La carica dei settantamila festanti è stata da corollario della notte più bella, dove è apparsa, davvero risplendente di gioia, la ventunesima stella nel nostro invidiabile palmarès. La soddisfazione è stata davvero grande, coronando un sogno che a inizio campionato tutti i saccenti giornalai accreditavano ad altre squadre, relegando la nostra come da rifondare, dopo la brutta batosta della finale di Champions, definendola da settimo/ottavo posto, disprezzando la fiducia che la società aveva concesso a Christian Chivu, sottovalutando l’orgoglio e l’attaccamento ai nostri colori senza limite di un eroe del triplete, il cui “interismo” è ben noto. Lo stagista, come tutti lo definivano, ha fatto vedere di che pasta è fatto risollevando una squadra caduta nello sconforto, per non aver vinto nulla dei tre obiettivi prefissati la passata stagione, anche se c’è da discutere per le varie conflitti che hanno determinato quella sorta di debacle. Il merito di Chivu è che ha ancora la mentalità da giocatore, comprendendo quelle che sono le dinamiche meramente definite dal campo, adottando le misure idonee al benessere del gioco e degli uomini in campo. In buona intesi adottando la formula, diciamo vincente, dei suoi predecessori con piccole modifiche che hanno visto venir fuori la personalità di taluni giocatori su tutti Dimarco, talvolta bistrattato da Inzaghi nella passata stagione. Il gioco nell’insieme va ancora perfezionato, questo è vero, complice magari l’età avanzata di alcuni giocatori, che sicuramente il prossimo anno non ci saranno, ma a cui bisogna fortemente ringraziare per il loro sacrificio e abnegazione, quando sono stati chiamati in causa, si sono fatti trovare pronti. Una rosa la nostra, forse realmente la più forte in Italia, e la risposta chiara va inviata a chi si lamenta dei troppi infortuni subiti durante la stagione, questo va messo in preventivo, ma anche noi abbiamo sacrificato sull’Are della sfortuna i vari infortuni occorsi a Thuram, Lautaro, Calhanoglu, Dumfries, Bisseck, solo per citarne alcuni, la differenza delle altre squadre è stata l‘aver avuto un motivatore in panchina che non si è mai pianto addosso, a differenza di altri, questo gli va dato merito, troppo bello addebitare alla propria mancanza di lucidità la sfortuna per gli infortuni. I festeggiamenti dovuti prima in campo e poi in piazza Duomo, come credo nelle varie città d’Italia, è stata una sorta di liberazione, per tutto il fiele che ci stavano rovesciando addosso, tutti i saccenti pallonari che ci screditavano per un complotto che non ha mai avuto senso, tirando in ballo i fasti nefasti, per loro, di una calciopoli che ha fatto scuola eliminando certi soggetti dal mondo del calcio davvero deleteri e tossici. Come già accaduto ne verremo fuori con un nulla di fatto, perché noi non abbiamo commesso alcuna irregolarità, sarebbe davvero cervellotico richiedere arbitri che al posto di favorirci, ci danneggiano: ha senso? Direi proprio di no, e sfido chiunque a dimostrare il contrario. Questo scudetto è ampiamente meritato, anche se nelle ultime settimane ci hanno provato, con decisioni arbitrali cervellotiche e Var silenti ancor prima direi dormienti, susseguenti alle scuse del designatore principe dei palesi errori commessi sul terreno di gioco e ancor più in sala controllo. Solo la nostra determinazione ha fatto sì che tutto ciò venisse sovvertito con forza e coesione, la stessa grinta che i ragazzi hanno messo in campo lottando non solo contro gli avversari di turno, andando oltre l’umana comprensione, in considerazione dello scudetto perso lo scorso anno in quel modo balordo, con comunicazioni assurde tra arbitro e var che sparivano come d’incanto, rigori farlocchi assegnati che in ultimo ci hanno sottratto di uno scudetto legittimo. In tutta questa disamina, mi viene da sorridere per quello che scrivono tutte quelle testate giornalistiche il cui quotidiano non è buono manco per incartare il pesce, tacciandoci per favoriti, direi a tutti questi personaggi di farsi un esame di coscienza prima di screditare l’Inter, una squadra che negli ultimi sei anni ha vinto tre scudetti e fatto due finali Champions in tre anni, prima di parlare di noi sciacquatevi la bocca e non paragonateci ad altri, noi siamo l’Inter e vinciamo perché siamo un’ottima quadra e non abbiamo bisogno di fattori esterni per farlo. Ora continua il godimento in considerazione di tutti colori che hanno il fegato ben gonfio di bile, le vostre iatture ci fortificano sempre più, perché siamo ben consci che dopotutto ritorneremo sempre a riveder le stelle brillare nel cielo nero della notte con quelle note di azzurro che si combinano alla meraviglia: 21 e non per tutti!!! …Amala!!!!
Antonio Dibenedetto
Vivere con questi colori nel cuore è stata da sempre la mia prerogativa. Oltre non c’è nulla: solo l’Inter.
È notorio che a noi le cose semplici non piacciono affatto, tant’è che ieri pomeriggio abbiamo bruciato il primo match-point di questo campionato, che ci riserva ancora tante frustrazioni arbitrali. Inutile negare che il pareggio per il Toro è ampiamente meritato, ma giustificarlo con un rigore del tutto inventato è davvero ingiustificabile. Un fallo di mano con la dicitura del direttore di gara che asserisce che il braccio di Carlos è in “posizione innaturale”, mi chiedo: ma com’è la posizione naturale? Si vede benissimo che il brasiliano vuole proteggersi dall’arrivo della palla, che sarebbe potuto arrivare sul suo volto; invece viene decretato un rigore farlocco da un metro, mentre contro la Fiorentina Pongracic non era punibile per la distanza ravvicinata e in egual misura Ricci nel derby. Invece, la distanza tra Carlos Augusto e il giocatore del Torino era giusta? Ho solo capito che contro di noi ogni scusa plausibile viene adottata a nostro discapito. Spero finisca in fretta questo campionato; non se ne può più di queste porcate che stanno facendo. E poi, in ultimo, è venuta fuori quell’inchiesta in cui i giornalai prontamente hanno banchettato sul cadavere, come si dice in gergo. Quando c’è da colpire l’Inter, non gli pare vero di gettare veleno, per non essere scurrile e dire altro. Hanno tirato fuori la dicitura “arbitri graditi all’Inter”, e nei casi presi in considerazione siamo stati battuti in maniera davvero cervellotica, in primis a Bologna con una rimessa laterale avanzata di ben quindici metri e altre sconcertanti decisioni arbitrali. Per fortuna Colombo era arbitro gradito e poi, nel derby, con Doveri che l’ha fatta da padrone, giustificando l’ennesima vittoria milanista, avvenuta come tutti sappiamo. Se tutto ciò doveva tutelarci e avvantaggiarci, allora siamo davvero dei polli a crederci, ma la cosa assurda è che basta valutare lo stato delle cose e rendersi conto delle cazzate che vanno blaterando. Se eravamo favoriti, a tutt’oggi ne avevamo 24 di scudetti. Senza considerare che lo scorso anno sono spariti i dialoghi in occasione della gara Inter vs Roma e del rigore chiaro come il sole non concesso. Ultima annotazione: mi viene da ridere che un legale tifoso si prenda la briga di formalizzare una denuncia/querela ai danni del direttore di gara e degli operatori in sala VAR per il presunto fallo di Bastoni su un giocatore del Verona. L’arbitro ha subito ammesso che, a seguito della spallata ricevuta, il giocatore scaligero, accasciandosi in terra come colpito da un dardo incandescente, dopo qualche secondo ha tirato su il capo per vedere se l’arbitro avesse fischiato, dopo di che ha riabbassato il capo sul terreno di gioco nuovamente tramortito. Sono i comportamenti antisportivi che fanno male, sono simulazioni che ingannano il direttore di gara. Questo doveva scrivere quel legale, altro che denunciare i direttori di gara in ogni specie. E poi, vogliamo dirla tutta? Il Verona, in quell’occasione, beneficiò di un rigore generoso che sbagliò, senza che nessun giocatore nerazzurro adottasse la funzione scavino sul dischetto, come hanno fatto altri personaggi di cui non voglio neanche menzionare. Lasciamo perdere; a me confortano le parole del nostro presidente, che a più riprese ha detto che l’Inter non ha nulla da temere. Non ha mai espresso gradimento su questo o quell’altro arbitro, cosa che invece è accaduta ad altri, senza fare nomi. Se questo vuol dire essere avvantaggiati, meglio non esserlo se poi dobbiamo subire torti che tutti hanno definito assurdi. Nell’ultimo periodo, e nonostante tutto, siamo primi e stiamo conducendo in porto un titolo ben più che meritato. Ultima annotazione di servizio: Mariani, per intenderci, e l’arbitro del rigore ancor più farlocco e inventato di Napoli-Inter, concesso dall’assistente, unico quanto mai raro nel suo genere nel mondo pallonaro. Piccola annotazione della gara di ieri: i ragazzi questa volta sono stati rimontati, giocando in modo molto leggero, forse perché in vantaggio di due reti, credevano di aver portato a casa la vittoria. Certo, hanno giocato un bel primo tempo, ma hanno lasciato spazio a un Torino mai domo che l’ha recuperata, come tutti sappiamo, per merito suo certamente, ma tanto demerito nostro, farcito dall’ambiente esterno che in questi casi è da corollario, ma talvolta molto importante. Manca solo un punto per la consacrazione finale, non credo che il prossimo appuntamento casalingo debba mancare; gioire dinanzi al proprio pubblico non ha eguali e poi il cielo di San Siro si colorerà nuovamente di quel nerazzurro che a noi piace tantissimo. …Amala!!!!
Antonio Dibenedetto
Vivere con questi colori nel cuore è stata da sempre la mia prerogativa. Oltre non c’è nulla: solo l’Inter.
In questo anomalo venerdì di campionato, i fari di coloro che ambiscono a essere gli artefici del nostro destino, facendo scongiuri e macumbe varie, hanno avuto la loro dose di rodimento, perché i ragazzi, quando hanno voluto, hanno sciorinato quel gioco che tante volte quest’anno ci ha fatto innamorare del calcio. Ritengo che, in parte, “fantastici” sia forse l’unico aggettivo che inquadra alla perfezione la prestazione dei ragazzi in un venerdì sera non qualunque, anteprima di quello che sarà servito martedì nel ritorno della semifinale di Coppa Italia al cospetto dei ragazzotti di Fabregas. Ieri era un buon test, anche perché nel primo tempo siamo stati messi in difficoltà dai ragazzi isolani, in alcuni frangenti, anche se poi il nostro portiere è rimasto, sino a fine gara, con i guanti immacolati, compiendo solo ordinaria amministrazione. In sintesi, un primo tempo scialbo, con poche idee di gioco e con una circolazione di palla abbastanza compassata e lenta, con un paio di occasioni che, nonostante tutto, le abbiamo create. Invece, nella ripresa, i ragazzi hanno tirato fuori una prestazione maiuscola, da grande squadra qual è l’Inter, ma tant’è che poi è venuta fuori la classe e il gioco di un’Inter mai doma, che quando vuole un risultato cerca di ottenerlo con un insieme che fa lustrare gli occhi per i movimenti e per il gioco spettacolare che producono. Questa squadra, quando decide di pigiare sull’acceleratore, non c’è né per nessuno, confezionando ben due reti nel giro di pochi minuti, senza dare scampo ai ragazzotti cagliaritani. Si è visto subito all’ingresso in campo dei ragazzi; già nell’aria si avvertiva il presagio di quello che sarebbe stato il risultato finale, davvero eclatante per il popolo nerazzurro, con il “gollazzo” di un Zielinski dal limite dell’area che sanciva il risultato finale sul tre a zero per noi. Il secondo tempo si concludeva con un netto predominio nerazzurro, mentre il Cagliari, non pervenuto, s’è limitato ad arroccarsi nella propria metà campo, con sporadiche uscite che non hanno prodotto alcunché, facilitandoci un compito che abbiamo assolto in tutta tranquillità. I sardi si sono resi conto che contro quest’Inter nulla hanno potuto, cosa che ha dichiarato anche, con tutta onestà, il tecnico dei sardi Fabio Pisacane: “Contro questa Inter è difficile giocarci, non siamo riusciti a contenerli. È normale che con il doppio cazzotto, contro una squadra come l’Inter, ci ha un po’ stordito. Fino a quel momento ci stavamo sacrificando bene e tenevamo bene il campo. Sapevamo che, nonostante potessimo fare tutto bene, l’Inter ci poteva creare seri grattacapi.” Mentre il nostro Chivu ha certificato il leggero appannamento del primo tempo con la grande prova della ripresa. In partite come queste serve la massima concentrazione, che deve superare le ambizioni degli avversari, che sanno che, qualora dovessero fermarci, avranno fatto un’impresa memorabile. Forse non c’è bisogno di rimarcarlo, ma questa squadra, quando gioca in questo modo, davvero non ce n’è per nessuno, e non lo dico solo dopo questa partita; è dall’inizio che i ragazzi sfornano prestazioni che sono sopra le righe. L’unico rammarico è quella Champions in cui potevamo ancora dire la nostra, ma oramai non ci resta che vincere gli obiettivi rimasti e riprovarci il prossimo anno; è nelle nostre corde, visto l’andamento degli ultimi anni. Credo che tutto prevalga dalla convinzione che i ragazzi sappiano il loro reale valore; in campo si divertono e, con il sorriso, sono tutti propensi al risultato finale, l’unico che è più confacente: la vittoria! Per tutti i giornalai che a inizio campionato ci davano in fase calante, e per di più con un allenatore con pochissima esperienza, questo è innegabile, ma nessuno ha fatto i conti con l’interismo che ha dentro di sé, nel suo DNA, il nostro Christian Chivu, che piano piano ha plasmato i ragazzi al suo ordine tattico. Ma se un tecnico, al suo primo anno seduto su una panchina prestigiosa come quella dell’Inter, riesce a rimpinguare la bacheca con un double fantastico, cosa gli si può dire? Nulla che ha le stimmate di un grande tecnico e, secondo me, è un predestinato. Crediamoci, abbiamo il futuro nelle nostre mani, non dobbiamo lasciarcelo scappare. …Amala!!!!
Antonio Dibenedetto
Vivere con questi colori nel cuore è stata da sempre la mia prerogativa. Oltre non c’è nulla: solo l’Inter.