

È qui la festa!!!
Non è una domanda, piuttosto un’affermazione di un qualcosa di grande sopito per ben dodici mesi ed esploso fragorosamente domenica scorsa e con l’epilogo ieri pomeriggio. Da noi si festeggia alla grande, mentre in altre piazze ci si strappa le vesti per un qualcosa che oramai, stando alla sola logica, non dovrebbe avverarsi; nonostante i molteplici milioni spesi, si resta a bocca asciutta. Come ultima analisi, mi viene da rigettare tutti i veleni che ci hanno gettato addosso negli ultimi tempi e, se penso che solo quasi dodici mesi fa, tutti i gufi assiepati sui loro trespoli gioivano per le nostre disgrazie, senza dimenticare tutti quei giornalai geni pallonari che avevano decretato la fine di una squadra senza alcuna possibilità di recupero, affidata dalla società a uno stagista, come l’avevano definito, con sole tredici partite in Serie A. Ebbene, il karma ritorna in maniera preponderante; quella squadra, alla fine da tutti bistrattata, ha tirato fuori l’orgoglio dei grandi campioni. Con un allenatore che ha insito il DNA nerazzurro, è riuscito nell’impresa di vincere un double che non è da tutti, contro tutte quelle male lingue che ci davano per aiutati dal sistema. Ma con le risultanze che rimangono negli occhi di tutti e sono mostrate dalle varie moviole, siamo stati penalizzati in molteplici occasioni, e solo l’orgoglio ha fatto sì che con forza lottassimo anche contro le avversità, in maniera chiara e inequivocabile. Lo scorso anno ci hanno sbeffeggiato per la sconfitta in finale di Champions contro il Paris St. Germain con quel rotondo passivo, ma bisogna ricordare che non avevamo di fronte il Pizzighettone, senza offendere il paesino in provincia di Cremona, ma i campioni di Francia che quest’anno si stanno ripetendo. Mentre gli altri due trofei persi sul filo di lana, come tutti ben sappiamo senza ripercorrere il passato più che recente, tanto non cambia granché, ci hanno provato anche quest’anno, ma si sono scontrati contro la nostra forza di arrivare a quella gioia che è stata smorzata in gola. L’accoppiata scudetto e Coppa Italia dà lustro a questi giocatori, alla società, all’organico tecnico e a tutto l’ambiente nerazzurro, ma in tutti noi tifosi c’è un orgoglio inimmaginabile, fieri di aver applaudito ed esultato con questi fantastici giocatori. Qualcuno andrà via, ma chi lo farà sono certo che serberà nel cuore i bellissimi ricordi del suo passaggio e le emozioni provate indossando questa gloriosa maglia a cui ha dato lustro con il suo percorso di crescita professionale. C’è solo da dire un grazie grandissimo, immenso a chi ha permesso tutto ciò, a coloro che non hanno mai tirato indietro la gamba, come si dice in gergo, che hanno sudato la maglia e nei momenti decisivi hanno tirato fuori tutto l’orgoglio per arrivare a questa fantastica vittoria finale. Tutto davvero bello quanto entusiasmante, ma c’è stato chi, fuori dal coro, non sarebbe stato altrimenti, ha cercato di gettare ulteriore veleno sulle nostre vittorie con considerazioni davvero cervellotiche per il momento storico. Quel signore che parrebbe neanche un prete di campagna, anziché “Cardinali”, padrone dell’altra sponda del Naviglio, ha ricordato la nostra sconfitta in finale di Champions in maniera ilare e del tutto priva di motivazioni. Siccome però noi abbiamo un presidente che non le manda a dire, ma con tono pacato e mai polemico ha rilasciato una dichiarazione ai microfoni delle varie tv presenti, con sostanziale tono diretto al suo omologo, facendogli gli auguri di vincere, per i prossimi sei anni quanto noi, inanellando ben nove trofei, due finali di Champions e una di Europa League. Caro il saccente Cardinali, la classe non si acquista né al supermercato né con tutti i soldi di questo mondo; o ce l’hai oppure stai zitto e ripensa alle cavolate che dici, secondo me, è il giusto presidente della seconda squadra di Milano, che si contorna di personaggi discutibili, iniziando dallo svedese innominabile con quella credenza e presunzione di essere l’unico al mondo ad avere le stimmate del predestinato nel panorama pallonare. Io, invece, lo ritengo davvero indegno di proferire alcun commento nei confronti di qualsivoglia squadra del globo; non ne ha diritto. Ultima analisi la dedico al tecnico partenopeo che ha sempre dichiarato che l’unico vincitore è il primo in classifica, il secondo è il primo dei perdenti; oggi, invece, rivaluta la sua posizione di secondo in classifica. E no, mio caro e saccente quanto presuntuoso Conte, io ti declino una massima che fa davvero la differenza: “Chi vince scrive la storia, i perdenti e chi cerca e brama le sconfitte altrui, la legge”. A buon intenditor… noi siamo l’Inter e lottiamo sempre per vincere senza presunzione, ma con coerenza e voglia! …Amala!!!!

Antonio Dibenedetto
Vivere con questi colori nel cuore è stata da sempre la mia prerogativa. Oltre non c’è nulla: solo l’Inter.

