In questo anomalo venerdì di campionato, i fari di coloro che ambiscono a essere gli artefici del nostro destino, facendo scongiuri e macumbe varie, hanno avuto la loro dose di rodimento, perché i ragazzi, quando hanno voluto, hanno sciorinato quel gioco che tante volte quest’anno ci ha fatto innamorare del calcio. Ritengo che, in parte, “fantastici” sia forse l’unico aggettivo che inquadra alla perfezione la prestazione dei ragazzi in un venerdì sera non qualunque, anteprima di quello che sarà servito martedì nel ritorno della semifinale di Coppa Italia al cospetto dei ragazzotti di Fabregas. Ieri era un buon test, anche perché nel primo tempo siamo stati messi in difficoltà dai ragazzi isolani, in alcuni frangenti, anche se poi il nostro portiere è rimasto, sino a fine gara, con i guanti immacolati, compiendo solo ordinaria amministrazione. In sintesi, un primo tempo scialbo, con poche idee di gioco e con una circolazione di palla abbastanza compassata e lenta, con un paio di occasioni che, nonostante tutto, le abbiamo create. Invece, nella ripresa, i ragazzi hanno tirato fuori una prestazione maiuscola, da grande squadra qual è l’Inter, ma tant’è che poi è venuta fuori la classe e il gioco di un’Inter mai doma, che quando vuole un risultato cerca di ottenerlo con un insieme che fa lustrare gli occhi per i movimenti e per il gioco spettacolare che producono. Questa squadra, quando decide di pigiare sull’acceleratore, non c’è né per nessuno, confezionando ben due reti nel giro di pochi minuti, senza dare scampo ai ragazzotti cagliaritani. Si è visto subito all’ingresso in campo dei ragazzi; già nell’aria si avvertiva il presagio di quello che sarebbe stato il risultato finale, davvero eclatante per il popolo nerazzurro, con il “gollazzo” di un Zielinski dal limite dell’area che sanciva il risultato finale sul tre a zero per noi. Il secondo tempo si concludeva con un netto predominio nerazzurro, mentre il Cagliari, non pervenuto, s’è limitato ad arroccarsi nella propria metà campo, con sporadiche uscite che non hanno prodotto alcunché, facilitandoci un compito che abbiamo assolto in tutta tranquillità. I sardi si sono resi conto che contro quest’Inter nulla hanno potuto, cosa che ha dichiarato anche, con tutta onestà, il tecnico dei sardi Fabio Pisacane: “Contro questa Inter è difficile giocarci, non siamo riusciti a contenerli. È normale che con il doppio cazzotto, contro una squadra come l’Inter, ci ha un po’ stordito. Fino a quel momento ci stavamo sacrificando bene e tenevamo bene il campo. Sapevamo che, nonostante potessimo fare tutto bene, l’Inter ci poteva creare seri grattacapi.” Mentre il nostro Chivu ha certificato il leggero appannamento del primo tempo con la grande prova della ripresa. In partite come queste serve la massima concentrazione, che deve superare le ambizioni degli avversari, che sanno che, qualora dovessero fermarci, avranno fatto un’impresa memorabile. Forse non c’è bisogno di rimarcarlo, ma questa squadra, quando gioca in questo modo, davvero non ce n’è per nessuno, e non lo dico solo dopo questa partita; è dall’inizio che i ragazzi sfornano prestazioni che sono sopra le righe. L’unico rammarico è quella Champions in cui potevamo ancora dire la nostra, ma oramai non ci resta che vincere gli obiettivi rimasti e riprovarci il prossimo anno; è nelle nostre corde, visto l’andamento degli ultimi anni. Credo che tutto prevalga dalla convinzione che i ragazzi sappiano il loro reale valore; in campo si divertono e, con il sorriso, sono tutti propensi al risultato finale, l’unico che è più confacente: la vittoria! Per tutti i giornalai che a inizio campionato ci davano in fase calante, e per di più con un allenatore con pochissima esperienza, questo è innegabile, ma nessuno ha fatto i conti con l’interismo che ha dentro di sé, nel suo DNA, il nostro Christian Chivu, che piano piano ha plasmato i ragazzi al suo ordine tattico. Ma se un tecnico, al suo primo anno seduto su una panchina prestigiosa come quella dell’Inter, riesce a rimpinguare la bacheca con un double fantastico, cosa gli si può dire? Nulla che ha le stimmate di un grande tecnico e, secondo me, è un predestinato. Crediamoci, abbiamo il futuro nelle nostre mani, non dobbiamo lasciarcelo scappare. …Amala!!!!
Antonio Dibenedetto
Vivere con questi colori nel cuore è stata da sempre la mia prerogativa. Oltre non c’è nulla: solo l’Inter.
Ancora una volta, tutti quei gufi assiepati sui loro trespoli sono stati serviti; l’unica nota stonata è stata l’aver favorito i non colorati, ma la spallata decisiva al campionato è stata assestata, benché il noto piangina continui a essere ottimista, buon per lui. L’aver relegato a meno nove i secondi e ben dodici i cuginastri è sinonimo di grande ottimismo e di fiducia nel nostro cammino. Ieri sera, però, non tutto è stato semplice; nel primo tempo siamo stati alla mercé di un bel Como, ragazzotti che giocano un bel calcio e magistralmente guidati in panchina da Fabregas, che di calcio ne sa e non lo scopriamo certo ora. Talvolta, però, come accaduto ieri e anche in altre circostanze, questa squadra si specchia tantissimo in un riflesso di grande squadra, perdendo talvolta il senso della misura. Il loro gioco speculare, fatto di energiche ripartenze, come in occasione della seconda rete di Nico Paz, imbeccato dal proprio portiere, è stato in contrapposizione, anche per loro, al cosiddetto harakiri, in occasione della rete del pareggio di Thuram; come si dice in questi casi, chi la fa l’aspetti. Ma veniamo per gradi alla disamina della gara: il titolo è dato dall’interpretazione di una gara dai due volti. Nel primo tempo, per gran parte della gara, non ho visto l’Inter che conosciamo, forse il Pizzighettone con la maglia bianca a noi cara. In costante affanno a centrocampo e senza avere la possibilità di sviluppare il proprio gioco, perché pressati sul portatore di palla dai comaschi, che hanno fatto costantemente pressing a tutto campo, con ripartenze letali che hanno scaturito le due reti di vantaggio. Non voglio gettare la croce su Sommer, ma un po’ del suo c’è stato; il novanta per cento, a mio modesto parere, è stata colpa della nostra difesa alquanto allegra e scoperta, senza contromisure, diciamo così. Fortunatamente, al tramonto del primo tempo, tutto è tornato in discussione con la rete di Thuram, di pura furbizia, con il cross dalla destra di un Barella apparso più motivato del solito. L’abbiamo ritrovato, il Nicolò perduto? La nostra speranza sia proprio in questa considerazione, per questo finale di campionato dove ci giochiamo due trofei, e con un Thuram ritornato ad essere quello che conoscevamo, tutto è possibile. Con una rete di svantaggio, la ripresa è iniziata con la squadra che conosciamo finalmente in campo; la sostituzione di Bastoni con Carlo Augusto, a mio avviso, è stata determinante. Il nostro Alessandro non è più quella roccia che conosciamo; dalla gara contro i non colorati c’è stata una sorta di “macumba” nei suoi confronti che lo rende irriconoscibile. Il nostro auspicio è che ritorni il vero Bastoni che noi tutti abbiamo apprezzato da sempre. La gara, nel breve, ha assunto quella che noi tutti auspicavamo: ritrovare la nostra squadra che lotta, com’è accaduto nella ripresa contro la Roma, anche perché quella del primo tempo non sarebbe riuscita a portare a casa la pelle. Per lottare contro i ragazzotti di Fabregas, bisogna mettersi allo stesso livello, lottando e correndo, in considerazione che affrontavano il miglior attacco, il nostro, contro la difesa meno battuta, quella lariana, che ieri ha commesso errori non da primi della classe, nello specifico settore. Tutto sommato, direi che la gara che pareva ridimensionarci in un primo tempo ci ha dato la consapevolezza che il traguardo è vicino, lottando come sappiamo, e la coesione di squadra che ora più che mai è importante, ma è altresì vero che non è mai venuta meno. Si denota come tutti i giocatori lottino, insieme allo staff tecnico, per un solo obiettivo: quello scudetto che lo scorso anno ci hanno sottratto in maniera furtiva e obiettivamente scandalosa, per premiare una società che forse non si aspettava tanta manna dal cielo. Negli ultimi cinque anni abbiamo vinto due scudetti (2020/2021 e 2023/2024) e omaggiato in maniera scandalosa quanto indecorosa il Milan, come sappiamo (2022/2023), e lo scorso anno appunto il Napoli. Situazioni arbitrali che hanno fatto propendere il peso di assurde decisioni che alla fine sono state quanto mai determinanti per la vittoria finale. Mi viene da sorridere quando inneggiano alla Marotta’s League; già, se realmente fosse così, a tutt’oggi avremmo in bacheca minimo altri due scudetti. Invece continuiamo ad essere vessati da situazioni arbitrali davvero cervellotiche. In ultimo, anche ieri sera ci hanno provato a rimettere tutto in discussione; fortunatamente il vantaggio era tale che non hanno potuto fare di più. Ancora una volta il VAR ha funzionato parzialmente. Credevo che l’arbitraggio di Massa, definito da più parti come il miglior arbitro italiano, fosse lineare e giusto; lo è stato per forse un’oretta e poi non è capito più nulla. Fino alla fine ha ammonito ben sette giocatori nerazzurri e tre lariani: un bollettino di guerra per una normale partita di calcio. Nel mio modesto percorso arbitrale, mi hanno sempre insegnato che se il direttore di gara usa troppi cartellini non ha la gara in pugno; in effetti, Massa, supponente, ne ha dispensati ben dieci in totale. Ma la chicca deve ancora arrivare. Mi chiedo come si fa a dare un rigore per un intervento che ha visto solo lui? Ma la cosa cervellotica è stato il calcio ricevuto da Bonny, che ha cercato di ostacolare, senza mai toccare Nico Paz, il tiro finito alle stelle. Inizialmente non ha fischiato e fin qui ho creduto che avesse attuato la giusta decisione; poi ci ha pensato su e decretato un calcio di punizione. Puntualmente è intervenuto un silente Var che ha riferito la posizione giusta del fallo, sulla linea che delimita l’area, quindi punibile con il calcio di rigore. Mi chiedo, ma questi sono del mestiere? Perché l’anziano Aureliano e l’altro tizio in sala di controllo, al posto di guardarsi Youporn, non hanno mandato Massa al monitor con la richiesta di riguardare l’azione e prendere il giusto provvedimento? Davvero assurdo ciò che sta accadendo; sono oramai innumerevoli gli errori contro di noi che elencarli sarebbe davvero stancante. Mi fanno davvero pena questi “arbitrini” e con essi il loro capo, che sicuramente si limiterà a un comunicato dove riferirà del palese errore, cercando di limitarne per il futuro. Già però tutto a posteriori; intanto abbiamo vissuto gli ultimi minuti di suspense, per colpa di chi non sa fare il proprio dovere. Secondo il mio modesto parere, il nostro presidente dovrebbe intervenire in Lega con un memorandum di errori nei nostri confronti, perché tacere non si può più. Sono tanti oramai i danni procurati; non basta affermare: “vabbè, l’errore c’è stato ma non ha influito”, e no, non è così. Bisogna riconoscere che ci stiamo giocando uno scudetto e ci vuole la giusta serenità di giudizio e di consapevolezza per fare al meglio il proprio ruolo. Anche ieri si è visto come la squadra ha dovuto lottare non solo contro 11 avversari, ma ben oltre quel numero ci sono stati fattori esterni che fortunatamente non sono stati determinanti, anche se ci hanno provato in tutti i modi. Manca poco alla conclusione di questo maledetto campionato che ci stiamo meritando con le nostre forze: senza aiuti esterni e sfido chiunque a dire il contrario. …Amala!!!!
Antonio Dibenedetto
Vivere con questi colori nel cuore è stata da sempre la mia prerogativa. Oltre non c’è nulla: solo l’Inter
Ebbene, l’atto di forza richiesto ai ragazzi alla fine s’è palesato, complice il ritrovato apporto, direi determinante, del capitano, che ha causato una flessione nel rendimento della squadra, ma che, a quanto visto ieri sera, dovrebbe essere un pallido ricordo. Una gara condotta con autorità dai primissimi minuti, sbloccata dopo appena un giro di lancette e poi proseguita per un’altra decina di minuti della prima frazione, lasciando il pallino del gioco agli avversari, che hanno iniziato a manovrare e ritrovare il gol del pareggio, che non ha difatti spaventato i ragazzi, che hanno continuato a lottare e poi, al tramonto del primo tempo, Hakan la “sentenza” Calhanoglu ha scagliato un missile terra-aria, dai 30 metri, che ha impallinato il seppur bravo Svilar. Ha proposito, mi viene da sorridere ascoltando i commenti dei giornalai di Mediaset che hanno fantasticato sul presunto tiro del turco e il palese errore del portiere capitolino. Forse non ricordano che quel tipo di tiro, scagliato con forza da quella distanza, risulta letale per i portieri. La “maledetta”, come viene denominata, è una particolare tecnica di tiro nel calcio, resa celebre in Italia da Andrea Pirlo, caratterizzata da una traiettoria imprevedibile che si abbassa improvvisamente, rendendo difficile l’intervento del portiere, poiché, essendo carico di effetto, vira in maniera imprevedibile. Dopo un primo tempo di perfetta parità, in buona sostanza, la Roma ha manovrato meglio, complice i nostri continui errori di posizione con passaggi errati, colmi d’incomprensione. La ripresa è stata di diverso lignaggio; direi che per tutta la ripresa sono stati a dir poco fantastici, forse è l’unico aggettivo che inquadra alla perfezione la prestazione dei ragazzi in una domenica di Pasqua inusuale non qualunque, perché tutti i saccenti pallonari credevano che al cospetto di una squadra, quella capitolina, avremmo ceduto punti. Invece, i ragazzi hanno tirato fuori una prestazione maiuscola, da grande squadra qual è l’Inter, che ha saputo soffrire quando, specie nella prima frazione, come già accennato, i ragazzotti di Gasperini hanno cercato di spaventarci; forse ci stavano riuscendo con azioni e possesso palla da cui è scaturito il loro pareggio, ma tant’è che poi è venuta fuori la classe e il gioco di un’Inter mai doma, che quando vuole un risultato cerca di ottenerlo con un insieme che fa lustrare gli occhi per i movimenti e per il gioco spettacolare che producono. Ieri sera non c’è stato giocatore sotto la sufficienza; per il resto, tutti sugli scudi di una forbice che va dal 6,5 al 7,5. Credo che i tifosi assiepati sugli spalti abbiano vissuto una serata pasquale di grande calcio, con un entusiasmo che è andato oltre il terzo anello. Diciamo che tutto quello che s’è vissuto e visto in campo è valso il prezzo del biglietto. Ma oserei dire e confermare che la presenza in campo di un Lautaro mai domo, che ha davvero fatto la differenza per i sessanta minuti in cui è stato in campo, segnando una doppietta: ne avevamo bisogno e azzarderei nel dichiarare che questo beneficio l’ha vissuto anche Ticus, sembrato rigenerato e capace di esprimere quel gioco a lui più consono. Forse non c’è bisogno di rimarcarlo, ma questa squadra, quando gioca in questo modo, davvero non ce n’è per nessuno, e non lo dico solo dopo questa partita; dispiace solo per quel periodo di flessione, accusato nel solo mese di marzo, che stava mettendo tutto in discussione. Ma c’è da rimarcare che è dall’inizio che i ragazzi sfornano prestazioni che sono sopra le righe e, anche quando non siamo riusciti a vincere, il gioco è sempre stato migliore dell’avversario. Credo che tutto prevalga dalla convinzione che i ragazzi sappiano il loro reale valore; in campo sono tornati a divertirsi e, con il sorriso, sono tutti propensi al risultato finale, l’unico che è più confacente: la vittoria! Ora non ci resta che attendere quel che accade al Maradona di Napoli; sapremo chi sarà la nostra antagonista per eccellenza, anche se non disprezzerei un buon pareggio tra loro. Tutti sono alla ricerca di chi è l’anti-Inter, ma io credo che tutti si sbagliano in questa ricerca vana; siamo noi gli antagonisti di noi stessi, gli altri sono solo di contorno. Restano sette gare da disputare al meglio, con una semifinale di Coppa Italia tutta da conquistare, cominciando in quella, parafrasando il Manzoni, sul lago di Como, dove non vi sarà il volgere a mezzogiorno, bensì una gara alle 20.45 di domenica prossima. Con queste premesse e con dei giocatori essenziali e ritrovati, nulla è precluso; il divario dalle altre è imponente e oserei dire rassicurante! Forza ragazzi, fateci sognare! …Amala!!!!
Antonio Dibenedetto
Vivere con questi colori nel cuore è stata da sempre la mia prerogativa. Oltre non c’è nulla: solo l’Inter.
L’attesa di un paio di giorni è servita tutta per smaltire un certo risentimento accusato a fine gara di Firenze, per due fattori predominanti che sono stati determinanti nelle nostre ultime tre gare, dove sta succedendo di tutto e di più. Premetto che non voglio per nulla al mondo gettare la croce su fattori esterni al terreno di gioco, non voglio essere per niente il “piangina” della situazione, però accettare a cuor leggero sviste in serie mi pare un po’ troppo, sempre contro di noi! Diceva, chi sapeva di calcio, che individuare nel direttore di gara i propri demeriti è l’alibi dei perdenti; questo è vero, ma essere vessati in questo modo, secondo me, è davvero scandaloso. Vorrei chiedere a chi si erge a protagonista del calcio nazionale, di colui che determina il bene e il male di questo campionato, di chi non conosce bene i suoi uomini e comunque manda quasi in serie arbitri manipolati o manipolabili. Chiedo scusa, ma è il termine che più si avvicina a questa pantomima. Per quanto tempo dovremo ancora pagare il fantomatico “caso Bastoni”? Mi rendo conto che ultimamente non siamo più brillanti, che non stiamo giocando al massimo di quello che possiamo fare, che siamo nettamente un passo indietro rispetto a quella squadra che dava spettacolo e giocava a memoria; è innegabile tutto questo. Però, quando ci sono degli episodi dubbi, perché non devono essere valutati al meglio? Perché con noi il Var non funziona? Perché in quella sala, dove ci sono tanti monitor eppure non hanno l’immediata contezza di una valutazione oggettiva dei vari casi, devono tacere oppure giocarsi a carte la sorte di una squadra? Quello che il presidente Marotta dovrebbe fare è battere i pugni e farsi sentire nelle sedi competenti. Nelle ultime tre gare abbiamo perso ben cinque punti; forse avevamo chiuso in anticipo il campionato chissà non c’è dato di saperlo. Sarà questo che questi cervelloni non vogliono? Certo, perdere interesse per il campionato nazionale a marzo è uno smacco che non possono assorbire per il loro ego da protagonisti. Meglio rimettere tutto in discussione. È da questi presupposti che poi avvengono le dichiarazioni di chi sta dietro, che esordisce dicendo: “abbiamo messo pressione a chi sta davanti”, già come se fosse per merito loro. La decenza in queste persone non è di casa; anzi, sputano sentenze nei nostri confronti, quasi come i crociati a difesa del loro credo pallonaro, che di fatti è un bluff e non se ne rendono conto. Quindi, tirando le somme, questa è la situazione che s’è creata, purtroppo ai nostri danni: Derby della Madonnina, netto fallo di mano di Ricci, che tutti hanno confermato fosse sacrosanto, meno di un VAR composto da un tifoso milanista e un Chiffi che s’è sempre dimostrato nemico dei nostri colori. Settimana successiva, gara contro gli orobici, pareggio loro viziato da un fallo su Dumfries e poi, in fine gara, netto calcione nei confronti di Frattesi, non visto dall’arbitro (davvero scarso) e nemmeno da quel VAR in cui forse i monitor erano spenti, o perlomeno non funzionanti, tant’è che non è stato neanche visto un fallo nel proseguo della stessa azione di Ederson su Dumfries. Veniamo a domenica, in un frangente molto importante della gara, ecco l’episodio chiave: netto fallo di mano di Pongracic, in area di rigore, impedendo che la palla arrivasse a Thuram e, come d’incanto, nulla di eclatante, nulla di nuovo rispetto al passato, nulla viene chiarito, anzi sparisce, chissà come o perché ogni sorta di replay. Senza menzionare l’altro episodio dubbi su Pio Esposito nel finale di gare che magari senza quella vistosa trattenuta, forse avrebbe indirizzato meglio la palla. Certo con i se e i ma non si va da nessuna parte, però tocca evidenziare che anche in questa occasione la maggior parte dei moviolisti ha asserito l’evidente errore ai nostri danni, e Bergonzi ha ribadito che non c’è stata una logica spiegazione del mancato replay: assurdo! Come dicevo inizialmente, e con questo orrore sono tre di seguito, tutto ciò per danneggiare l’Inter a me pare evidente; caso contrario, sfido chiunque a dimostrare un giudizio discordante. La cosa che è più raccapricciante è definita dal capo struttura AIA, che da diverse settimane attesta pubblicamente l’evidente errore della sede di Lissone, che non prende la giusta posizione riguardo “all’evidente errore perpetrato” e certificato ai danni della nostra squadra. Spero solo che questa sosta per la nazionale faccia recuperare quell’autostima perduta per una squadra che ora più che mai ne ha bisogno, con la speranza di non dover chiamare Indiana Jones per ritrovarla. Forse basterebbe il ritorno del nostro capitano, quel Lautaro che oggi ci manca; non dico un’eresia affermando, come il pane. …Amala!!!!
Antonio Dibenedetto
Vivere con questi colori nel cuore è stata da sempre la mia prerogativa. Oltre non c’è nulla: solo l’Inter.
Se due indizi fanno una prova certa, ecco che la pistola fumante ancora una volta è nelle mani dell’arbitro designato. Ora non venitemi a dire che protestare e inveire contro il direttore di gara è l’alibi dei perdenti, ma ci sono circostanze in cui bisogna essere realisti e constatare che la vicenda Bastoni ci sta costando parecchio e credo non finirà certo qui. In due gare ci hanno defraudato di ben 3 punti, limitandoci alle ultime due gare, lasciando la consapevolezza di voglia di rivincita nelle inseguitrici, che, come già accaduto in altre annate, si stanno approssimando a un banchetto preparato ad hoc a cui, se le cose continuavano a essere serie e concrete, non si sarebbero potuti accomodare. Mi chiedo: è giusto accanirsi contro di noi? Una risposta certa non la si può fornire, ma con la teoria del sospetto che purtroppo ti assale quando ci sono queste vicende, si palesa in tutti i connotati che evidenziano i furti perpetrati nelle annate precedenti, e questa non sarà da meno. Siamo colpevoli per non avere la stampa a favore, per non avere persone che contano di supporto. Ieri, ad esempio, io non avrei fatto il silenzio stampa, perché secondo me il silenzio, il più delle volte, è assenso. Sarebbe stato più giusto gridare ai quattro venti in conferenza stampa del ladrocinio perpetrato da una classe arbitrale non all’altezza, indegna di essere i giustizieri di un calcio moribondo in cui loro sono, come accadeva nell’arena romana, di vita o di morte. Se essere stoppati o proseguire in un calcio che non sarà più vincente sino a che questi personaggi non verranno messi da parte. Tutto il mondo pallonare ieri s’è rivoltato all’ennesima stortura arbitrale e, com’è accaduto in una gara del girone d’andata, il direttore di gara ha posto il fischietto in bocca per poi non fischiare. Allora, in un Juventus-Inter terminata 4 a 3 con una rete scaturita da un evidente fallo di Thuram nei confronti di Bonny, ieri per la spinta alle spalle di Dumfries, che forse leggera, ma tant’è che ha disorientato il calciatore in corsa. Errori che stanno compromettendo la nostra stabilità emotiva, secondo me studiati a tavoli, perché se si vanno a evidenziare alcuni dettagli, è raccapricciante quello che viene fuori da una disamina attenta ed efficace. Ieri pomeriggio sono stati di scena uno scandaloso Manganiello, arbitro scadente che nei momenti clou ha dimostrato di non essere certo all’altezza, e suoi compari: Gariglio Var e Chiffi Avar. Discernendo le loro posizioni, bisogna rimarcare che Gariglio nel 2023 è stato accantonato da Rocchi per evidenti limiti tecnici in occasione di varie gare dirette, ma poi improvvisamente lo si designa per una gara così importante, e poi quel Chiffi che sappiamo tutti che spessore di arbitro è. Ma la cosa più raccapricciante che più alimenta l’alibi del sospetto è che sarà proprio lui designato come Var nella gara Lazio-Milan di stasera. Quindi si deduce che, sistemata la gara di ieri pomeriggio, stasera ci sarà da sistemare anche questa. Bene, con queste congetture non si capisce che qualcosa è stato architettato contro di noi? Certo, a pensar male si fa peccato, ma il più delle volte ci s’indovina. Stamani leggevo delle scuse degli organi AIA, ma più delle scuse dovrebbero dimettersi in massa; sono incapaci e questo è subito denotato avvallando certe scelte e certi episodi che hanno condiviso come giusti. Mi viene da pensare, in riferimento a tutto ciò che è accaduto nelle ultime settimane, che Doveri ha detto di Rocchi che ha arbitrato bene il derby eppure è stato retrocesso a dirigere gare in serie B. Invece, per Manganiello, che ha sbagliato, dove lo manderanno? In prima categoria? Così facendo, gli arbitri finiranno e verranno richiamati quelli in pensione, forse più vecchi di età anagrafica, ma forse ancora validi mentalmente, a differenza di questi attuali che hanno perso la cosiddetta “brocca”. Su Marelli non voglio spendere una sola parola, anzi affermo che era scarso da arbitro e non rinnega il suo essere da commentatore arbitrale; le sue disamine sono assolutamente cervellotiche e senza senso. Mi chiedo come mai Dazn continui con queste sue insulse pagliacciate. Ieri pomeriggio non abbiamo fatto una delle gare più belle, ma in certo senso abbiamo contenuto bene gli orobici, e se vogliamo dirla tutta, il nostro Sommer non ha fatto interventi particolari. Questo è il polso di una gara che stavamo conducendo senza patemi e senza lo sciagurato e incompetente intervento arbitrale, evidenziato stamani in edicola dalle maggiori testate giornalistiche sportive. Ultima analisi: ribadisco il concetto che ho espresso già prima; secondo me in società hanno sbagliato, e mi meraviglio di come Chivu, persona retta e leale, non abbia in prima persona gridato allo scandalo dinanzi alle telecamere proferendo una unica parola: Vergogna, per quello che ci stanno facendo. Concludo con una provocazione: sarà che il palazzo vuole rendere con questi giochetti ancora interessante un campionato che altrimenti sarebbe già stato chiuso da diverso tempo? Ai posteri l’ardua sentenza, ma noi siamo sempre più consapevoli che dovremo lottare contro tutti e tutto. …Amala!!!!
Antonio Dibenedetto
Vivere con questi colori nel cuore è stato da sempre la mia prerogativa. Oltre non c’è nulla: solo l’Inter.