

Double face!
Ancora una volta, tutti quei gufi assiepati sui loro trespoli sono stati serviti; l’unica nota stonata è stata l’aver favorito i non colorati, ma la spallata decisiva al campionato è stata assestata, benché il noto piangina continui a essere ottimista, buon per lui. L’aver relegato a meno nove i secondi e ben dodici i cuginastri è sinonimo di grande ottimismo e di fiducia nel nostro cammino. Ieri sera, però, non tutto è stato semplice; nel primo tempo siamo stati alla mercé di un bel Como, ragazzotti che giocano un bel calcio e magistralmente guidati in panchina da Fabregas, che di calcio ne sa e non lo scopriamo certo ora. Talvolta, però, come accaduto ieri e anche in altre circostanze, questa squadra si specchia tantissimo in un riflesso di grande squadra, perdendo talvolta il senso della misura. Il loro gioco speculare, fatto di energiche ripartenze, come in occasione della seconda rete di Nico Paz, imbeccato dal proprio portiere, è stato in contrapposizione, anche per loro, al cosiddetto harakiri, in occasione della rete del pareggio di Thuram; come si dice in questi casi, chi la fa l’aspetti. Ma veniamo per gradi alla disamina della gara: il titolo è dato dall’interpretazione di una gara dai due volti. Nel primo tempo, per gran parte della gara, non ho visto l’Inter che conosciamo, forse il Pizzighettone con la maglia bianca a noi cara. In costante affanno a centrocampo e senza avere la possibilità di sviluppare il proprio gioco, perché pressati sul portatore di palla dai comaschi, che hanno fatto costantemente pressing a tutto campo, con ripartenze letali che hanno scaturito le due reti di vantaggio. Non voglio gettare la croce su Sommer, ma un po’ del suo c’è stato; il novanta per cento, a mio modesto parere, è stata colpa della nostra difesa alquanto allegra e scoperta, senza contromisure, diciamo così. Fortunatamente, al tramonto del primo tempo, tutto è tornato in discussione con la rete di Thuram, di pura furbizia, con il cross dalla destra di un Barella apparso più motivato del solito. L’abbiamo ritrovato, il Nicolò perduto? La nostra speranza sia proprio in questa considerazione, per questo finale di campionato dove ci giochiamo due trofei, e con un Thuram ritornato ad essere quello che conoscevamo, tutto è possibile. Con una rete di svantaggio, la ripresa è iniziata con la squadra che conosciamo finalmente in campo; la sostituzione di Bastoni con Carlo Augusto, a mio avviso, è stata determinante. Il nostro Alessandro non è più quella roccia che conosciamo; dalla gara contro i non colorati c’è stata una sorta di “macumba” nei suoi confronti che lo rende irriconoscibile. Il nostro auspicio è che ritorni il vero Bastoni che noi tutti abbiamo apprezzato da sempre. La gara, nel breve, ha assunto quella che noi tutti auspicavamo: ritrovare la nostra squadra che lotta, com’è accaduto nella ripresa contro la Roma, anche perché quella del primo tempo non sarebbe riuscita a portare a casa la pelle. Per lottare contro i ragazzotti di Fabregas, bisogna mettersi allo stesso livello, lottando e correndo, in considerazione che affrontavano il miglior attacco, il nostro, contro la difesa meno battuta, quella lariana, che ieri ha commesso errori non da primi della classe, nello specifico settore. Tutto sommato, direi che la gara che pareva ridimensionarci in un primo tempo ci ha dato la consapevolezza che il traguardo è vicino, lottando come sappiamo, e la coesione di squadra che ora più che mai è importante, ma è altresì vero che non è mai venuta meno. Si denota come tutti i giocatori lottino, insieme allo staff tecnico, per un solo obiettivo: quello scudetto che lo scorso anno ci hanno sottratto in maniera furtiva e obiettivamente scandalosa, per premiare una società che forse non si aspettava tanta manna dal cielo. Negli ultimi cinque anni abbiamo vinto due scudetti (2020/2021 e 2023/2024) e omaggiato in maniera scandalosa quanto indecorosa il Milan, come sappiamo (2022/2023), e lo scorso anno appunto il Napoli. Situazioni arbitrali che hanno fatto propendere il peso di assurde decisioni che alla fine sono state quanto mai determinanti per la vittoria finale. Mi viene da sorridere quando inneggiano alla Marotta’s League; già, se realmente fosse così, a tutt’oggi avremmo in bacheca minimo altri due scudetti. Invece continuiamo ad essere vessati da situazioni arbitrali davvero cervellotiche. In ultimo, anche ieri sera ci hanno provato a rimettere tutto in discussione; fortunatamente il vantaggio era tale che non hanno potuto fare di più. Ancora una volta il VAR ha funzionato parzialmente. Credevo che l’arbitraggio di Massa, definito da più parti come il miglior arbitro italiano, fosse lineare e giusto; lo è stato per forse un’oretta e poi non è capito più nulla. Fino alla fine ha ammonito ben sette giocatori nerazzurri e tre lariani: un bollettino di guerra per una normale partita di calcio. Nel mio modesto percorso arbitrale, mi hanno sempre insegnato che se il direttore di gara usa troppi cartellini non ha la gara in pugno; in effetti, Massa, supponente, ne ha dispensati ben dieci in totale. Ma la chicca deve ancora arrivare. Mi chiedo come si fa a dare un rigore per un intervento che ha visto solo lui? Ma la cosa cervellotica è stato il calcio ricevuto da Bonny, che ha cercato di ostacolare, senza mai toccare Nico Paz, il tiro finito alle stelle. Inizialmente non ha fischiato e fin qui ho creduto che avesse attuato la giusta decisione; poi ci ha pensato su e decretato un calcio di punizione. Puntualmente è intervenuto un silente Var che ha riferito la posizione giusta del fallo, sulla linea che delimita l’area, quindi punibile con il calcio di rigore. Mi chiedo, ma questi sono del mestiere? Perché l’anziano Aureliano e l’altro tizio in sala di controllo, al posto di guardarsi Youporn, non hanno mandato Massa al monitor con la richiesta di riguardare l’azione e prendere il giusto provvedimento? Davvero assurdo ciò che sta accadendo; sono oramai innumerevoli gli errori contro di noi che elencarli sarebbe davvero stancante. Mi fanno davvero pena questi “arbitrini” e con essi il loro capo, che sicuramente si limiterà a un comunicato dove riferirà del palese errore, cercando di limitarne per il futuro. Già però tutto a posteriori; intanto abbiamo vissuto gli ultimi minuti di suspense, per colpa di chi non sa fare il proprio dovere. Secondo il mio modesto parere, il nostro presidente dovrebbe intervenire in Lega con un memorandum di errori nei nostri confronti, perché tacere non si può più. Sono tanti oramai i danni procurati; non basta affermare: “vabbè, l’errore c’è stato ma non ha influito”, e no, non è così. Bisogna riconoscere che ci stiamo giocando uno scudetto e ci vuole la giusta serenità di giudizio e di consapevolezza per fare al meglio il proprio ruolo. Anche ieri si è visto come la squadra ha dovuto lottare non solo contro 11 avversari, ma ben oltre quel numero ci sono stati fattori esterni che fortunatamente non sono stati determinanti, anche se ci hanno provato in tutti i modi. Manca poco alla conclusione di questo maledetto campionato che ci stiamo meritando con le nostre forze: senza aiuti esterni e sfido chiunque a dire il contrario. …Amala!!!!

Antonio Dibenedetto
Vivere con questi colori nel cuore è stata da sempre la mia prerogativa. Oltre non c’è nulla: solo l’Inter

