Posts made in Settembre, 2026


Pari e… patta!


Scritto Da il 20/Set/2026

Pari e… patta!

Alla fine è giusto così, un tempo per uno e buona pace per tutti tranne per coloro, per tutti quei giornalai, che alla fine del primo tempo ci avevano già fatto il funerale, preparando titoloni che avrebbero dovuto giustificare la nostra debacle. Ma cari miei, dovrete attendere ancora un po’; questa Inter è dura a morire, con il beneplacito dei fegati ingrossati di non colorati torinesi e cuginastri che erano lì adagiati sui loro trespoli in attesa. Certo, ancora una volta si è vista la voglia di rivalsa e di ribaltare un risultato che ci vedeva in reale difficoltà sotto i colpi di una bella Roma che ha approfittato alla grande delle nostre amnesie difensive. Non riesco a capire i due volti di questa squadra; realmente faccio fatica a trovare una spiegazione logica a questa situazione di “double face” nella stessa gara, ritengo forse che giocando come sappiamo risulti troppo facile vincere tutte le partite. Dobbiamo lasciare un po’ d’incertezza in un campionato che a dicembre avrebbe sicuramente espresso il suo verdetto finale. Queste però sono considerazioni da tifoso, mentre realmente le gare bisogna disputarle al meglio, e quando non si riesce a proporre il proprio gioco, per merito di un avversario che ti aggredisce e che ribatte colpo su colpo, allora bisogna essere attendisti, cercando di trovare lo spiraglio giusto per colpire, senza però prestare il fianco, con errori di posizione e a volte banali, al cinismo avversario. Con questa è la terza gara che raddrizziamo, una gara che avrebbe annientato chiunque. Certo, non si è vinto, ma visto l’importanza della gara e come lo fosse stato, un punticino ci porta avanti in quelle condizioni in cui siamo solo noi gli artefici dei nostri successi, perché giocando come sappiamo non credo ci sia squadra in Italia che ci possa tener testa. Per “Gasperino il carbonaro”, purtroppo per lui sarà per la prossima volta forse, ritenta sarai più fortunato, anche se ieri sera, realisticamente, c’è andato molto vicino. Che dire, in questi casi bisogna guardare il bicchiere mezzo pieno; siamo lì in cima, anche se in codominio con le due squadre della capitale e, forse, con una vittoria ci raggiungerà anche il Como. Ritengo comunque, visto quello che è stato espresso sinora, che sarà una volta che coinvolgerà più squadre e solo chi è meglio attrezzato, con una rosa all’altezza, possa prevalere sulle altre. Non riesco a trovare chi, tra i titolari che hanno giocato ieri sera, ha fornito la migliore parte di sé stesso; non credo ci sia stato un giocatore che abbia prevalso sull’altro, tutti sotto la sufficienza, secondo il mio modesto parere. Cosa diametralmente opposta è accaduta nella ripresa. Tutti ben oltre la sufficienza, con il capitano da un bel otto in pagella, e non solo per le due reti realizzate, ma per quello che fa in campo, per l’attaccamento e la motivazione che riesce a inculcare agli altri compagni. E poi anche un sontuoso Thuram che ha giocato secondo le sue caratteristiche migliori, ponendosi al servizio di tutti e in primis di Lautaro, tornato a essere un tremendo e letale cecchino. Un passo indietro per la difesa e per un Dimarco in sofferenza; non è quel giocatore che abbiamo imparato a conoscere in questi anni, tant’è che il suo sostituto, Carlos, diciamo che in un certo senso ha fatto la differenza su quella fascia, con proposte serie e concrete. Ieri, in considerazione di un Inter dottor Jekyll e mister Hyde, dobbiamo tenercela stretta e accettare tutto ciò che fanno in campo, nel bene e nel male. Sappiamo che lottano e sudano per tutto il tempo che dura una partita e che finora tutto sta girando alla meraviglia. Sarà il caso, in questo periodo di sosta per le nazionali, di far tesoro di ciò che è successo, cercando di eliminare quegli errori sostanziali che ci fanno partire, specie in queste ultime gare, con l’handicap del doppio svantaggio. Bisogna vedere quando la squadra dovrà gestire un vantaggio, avendo la consapevolezza che l’attenzione e la coesione in difesa sono necessarie per vincere le gare, che siano importanti o meno. Questa squadra deve assumere quell’identità che in parte possiede, di essere superiore alle altre, dimostrando e annichilendo l’avversario in ogni parte del campo. Siamo sulla buona strada, anche perché se le cose vengono risolte in campionato, in campo europeo diviene tutto più semplice e alla nostra portata per sedere sull’olimpo delle migliori, in pianta stabile, a patto che le nostre certezze non vengano disattese e che non ci sia il Bodo di turno a riportarci traumaticamente con i piedi per terra. Noi siamo l’Inter e per noi tifosi è il massimo che possa esserci, non c’è di meglio. Ora lasciamo da parte il campionato; lo ritroveremo ad ottobre con Inter vs Parma, sperando che i nostri nazionali ritornino integri da questo tour de force europeo! …Amala!!!!

Antonio Dibenedetto   Vivere con questi colori nel cuore è stato da sempre la mia prerogativa. Oltre non c’è nulla: solo l’Inter.

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Una manita di …rabbia!


Scritto Da il 15/Set/2026

Una manita di …rabbia!

Ormai la consuetudine di concedere due gol di vantaggio agli avversari è diventata sempre più lampante, ma per noi tifosi non è certo un toccasana per la salute delle coronarie. Si potrebbe affermare che, alla fine, «tutto è bene quel che finisce bene». Certo, ma fino a quando?Non si può rischiare di soccombere per un approccio sbagliato alla partita, né tantomeno per errori difensivi davvero cervellotici, figli di una scarsa concentrazione, per poi essere costretti, dopo aver preparato la cosiddetta «frittatona», a rimontare. La dimostrazione è arrivata proprio quando, dopo aver subito il doppio svantaggio, la squadra ha reagito con una rabbia quasi schiumante, mettendo alle corde le zebrette friulane e confezionando, alla fine, una fantastica manita. Ben cinque reti, realizzate peraltro da cinque marcatori diversi, che confermano la nostra squadra come l’attacco più prolifico dell’intera Serie A. Ma è altrettanto doveroso ricordare che siamo anche l’undicesima difesa più battuta del campionato, e quest’ultima classifica non rappresenta certo un motivo di vanto per i campioni d’Italia in carica. Io non voglio addossare colpe al singolo, ma dopo Madrid, ancora una volta, Pepo Martínez ci ha messo del suo, in condominio con una linea difensiva che, in alcune circostanze, sembrava avere la mente altrove. È risaputo che, quando sbaglia il portiere, la rete è quasi inevitabile: questo dovrebbe essere il diktat da tenere sempre presente. I difensori devono essere, prima di tutto, i guardiani della propria porta, aiutando il proprio estremo difensore e senza permettere agli avversari di accomodarsi con troppa facilità nella nostra area di rigore. E già la mente corre al prossimo impegno di sabato, quando faremo visita a una Roma gasata all’inverosimile, che occupa la vetta della classifica in condominio con noi. Contro i giallorossi dovremo essere estremamente concentrati e attenti, perché lasciare spazio a giocatori letali come Malen e a elementi di fantasia come Dybala e Soulé potrebbe rivelarsi davvero letale. Ma veniamo alla gara di ieri. Detto dei disastri difensivi, mi piace invece sottolineare la reazione davvero rabbiosa della squadra. Perdere una partita che stavamo dominando in lungo e in largo sarebbe stata una beffa clamorosa, soprattutto alla luce dello score finale e delle statistiche, che ci hanno visto protagonisti praticamente in tutti i principali numeri della gara. Possesso palla a nostro favore per oltre il 65%, 27 tiri totali contro i 5 degli avversari, 10 calci d’angolo a 1: questi sono i numeri di una gara che, per certi versi, ci ha fatto rivivere quei ricordi nefasti della passata stagione. Questa volta, però, con grande classe e carattere siamo riusciti ad arginare la situazione e, soprattutto, a sovvertire completamente l’inerzia della partita. Il migliore è stato Marcus Thuram, premiato con il titolo di MVP, ma, a mio parere, tutti hanno contribuito a meritare quel riconoscimento. A cominciare da un Nicolino Barella capitano e motorino perpetuo, quest’oggi anche goleador. La sua classe non si discute, per carità: ce ne fossero come lui! Ma, a mio modesto parere, dovrebbe eliminare quelle plateali mimiche quando le cose non vanno per il verso giusto, sbracciando in maniera del tutto inconsueta. Personalmente le ritengo davvero inutili e, soprattutto, poco produttive. Se possiamo permetterci di lasciare in panchina giocatori del calibro di Lautaro Martínez, Dimarco, Calhanoglu, Sucic e Bisseck, oltre agli altri elementi inizialmente in panchina e poi subentrati, significa che questa rosa può sostenere un certo turnover senza particolari problemi. Dovremo fare tesoro di questa abbondanza di uomini utili al gioco che mister Chivu vuole proporre. Sarà proprio questa profondità della rosa a permetterci di affrontare la gara di sabato con una certa tranquillità, confidando in giocatori motivati e pronti a entrare in campo dando tutto per la maglia che indossano.Poi dovremo fare a meno della Serie A per un po’, a causa degli impegni delle Nazionali. Per ben sedici giorni il campionato si fermerà e saranno numerosi i nostri giocatori impegnati con le rispettive rappresentative, con un notevole dispendio di energie in competizioni tutt’altro che semplici. E, come al solito, noi che destiniamo tanti uomini in giro per il mondo dovremo fare di necessità virtù. Si dovrebbe riprendere con Inter-Parma del 10 ottobre: un modo come un altro per farci trovare pronti alla ripresa, con quello spirito che ci ha contraddistinto sinora e con tanta voglia di sostenere questi ragazzi che ci fanno divertire, nel bene e nel male. Perché, come spesso accade, alla fine riusciamo sempre a trovare la quadratura del cerchio in un campionato che, almeno per il momento, continua a essere di nostro appannaggio. E noi faremo di tutto affinché possa continuare a essere così! … Amala!!!!

Antonio Dibenedetto   Vivere con questi colori nel cuore è stato da sempre la mia prerogativa. Oltre non c’è nulla: solo l’Inter. 

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Così non va bene!


Scritto Da il 7/Set/2026

Così non va bene!

Questa mia esternazione deriva dal disconoscimento di un gioco del calcio in cui non so più rivedermi. Mi sembra di essere tornato ragazzino, quando con un gruppo di amici ci si incontrava in strada per una partita a pallone. Si contendeva un pallone con le buone o con le cattive, non c’era nessuno che dettasse regole specifiche, si litigava, ma il fine ultimo era il divertimento. L’unica cosa che è cambiata, ahimè in negativo, è il divertimento che sta scemando, secondo un mio modesto parere, e con esso la consapevolezza che l’estro, la classe, la fantasia di alcuni campioni viene messa in secondo piano, perpetrando in modo brutale un calcio che pare più un’arena dove lottano i gladiatori del terzo millennio, per il puro godimento di chi guadagna milioni facendo scempio di un gioco che ha sempre attirato spettatori che aspettavano la giocata fenomenale e la rete fantastica di chi era l’interprete per antonomasia: il campione! Chi ha deciso che si debbano cambiare e riscrivere le regole del calcio in questo modo anacronistico, non è in linea con uno spettacolo puro e godibile, ha sbagliato perfettamente le regole e i tempi. Non puoi mescolare il calcio con il rugby; sono due sport diversi tra loro, sebbene di squadra. Non è tollerabile, quando si è appena alla terza giornata, che vengano commessi errori così marchiani di valutazione da far rabbrividire, e non beviamoci la storia che il calcio è uno sport di contatto; è verosimile, ma a tutto c’è un limite. Il designatore Orsato non sta facendo meglio del suo predecessore; le linee guida date agli arbitri sono del tutto fallaci, prestando il fianco a tantissime interpretazioni che smentiscono tale comportamento. È inammissibile che si possa placcare, in area di rigore e non solo, un avversario e rimanere impuniti, per il solo motivo che le interruzioni di gioco non fanno bene allo spettacolo. Ma di cosa stiamo parlando? È pura fantasia: quando il fallo c’è, bisogna fischiarlo; quando c’è una plateale trattenuta, va fischiata. Con l’esperienza fatta sul campo, quando c’è un’azione di ripartenza, notando il fallo si lascia continuare e poi si ammonisce chi l’ha commesso ad azione ultimata. Questo comportamento deriva dalla mia modesta ma fattiva conoscenza di arbitro amatoriale nei miei decennali anni di attività sui campi sterrati di periferia. Ieri ho visto un direttore di gara che forse ha ovviato alle direttive impartite; nella gara del posticipo domenicale ha sanzionato, giustamente, le trattenute e gli interventi più rudi, anche con il cartellino giallo. Parliamo di un arbitro, non proprio un santo, quel Mariani, reo di aver concesso un rigore inesistente su intervento cervellotico del segnalinee nella gara che abbiamo però lo scorso anno a Napoli. Certo, chi è senza peccato… come ha sempre sostenuto e lasciato ai posteri questo insegnamento, quell’entità celeste a cui siamo da sempre devoti. Ed è giusto un certo ravvedimento, tant’è che è stato l’unico arbitro italiano designato per i mondiali. Mi viene da dire se poi questo è il migliore, figuriamoci… Ora veniamo al punto che più ci interessa: la gara di sabato pomeriggio alle diciotto. Il signor Sozza ne ha combinato di tutti i colori e con lui coloro i quali avrebbero dovuto dare assistenza; quel VAR che oramai è diventata un’entità astratta, in quel gabbiotto mi sa che coltivano altri interessi, al di fuori della partita di calcio che avrebbero dovuto guardare con occhio vigile. Questo signore ha tollerato scontri al limite del wrestling, ma la cosa che fa più specie, iniziando a pochi minuti dall’inizio, è stata netta l’impronta che avrebbe dato alla partita di una totale indulgenza per falli del genere. Non è così che funziona, non mi riconosco in questo gioco del calcio; andrò forse controtendenza, ma io amo il calcio in cui si antepone l’aspetto tecnico al contrasto rude e volto a interrompere a tutti i costi l’azione avversaria. Il calcio è tutt’altra cosa. Nello specifico, mi piace rimarcare come in queste prime tre giornate ci siano stati dei fatti annotati che ci fanno riflettere. A Cagliari, per esempio, due azioni non sono state riviste e nei commenti di pseudo moviolisti hanno cercato di trovare una ragione al comportamento cervellotico del direttore di gara, di cui ho già scritto, ma la cosa che è accaduta sabato ha dell’inverosimile. Su Pio Esposito hanno commesso ogni sorta di azione fallosa, dal placcaggio finendo con la maglia tirata e in concomitanza di un bloccaggio del braccio sinistro ad opera di Di Lorenzo: nulla di che, tutto bene per il Sozza della situazione, ma non vorrei che in questi casi ci sia una sorta di nomen omen. Per quanto concerne il rigore, va bene, c’è da discutere sulla volontarietà del fallo, o presunto tale, ma il movimento a cercare il pallone la dice tutto e ieri sera il solo Bergonzi ha evidenziato che era calcio di rigore, mentre altri paventavano che non c’era alcun tocco di mano, che per me impercettibilmente c’era. Anche in questo caso in sala VAR tutto tace, forse assorti nel guardare YouPorn? Siamo solo alla terza giornata e ribadisco che al posto di migliorare l’azienda calcio la stanno affossando, eliminando quel poco di credibilità che ancora nutriva. Ultima annotazione, per tutte quelle persone che affermano che il gioco del calcio all’estero è questo ed è assolutamente fisico, rispondo che lo scorso anno in Champions ci hanno fatto perdere il passaggio diretto nelle prime otto per una sconfitta contro il Liverpool per un rigorino assolutamente assurdo. Allora, di cosa vogliamo parlare? Però tocca aspettare ancora qualche ora e verificare se tutto è cambiato, controllando se realmente lo spettacolo possa trovare giovamento da queste direttive: la Champion incombe. Abbiamo capito che dobbiamo ancora una volta lottare contro altri nemici, e non solo quegli undici che abbiamo di fronte in campo, come purtroppo ci succede da qualche anno.… Amala!!!!

Antonio Dibenedetto   Vivere con questi colori nel cuore è stato da sempre la mia prerogativa. Oltre non c’è nulla: solo l’Inter. 

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