, anche perché nel primo tempo siamo stati messi in difficoltà dai ragazzi isolani, in alcuni frangenti, anche se poi il nostro portiere è rimasto, sino a fine gara, con i guanti immacolati, compiendo solo ordinaria amministrazione. In sintesi, un primo tempo scialbo, con poche idee di gioco e con una circolazione di palla abbastanza compassata e lenta, con un paio di occasioni che, nonostante tutto, le abbiamo create. Invece, nella ripresa, i ragazzi hanno tirato fuori una prestazione maiuscola, da grande squadra qual è l’Inter, ma tant’è che poi è venuta fuori la classe e il gioco di un’Inter mai doma, che quando vuole un risultato cerca di ottenerlo con un insieme che fa lustrare gli occhi per i movimenti e per il gioco spettacolare che producono. Questa squadra, quando decide di pigiare sull’acceleratore, non c’è né per nessuno, confezionando ben due reti nel giro di pochi minuti, senza dare scampo ai ragazzotti cagliaritani. Si è visto subito all’ingresso in campo dei ragazzi; già nell’aria si avvertiva il presagio di quello che sarebbe stato il risultato finale, davvero eclatante per il popolo nerazzurro, con il “gollazzo” di un Zielinski dal limite dell’area che sanciva il risultato finale sul tre a zero per noi.  Il secondo tempo si concludeva con un netto predominio nerazzurro, mentre il Cagliari, non pervenuto, s’è limitato ad arroccarsi nella propria metà campo, con sporadiche uscite che non hanno prodotto alcunché, facilitandoci un compito che abbiamo assolto in tutta tranquillità. I sardi si sono resi conto che contro quest’Inter nulla hanno potuto, cosa che ha dichiarato anche, con tutta onestà, il tecnico dei sardi Fabio Pisacane: “Contro questa Inter è difficile giocarci, non siamo riusciti a contenerli. È normale che con il doppio cazzotto, contro una squadra come l’Inter, ci ha un po’ stordito. Fino a quel momento ci stavamo sacrificando bene e tenevamo bene il campo. Sapevamo che, nonostante potessimo fare tutto bene, l’Inter ci poteva creare seri grattacapi.” Mentre il nostro Chivu ha certificato il leggero appannamento del primo tempo con la grande prova della ripresa. In partite come queste serve la massima concentrazione, che deve superare le ambizioni degli avversari, che sanno che, qualora dovessero fermarci, avranno fatto un’impresa memorabile. Forse non c’è bisogno di rimarcarlo, ma questa squadra, quando gioca in questo modo, davvero non ce n’è per nessuno, e non lo dico solo dopo questa partita; è dall’inizio che i ragazzi sfornano prestazioni che sono sopra le righe. L’unico rammarico è quella Champions in cui potevamo ancora dire la nostra, ma oramai non ci resta che vincere gli obiettivi rimasti e riprovarci il prossimo anno; è nelle nostre corde, visto l’andamento degli ultimi anni. Credo che tutto prevalga dalla convinzione che i ragazzi sappiano il loro reale valore; in campo si divertono e, con il sorriso, sono tutti propensi al risultato finale, l’unico che è più confacente: la vittoria! Per tutti i giornalai che a inizio campionato ci davano in fase calante, e per di più con un allenatore con pochissima esperienza, questo è innegabile, ma nessuno ha fatto i conti con l’interismo che ha dentro di sé, nel suo DNA, il nostro Christian Chivu, che piano piano ha plasmato i ragazzi al suo ordine tattico. Ma se un tecnico, al suo primo anno seduto su una panchina prestigiosa come quella dell’Inter, riesce a rimpinguare la bacheca con un double fantastico, cosa gli si può dire? Nulla che ha le stimmate di un grande tecnico e, secondo me, è un predestinato. Crediamoci, abbiamo il futuro nelle nostre mani, non dobbiamo lasciarcelo scappare.  …Amala!!!!

Antonio Dibenedetto   

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Double face!


Scritto Da il 13/Apr/2026

Double face!

Ancora una volta, tutti quei gufi assiepati sui loro trespoli sono stati serviti; l’unica nota stonata è stata l’aver favorito i non colorati, ma la spallata decisiva al campionato è stata assestata, benché il noto piangina continui a essere ottimista, buon per lui. L’aver relegato a meno nove i secondi e ben dodici i cuginastri è sinonimo di grande ottimismo e di fiducia nel nostro cammino. Ieri sera, però, non tutto è stato semplice; nel primo tempo siamo stati alla mercé di un bel Como, ragazzotti che giocano un bel calcio e magistralmente guidati in panchina da Fabregas, che di calcio ne sa e non lo scopriamo certo ora. Talvolta, però, come accaduto ieri e anche in altre circostanze, questa squadra si specchia tantissimo in un riflesso di grande squadra, perdendo talvolta il senso della misura. Il loro gioco speculare, fatto di energiche ripartenze, come in occasione della seconda rete di Nico Paz, imbeccato dal proprio portiere, è stato in contrapposizione, anche per loro, al cosiddetto harakiri, in occasione della rete del pareggio di Thuram; come si dice in questi casi, chi la fa l’aspetti. Ma veniamo per gradi alla disamina della gara: il titolo è dato dall’interpretazione di una gara dai due volti. Nel primo tempo, per gran parte della gara, non ho visto l’Inter che conosciamo, forse il Pizzighettone con la maglia bianca a noi cara. In costante affanno a centrocampo e senza avere la possibilità di sviluppare il proprio gioco, perché pressati sul portatore di palla dai comaschi, che hanno fatto costantemente pressing a tutto campo, con ripartenze letali che hanno scaturito le due reti di vantaggio. Non voglio gettare la croce su Sommer, ma un po’ del suo c’è stato; il novanta per cento, a mio modesto parere, è stata colpa della nostra difesa alquanto allegra e scoperta, senza contromisure, diciamo così. Fortunatamente, al tramonto del primo tempo, tutto è tornato in discussione con la rete di Thuram, di pura furbizia, con il cross dalla destra di un Barella apparso più motivato del solito. L’abbiamo ritrovato, il Nicolò perduto? La nostra speranza sia proprio in questa considerazione, per questo finale di campionato dove ci giochiamo due trofei, e con un Thuram ritornato ad essere quello che conoscevamo, tutto è possibile. Con una rete di svantaggio, la ripresa è iniziata con la squadra che conosciamo finalmente in campo; la sostituzione di Bastoni con Carlo Augusto, a mio avviso, è stata determinante. Il nostro Alessandro non è più quella roccia che conosciamo; dalla gara contro i non colorati c’è stata una sorta di “macumba” nei suoi confronti che lo rende irriconoscibile. Il nostro auspicio è che ritorni il vero Bastoni che noi tutti abbiamo apprezzato da sempre. La gara, nel breve, ha assunto quella che noi tutti auspicavamo: ritrovare la nostra squadra che lotta, com’è accaduto nella ripresa contro la Roma, anche perché quella del primo tempo non sarebbe riuscita a portare a casa la pelle. Per lottare contro i ragazzotti di Fabregas, bisogna mettersi allo stesso livello, lottando e correndo, in considerazione che affrontavano il miglior attacco, il nostro, contro la difesa meno battuta, quella lariana, che ieri ha commesso errori non da primi della classe, nello specifico settore. Tutto sommato, direi che la gara che pareva ridimensionarci in un primo tempo ci ha dato la consapevolezza che il traguardo è vicino, lottando come sappiamo, e la coesione di squadra che ora più che mai è importante, ma è altresì vero che non è mai venuta meno. Si denota come tutti i giocatori lottino, insieme allo staff tecnico, per un solo obiettivo: quello scudetto che lo scorso anno ci hanno sottratto in maniera furtiva e obiettivamente scandalosa, per premiare una società che forse non si aspettava tanta manna dal cielo. Negli ultimi cinque anni abbiamo vinto due scudetti (2020/2021 e 2023/2024) e omaggiato in maniera scandalosa quanto indecorosa il Milan, come sappiamo (2022/2023), e lo scorso anno appunto il Napoli. Situazioni arbitrali che hanno fatto propendere il peso di assurde decisioni che alla fine sono state quanto mai determinanti per la vittoria finale. Mi viene da sorridere quando inneggiano alla Marotta’s League; già, se realmente fosse così, a tutt’oggi avremmo in bacheca minimo altri due scudetti. Invece continuiamo ad essere vessati da situazioni arbitrali davvero cervellotiche. In ultimo, anche ieri sera ci hanno provato a rimettere tutto in discussione; fortunatamente il vantaggio era tale che non hanno potuto fare di più. Ancora una volta il VAR ha funzionato parzialmente. Credevo che l’arbitraggio di Massa, definito da più parti come il miglior arbitro italiano, fosse lineare e giusto; lo è stato per forse un’oretta e poi non è capito più nulla. Fino alla fine ha ammonito ben sette giocatori nerazzurri e tre lariani: un bollettino di guerra per una normale partita di calcio. Nel mio modesto percorso arbitrale, mi hanno sempre insegnato che se il direttore di gara usa troppi cartellini non ha la gara in pugno; in effetti, Massa, supponente, ne ha dispensati ben dieci in totale. Ma la chicca deve ancora arrivare. Mi chiedo come si fa a dare un rigore per un intervento che ha visto solo lui? Ma la cosa cervellotica è stato il calcio ricevuto da Bonny, che ha cercato di ostacolare, senza mai toccare Nico Paz, il tiro finito alle stelle. Inizialmente non ha fischiato e fin qui ho creduto che avesse attuato la giusta decisione; poi ci ha pensato su e decretato un calcio di punizione. Puntualmente è intervenuto un silente Var che ha riferito la posizione giusta del fallo, sulla linea che delimita l’area, quindi punibile con il calcio di rigore. Mi chiedo, ma questi sono del mestiere? Perché l’anziano Aureliano e l’altro tizio in sala di controllo, al posto di guardarsi Youporn, non hanno mandato Massa al monitor con la richiesta di riguardare l’azione e prendere il giusto provvedimento? Davvero assurdo ciò che sta accadendo; sono oramai innumerevoli gli errori contro di noi che elencarli sarebbe davvero stancante. Mi fanno davvero pena questi “arbitrini” e con essi il loro capo, che sicuramente si limiterà a un comunicato dove riferirà del palese errore, cercando di limitarne per il futuro. Già però tutto a posteriori; intanto abbiamo vissuto gli ultimi minuti di suspense, per colpa di chi non sa fare il proprio dovere. Secondo il mio modesto parere, il nostro presidente dovrebbe intervenire in Lega con un memorandum di errori nei nostri confronti, perché tacere non si può più. Sono tanti oramai i danni procurati; non basta affermare: “vabbè, l’errore c’è stato ma non ha influito”, e no, non è così. Bisogna riconoscere che ci stiamo giocando uno scudetto e ci vuole la giusta serenità di giudizio e di consapevolezza per fare al meglio il proprio ruolo. Anche ieri si è visto come la squadra ha dovuto lottare non solo contro 11 avversari, ma ben oltre quel numero ci sono stati fattori esterni che fortunatamente non sono stati determinanti, anche se ci hanno provato in tutti i modi. Manca poco alla conclusione di questo maledetto campionato che ci stiamo meritando con le nostre forze: senza aiuti esterni e sfido chiunque a dire il contrario.   …Amala!!!!

Antonio Dibenedetto   

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Nel segno del…Toro!


Scritto Da il 6/Apr/2026

Nel segno del…Toro!

Ebbene, l’atto di forza richiesto ai ragazzi alla fine s’è palesato, complice il ritrovato apporto, direi determinante, del capitano, che ha causato una flessione nel rendimento della squadra, ma che, a quanto visto ieri sera, dovrebbe essere un pallido ricordo. Una gara condotta con autorità dai primissimi minuti, sbloccata dopo appena un giro di lancette e poi proseguita per un’altra decina di minuti della prima frazione, lasciando il pallino del gioco agli avversari, che hanno iniziato a manovrare e ritrovare il gol del pareggio, che non ha difatti spaventato i ragazzi, che hanno continuato a lottare e poi, al tramonto del primo tempo, Hakan la “sentenza” Calhanoglu ha scagliato un missile terra-aria, dai 30 metri, che ha impallinato il seppur bravo Svilar. Ha proposito, mi viene da sorridere ascoltando i commenti dei giornalai di Mediaset che hanno fantasticato sul presunto tiro del turco e il palese errore del portiere capitolino. Forse non ricordano che quel tipo di tiro, scagliato con forza da quella distanza, risulta letale per i portieri. La “maledetta”, come viene denominata, è una particolare tecnica di tiro nel calcio, resa celebre in Italia da Andrea Pirlo, caratterizzata da una traiettoria imprevedibile che si abbassa improvvisamente, rendendo difficile l’intervento del portiere, poiché, essendo carico di effetto, vira in maniera imprevedibile. Dopo un primo tempo di perfetta parità, in buona sostanza, la Roma ha manovrato meglio, complice i nostri continui errori di posizione con passaggi errati, colmi d’incomprensione. La ripresa è stata di diverso lignaggio; direi che per tutta la ripresa sono stati a dir poco fantastici, forse è l’unico aggettivo che inquadra alla perfezione la prestazione dei ragazzi in una domenica di Pasqua inusuale non qualunque, perché tutti i saccenti pallonari credevano che al cospetto di una squadra, quella capitolina, avremmo ceduto punti. Invece, i ragazzi hanno tirato fuori una prestazione maiuscola, da grande squadra qual è l’Inter, che ha saputo soffrire quando, specie nella prima frazione, come già accennato, i ragazzotti di Gasperini hanno cercato di spaventarci; forse ci stavano riuscendo con azioni e possesso palla da cui è scaturito il loro pareggio, ma tant’è che poi è venuta fuori la classe e il gioco di un’Inter mai doma, che quando vuole un risultato cerca di ottenerlo con un insieme che fa lustrare gli occhi per i movimenti e per il gioco spettacolare che producono. Ieri sera non c’è stato giocatore sotto la sufficienza; per il resto, tutti sugli scudi di una forbice che va dal 6,5 al 7,5. Credo che i tifosi assiepati sugli spalti abbiano vissuto una serata pasquale di grande calcio, con un entusiasmo che è andato oltre il terzo anello. Diciamo che tutto quello che s’è vissuto e visto in campo è valso il prezzo del biglietto. Ma oserei dire e confermare che la presenza in campo di un Lautaro mai domo, che ha davvero fatto la differenza per i sessanta minuti in cui è stato in campo, segnando una doppietta: ne avevamo bisogno e azzarderei nel dichiarare che questo beneficio l’ha vissuto anche Ticus, sembrato rigenerato e capace di esprimere quel gioco a lui più consono. Forse non c’è bisogno di rimarcarlo, ma questa squadra, quando gioca in questo modo, davvero non ce n’è per nessuno, e non lo dico solo dopo questa partita; dispiace solo per quel periodo di flessione, accusato nel solo mese di marzo, che stava mettendo tutto in discussione. Ma c’è da rimarcare che è dall’inizio che i ragazzi sfornano prestazioni che sono sopra le righe e, anche quando non siamo riusciti a vincere, il gioco è sempre stato migliore dell’avversario. Credo che tutto prevalga dalla convinzione che i ragazzi sappiano il loro reale valore; in campo sono tornati a divertirsi e, con il sorriso, sono tutti propensi al risultato finale, l’unico che è più confacente: la vittoria! Ora non ci resta che attendere quel che accade al Maradona di Napoli; sapremo chi sarà la nostra antagonista per eccellenza, anche se non disprezzerei un buon pareggio tra loro. Tutti sono alla ricerca di chi è l’anti-Inter, ma io credo che tutti si sbagliano in questa ricerca vana; siamo noi gli antagonisti di noi stessi, gli altri sono solo di contorno. Restano sette gare da disputare al meglio, con una semifinale di Coppa Italia tutta da conquistare, cominciando in quella, parafrasando il Manzoni, sul lago di Como, dove non vi sarà il volgere a mezzogiorno, bensì una gara alle 20.45 di domenica prossima. Con queste premesse e con dei giocatori essenziali e ritrovati, nulla è precluso; il divario dalle altre è imponente e oserei dire rassicurante! Forza ragazzi, fateci sognare! …Amala!!!!

Antonio Dibenedetto   

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