Sino alla …fine

Scritto Da il 25/Ott/2026 - Ultimo Articolo |


Sino alla …fine

Una gara di campionato inusuale per l’orario; per chi, come noi, siamo sempre sul pezzo sino al 90esimo e oltre, di questa domenica ci stava andando di traverso il pranzo. Ancora un’ennesima rimonta, ma ritengo di poterla definire non come le precedenti; questa volta ci ha messo lo zampino determinante, in primis un arbitraggio che è stato disastroso, ma con Mariani c’era da aspettarselo, visti i precedenti, e poi una sfortuna che ha messo in mostra tutto ciò che è avverso. Cerco di spiegare questi punti nevralgici che ho citato: bene, per primo mi riferisco al signor Mariani e questa volta non accenno alla catastrofe che ha combinato quest’oggi; l’arbitro, quando vede il nerazzurro di Milano, si erge sempre a protagonista, come in passato. Ma pensiamo ad oggi: bene, ne ha combinato di ogni, almeno tre calci d’angolo non assegnati, valutazioni su calci di punizione tutte da decifrare, ma il non plus ultra l’ha raggiunto nella mancata concessione del nettissimo calcio di rigore su Thuram, che inizialmente stava concedendo inquadrato dalle telecamere e poi ha ritirato la decisione cervellotica che ha preso successivamente: no rigore! Per fortuna non ha ammonito Thuram per simulazione com’è accaduto a Bologna. Mi chiedo: ma se questa è la migliore classe arbitrale, allora siamo davvero messi male. Con una tecnologia semplice e giusta, qualora la si ascoltasse, arbitrare sarebbe davvero un gioco da ragazzi e potrei tranquillamente farlo anche io a oltre sessant’anni di età. Mi viene da ridere che Orsato ha dichiarato che il VAR toglie personalità al direttore di gara, ma io ritengo invece che sia di assoluto ausilio in quell’assistenza che elimina gli errori, ma non di certo la personalità, perché insita nell’uomo: o si ha oppure non puoi acquistarla al supermercato. Io credo nel fato, tant’è che pochi minuti dopo, sul fil di lana, questa volta ha concesso il sacrosanto rigore su vero e proprio affossamento di Thuram in area, molto semplice da vedere e decretare. Ancora una volta mi chiedo perché il VAR, in occasione del primo rigore, quello non concesso per intenderci, sia rimasto silente. Mistero. Proverei a chiedere a chi di competenza di togliere la possibilità e di smetterla con coloro che sono preposti a guardare altro, forse più allettante ma meno produttivo per chi gioca a calcio. Ma veniamo alla gara: nel primo tempo abbiamo giocato al meglio delle nostre caratteristiche, creando delle occasioni disinnescate dal bravissimo De Gea, sugli scudi e artefice di interventi davvero da campione. Nella ripresa, come ci sta accadendo da un po’, abbiamo approcciato molto bene la gara e siamo andati vicini alla rete, che non è arrivata per poco e, come spesso accade, nell’unico contropiede e tiro in porta subiamo la rete. Un tiro che pareva un cross sbagliato al centro area, invece si è trasformato in un bolide diretto all’incrocio dei pali, con l’incolpevole Provedel proteso invano cercando di prendere quel pallone. Davvero assurdo: i viola hanno colpito al primo tiro in porta e il secondo è stato disinnescato con una parata plastica del nostro portiere, e poi il nulla assoluto. Noi invece abbiamo sempre spinto sull’acceleratore; ne è dimostrazione lo score e le statistiche della gara: possesso palla nostro per il 63%, calci d’angolo 6 a 1 per noi, tiri in porta 11 a 2 per noi, tiri fuori dallo specchio 17 a 0 per noi e, in ultimo, occasioni da rete 15 a 1, in un computo di tiri totali 34 a 7 con due legni colpiti. Stavamo soccombendo solo perché una bieca e cieca sfortuna si stava accanendo su di noi, ma con la forza dei grandi e con quella tignosa “cazzimma” tipica che ci ha fatto ribaltare un risultato che pareva scritto, ma che di fatto abbiamo ribaltato, e direi per l’ennesima volta, giocando da squadra come sappiamo, credendo di poter ribaltare una sconfitta che non meritavamo nella maniera più assoluta. Nulla è impossibile per questa nostra squadra fatta da uomini veri e giocatori fantastici, con un mister che sta cercando sempre più di renderli partecipi a un progetto che non sapremo se ci porterà altri trofei e gloria, ma quella che abbiamo dentro nessuno potrà toglierci la voglia di far vedere chi siamo e di raggiungere, nel bene e nel male, quella vittoria che è insita in questi colori: perché l’Inter si ama a prescindere. Amala!!!!


Antonio Dibenedetto
Vivere con questi colori nel cuore è stato da sempre la mia prerogativa. Oltre non c’è nulla: solo l’Inter