Posts by interclubfano


C’è da essere contenti?


Scritto Da il 17/Dic/2020

C’è da essere contenti?

Il turno infrasettimanale di campionato ci vedeva contrapposti ad una squadra di rango, che arrivava a San Siro per disputare una gara gagliarda, cosa che di fatti poi è avvenuto. Abbiamo ammirato un bel Napoli, vittima però di un esasperato condizionamento dovuto ad un comportamento non certo solito quanto inusuale direi a tratti isterico, ma che a norma di regolamento viene sanzionato. Tal volta le imprecazioni se udite possono indurre l’arbitro alla relativa sanzione, stavolta il signor Massa non dico che ha sbagliato ma poteva anche sorvolare, anche perché se tutte le imprecazioni devono essere sanzionate, allora rimane in campo solo il direttore di gara e forse gli assistenti. Ci vuole buonsenso da tutte le componenti in campo, non aveva senso protestare in quel modo per un rigore che era parso subito netto e di certo anche il Var l’avrebbe avvallato visto che il compito preposto era quello di monitorare ogni episodio, almeno lo dovrebbe fare. La gara non è stata da quelle da far vedere ai ragazzini delle scuole calcio, le due squadre si sono studiate e nel primo tempo diciamo che si sono annullate vicendevolmente. Nella ripresa invece è successo di tutto e di più, non solo l’episodio già accennato del rigore e l’espulsione, precedentemente quando il risultato era ancora in parità, c’è stata una gran parata di Samir, tornato ad essere determinante per l’undici nerazzurro, su Insigne che ha provato di mettere in rete un pallone con un colpo geniale. Samir Handanovic lo stesso portiere da più parti bistrattato, e messo alla berlina come non più affidabile, ha fornito una prova eccezionale in risposta a tutte quelle insulse critiche che gli sono state attribuite troppo in fretta. La cosa che però appare davvero cervellotica è il comportamento della squadra nerazzurra, non solo, ma su tutti il nostro tecnico che solo dopo quattro minuti dalla rete del vantaggio, su rigore di Lukaku, cosa fa? Ecco che tira fuori dal cilindro magico una sostituzione che non se ne capisce la reale motivazione: fuori Lautaro e dentro Hakimi. Le condizioni per poter attuare una simile sostituzione, per chi ragiona e capisce un po’ di calcio, ne disconosce la più logica quanto comprensibile motivazione. Vi erano tutte le premesse per poter arrivare a fine gara gestendola al meglio, invece il nostro tecnico geniale, adottando la sua cervellotica mossa, non ha fatto altro che lasciare Lukaku alla mercé di Koulibaly e Manolas che l’hanno ben contenuto, dando quindi la possibilità ai partenopei di spingere sull’acceleratore liberando il terzo di difesa a compiti più offensivi. La differenza numerica in campo non si è più vista, anzi chi ha cercato con veemenza il pareggio prima e magari la vittoria poi è stato il Napoli con diverse occasioni da rete, sventate da un sontuoso Samir e un palo che ha fermato un tiro di Petagna a fine gara, e l’Inter? Non pervenuta, non rammento un’azione che sia degna nella metà campo avversaria. Queste sono quelle tipiche partite che ti fanno vedere davvero il bicchiere non mezzo pieno, ma straripante! Una grande squadra, o presunta tale non ha simili comportamenti, gioca in maniera lineare e facile, cosa che questa Inter non riesce a fare, la pecca è la continuità. Gioca una gara con veemenza e carattere e la successiva come chi si trova messa in campo solo perché non ne può fare a meno. Siamo lenti e senza idee e quando esce l’unico giocatore in grado di dare una scossa, Brozovic il meno peggio di ieri sera, ecco che il black-out è completo. Della serata di ieri l’unica cosa positiva sono solo i tre punti incamerati senza alcun merito particolare, il bel Napoli quello visto ieri, avrebbe sicuramente meritato come minimo il pareggio. Sono certo che tantissimi tifosi nerazzurri mi contesteranno che queste mie considerazioni, purtroppo io non riesco a vedere bianco quando è palese che è di un colore diverso, non ho gli occhi foderati di prosciutto, sono uno sportivo prima di essere un tifoso e a me questo tipo di gioco non mi entusiasma. Non sempre si è aiutati dalla dea bendata, questa volta ci è andata bene ma non bisogna sfidare la buona sorte, con queste premesse non si va da nessuna parte. La cosa che più mi dispiace e che nessuno dei luminari della carta stampa e i professoroni dei media televisivi ha chiesto le motivazioni dei cambi effettuati dal nostro tecnico, rimanendo con il dubbio cerco di capirne un motivo che ancora mi è ignoto e quindi caro mister Conte sarà il caso di tornare a far giocare la squadra come si deve, anche perché sinora il suo fatidico gioco s’è visto dosato in pochi incontri e mai in maniera continuativa. Ultima domanda, si rende conto che in questo modo non si va da nessuna parte, inutile farsi false illusioni o inculcarle nei tifosi. Sono certo che non avrò alcuna risposta, ci mancherebbe altro, chi sono io per avere una risposta degna, ma nel contempo voglio fermamente credere che tutto ciò può essere una parentesi, non bellissima, e quando si riprenderà a correre lo si farà sul serio, perché io amo questi colori, come la maggior parte dei tifosi nerazzurri, crediamo e speriamo sempre il meglio per l’Inter! …Amala!!!!


Antonio Dibenedetto
Vivere con questi colori nel cuore è stata da sempre la mia prerogativa. Oltre non c’è nulla: solo l’Inter
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Una vittoria per rinascere?


Scritto Da il 13/Dic/2020

Una vittoria per rinascere?

Considerazioni a freddo di uno scellerato mercoledì di Champions, tralasciando per qualche istante la gara di campionato in Sardegna. L’ennesimo errore europeo ci costa un’estromissione dalla Champions che ancora brucia sulla pelle di noi tifosi interisti, anche perché non credo importi, per questa ennesima figuraccia, sia alla squadra ma ancor di più al nostro tecnico mercenario, capace di aver scritto una bruttissima pagina sportiva a tinte neroazzurre. Sono stati capaci di arrivare quarti, con la relativa estromissione dal torneo, in un girone di qualificazione tra i più banali e facili, dove neanche la favorita Real ha brillato, tutt’altro! Noi abbiamo fatto peggio, ci siamo fatti superare anche da squadre di quarta fascia e per questa triste pagina, da consegnare agli annali, dobbiamo ringraziare il signor Conte che si è dimostrato un’arrogante, presuntuoso anche dinanzi alle telecamere, senza fare autocritica ha imputato la mancata qualificazione a fattori esterni, rendendosi ancor più ridicolo e capace solo di farsi gonfiare il portafoglio da una società che gli ha mostrato una riverenza inconcepibile firmando un contratto capestro. Un allenatore serio e affidabile non va in televisione piangendo per un risultato che non ha ottenuto, sia ben chiaro l’Inter non ha perso la qualificazione nell’ultima partita, ma bensì per la scellerata serie di partite sconsiderate che ha compiuto. Chi è causa del suo mal pianga sé stesso, caro signor Conte se si reputa una persona degna, l’unica cosa da fare e rassegnare le proprie dimissioni ammettendo di aver toppato alla grande con le sue idee di un calcio che non ha fatto innamorare nessuno! Chiedo venia se talvolta può sembrare inappropriato questo sfogo, ma è venuto da qual cuore nerazzurro che è stato messo a dura prova dalla tantissima bile che si è riversata, colpa di un gioco che non è sembrato idoneo per una grande squadra. Voltiamo pagina anche se la sofferenza è tanta, e come una cicatrice che stenterà a rimarginarsi, ora però riversiamo le nostre attenzioni nel campionato, la gara odierna ci vedeva impegnati nel lunch-match in terra sarda. Le premesse sono state ottime, un primo tempo dove il migliore in campo è stato il portiere isolano, forse complice anche le imprecisioni al tiro dei nostri ragazzi, si è purtroppo chiuso con uno svantaggio che gridava vendetta. Come spesso ci accade è divenuta una costante che gli avversari alla prima occasione ci facciano goal, mentre noi ci scontriamo spesso con la nostra imprecisione, per fortuna nel secondo tempo i ragazzi hanno avuto il giusto riscontro da quella giustizia che non poteva essere assente alla Sardinia’s Arena. Abbiamo creato tantissimo avendo il predominio territoriale della gara, però se non le si chiudono poi si soffre sino alla fine. Come si dice in questi casi tutto è bene ciò che finisce bene, però anche oggi sono stati fatti degli errori d’impostazione che devono ancora essere limati e solo il lavoro può limitare, ma la cosa che oggi s’è vista è stata la caparbietà di sovvertire ogni cosa che ci vedeva soccombere ingiustamente. Bisogna ragionare più del dovuto senza attaccare a testa bassa e nel secondo tempo s’è notato che le energie si stavano affievolendo sino a quando non è giunto poi il pareggio di Barella, divenuto un toccasana e ha ricaricato i ragazzi di quella vigoria idonea per riuscire a ribaltarla e vincerla, com’è poi avvenuto. Anche quest’oggi ci sono stati alcuni appunti da rivolgere al nostro tecnico, certo ogni gara va vista con l’occhio clinico e critico, dopo aver constatato di quello che questa squadra è in grado di fare. Io non mi reputo un allenatore, ma solo un appassionato di questo sport, però riesco a vedere come tutti i tifosi e amanti di questa squadra, quando si commettono errori di composizione della formazione da mandare in campo. In primis continuare a far giocare un giocatore che non è più determinante sulla fascia, mi riferisco a Perisic, secondo me non ha senso, come pure mettere alla berlina e sotto il tiro mediatico il danese Eriksen, che quest’oggi ha disputato un degno primo tempo, seppure in un ruolo che non è assolutamente suo, sostituirlo equivale ad evidenziare una bocciatura che secondo me non è assolutamente giusta. Avrebbe avuto più senso farlo giocare dietro le due punte, ruolo che assolve diciamo egregiamente nella sua nazionale. Seconde me il danese meriterebbe una chance migliore e magari giocare con più continuità, in modo da far vedere realmente il suo talento. Intanto incameriamo questi tre punti che sono un toccasana e danno fiducia a tutto l’ambiente nerazzurro, con il pensiero ci proiettano immediatamente verso l’impegno infrasettimanale a Milano che ci vede opposti al Napoli di Gattuso, gara tosta ma che vale la pena d’essere giocata con il massimo della concentrazione. Anche se la ferita è ancora aperta, noi tifosi nerazzurri saremo sempre pronti a supportarvi in qualunque modo e maniera, perché noi tifosi abbiamo un cuore grande così! In chiusura voglio fare un saluto ad un campione del mondo che ha unito l’Italia pallonara senza il tifo esasperato diviso in più stendardi, ma uniti nell’unico segno, quel tricolore e la maglia azzurra che il nostro Pablito nazionale ha issato con orgoglio puro ai vertici del mondo intero. Grazie PaoloRossi per le emozioni che ci hai donato, il tuo ricordo rimarrà sempre indelebile nei nostri cuori con quel tuo sorriso fanciullesco che ci hai dispensato a più riprese! ……Amala!!!!

Antonio Dibenedetto
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Ci siamo… quasi!


Scritto Da il 6/Dic/2020

Ci siamo… quasi!

Continua questo campionato in sordina, con un silenzio assordante proveniente da quegli spalti vuoti, che la pandemia sta rendendo privo di emozioni quasi amorfo, perché il calcio ha bisogna di sussulti, di incitamento, d’imprecazioni. Purtroppo allo stato attuale non bisogna pensare di affollare gli spalti, sino a quando non si potrà dire che ne siamo venuti fuori da questo stato di emergenza, facendo di necessità virtù. Situazione anomala in cui versa il pianeta calcio, che lamenta mancanza d’introiti, a sentire le società milionarie, che vorrebbero soldi freschi dallo Stato, ma questa è una mancanza di tatto vista la situazione economica in cui si sono ritrovate tantissime attività commerciali, costrette a soggiacere alle continue ristrettezze disposte dal Governo che cerca di limitare al meglio il propagarsi di questa assurda pandemia. Si deve fare fronte comune se si vuole ritornare a quella vita, che al momento attuale, appare così lontana. Bene dopo queste esternazioni del tutto personali, veniamo al racconto di quello che è accaduto nel tipico sabato italiano, in una gara di calcio di serie A in un anticipo, alle venti e quaranta cinque, in cui l’arbitro designato ha dato il via alla decima gara di andata del campionato di seri A. Dinanzi ai ragazzi nerazzurri c’era lo spauracchio degli ultimi due campionati, quel Bologna che ha fatto bottino pieno e di cui si nutriva un certo timore. Non solo per i giocatori felsinei, in primis quel Palacio mai dimenticato dai tifosi nerazzurri, ma per il loro tecnico quel Sinisa guerriero indomito che trasmette tanto carisma e grinta ai suoi ragazzi. Quella carica con la quale ha sconfitto una malattia terribile, che tutti coloro che l’hanno voluto bene gli riconoscono, gioendo all’unisono, tra i tanti estimatori ci sono di certo i tifosi nerazzurri. Dopo il baratro Real ci voleva, anzi era necessaria, una svolta che tutti attendevano. Sarà che i ragazzi volevano voltare pagina, che con veemenza hanno fatto in modo di sovvertire ogni cosa, si è giunti quindi alla considerazione del detto, che non si smentisce di certo, non c’è due senza tre. Dopo il brillante successo contro il Sassuolo e la vittoriosa trasferta germanica, le aspettative fiduciose era riposte nell’attesa di una brillante gara di campionato ben giocata da squadra, per dare una conseguenza logica agli sforzi che si stanno compiendo per raggiungere un’identità certa un team coeso. Abbiamo messo in campo delle trame di gioco davvero interessanti, mettendo per alcuni tratti, alle corde i felsinei. In un primo tempo ben giocato, il risultato non è mai stato in discussione, avendolo chiuso con il doppio vantaggio e quando nel secondo, complice i consueti e soliti errori che i ragazzi compiono in maniera strutturale e senza alcun motivo, che ha scaturito la rete del Bologna, i nerazzurri hanno continuato a giocare, com’era giusto, come sapevano e così dopo una manciata di minuti è arrivato la terza rete decisiva e risolutrice che ha difatti chiuso il match. Questa volta non voglio porre l’attenzione su quel giocatore e quell’altro, non nel mio costume, ma mi piace porre l’attenzione sull’autore di una doppietta che denota la classe di questo ragazzotto che ha del carattere e doti calcistiche senza eguali, mi faceva strano che le aveva dimostrato a sprazzi, e sono davvero felice che abbia tirato fuori il suo orgoglio dimostrando di che pasta è fatto. La macchina nerazzurra è pronta, ora tocca al tecnico indirizzarla verso la giusta via, credo che forse questa volta sia quella giusta, ci siamo quasi. Di frecce nella sua faretra ce ne sono tante, ma deve avere il coraggio e fare in modo che rendano al meglio, il gioco di squadra deve essere sempre lo stesso, magari facendo in modo che alcuni giocatori possano tirare un po’ il fiato, visto i tanti impegni ravvicinati. Questo mio ragionamento vuole testimoniare come il signor Conte sta trattando un giocatore, secondo il mio parere, accantonato troppo in fretta. Mi riferisco al danese Eriksen che ha quasi relegato ai margini della squadra, dandogli l’opportunità di sporcare gli scarpini solo per alcuni minuti che non sono necessari neanche a riscaldarsi. Secondo me non è giusto prendere in giro un nazionale, forse avrebbe fatto meglio a lasciarlo in panchina, ma facendolo entrare a partita chiusa non fa altro che schernirlo maggiormente agli occhi pallonari di tutto il mondo, ci vuole un po’ di considerazione. Tal volta la grandezza di un uomo si vede anche dalle azioni che compie, questo signor Conte, mi permette poteva risparmiarselo, farsi beffa e deridere un suo giocatore, questo no! Ora forza con l’ultimo sforzo da compiere: battere gli ucraini dello Shakhtar e forse potrebbe non bastare per superare il turno, la qualificazione senza patemi l’avevamo nelle nostre mani, purtroppo ce la siamo fatta sfuggire in modo quasi dissennato, ora quel che sarà: sarà! Voglio terminare questo mio racconto con la morte nel cuore, ci ha lasciato da qualche giorno, il Dio del calcio quel Diego Armando Maradona che ha deliziato, con le sue immense giocate, tutti coloro che amano questo sport. Maradona non era solo una grandissimo giocatore capace di vincere quasi da solo una gara, ma era quell’atleta che non aveva confini o bandiera, non era solo idolatrato dai partenopei, ma credo che tutti i tifosi di qualunque bandiera gli hanno riconosciuto una grandezza senza eguali, quella classe fantastica e innata che ha sempre dimostrato sul quel tappeto verde che era divenuta parte integrante della sua vita: grazie Diego di averti potuto ammirare e di tutto quelle giocate che hai consegnato alla storia! …Amala!!!!

Antonio Dibenedetto
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Un bagliore in fondo al… tunnel!

Nella patriottica Reggio Emilia, genitrice del nostro caro amato tricolore, s’è rivista una squadra che ha provato stoicamente a giocare a calcio, al cospetto di un Sassuolo che non ha potuto far altro che issare bandiera bianca. Ma bisogna rilevare che quella odierna è stata una vittoria che fa vedere un leggerissimo bagliore in fondo a quel tunnel dov’è sprofondata l’allegra armata “Contiana”. Non può questa vittoria cancellare di punto in bianco, tutte quello che è stato scelleratamente commesso in altre gare. In considerazione di quello che si è visto e di come abbiamo giocato in Europa, il rammarico è davvero immane per come abbiamo gettato alle ortiche una qualificazione che si poteva tranquillamente centrare senza alcun patema d’animo, invece è proprio in queste circostanze che affiora l’ego masochista di una squadra che ha come concezione imprescindibile, che se le cose sembrano facile noi cerchiamo di tutto per complicarcele. Mi viene da sorridere quando sento dichiarazioni di alcuni addetti ai lavori con affermano del tipo che basta vincere le prossime due gare del girone per avere il pass per la qualificazione. Tutto falso. Al momento l’unica certezza e che non potrebbero bastare due vittorie, qualora arrivassero, perché sono più che mai convinto, che nell’ultima gara tra Borussia e Real il biscotto è d’uopo. In questi casi bisogna fare ammenda e piegare il capo alle vessazioni di rito, perché l’Italia pallonara, e non solo, saranno pronti a deridere una squadra, un tecnico e una società incapace di essere razionali, lasciando per strada quei risultati che avrebbero fatto accrescere considerazioni nei confronti dei nostri colori e incamerare soldi freschi per le casse societarie, invece ora, come direbbero le persone più titolate: chi è causa del suo mal, pianga se stesso. Certo tornare alla vittoria è sempre un toccasana per chi come noi siamo emotivamente instabili, ma l’unica strada percorribile e continuare e lottare gara dopo gara, senza lasciare nulla al caso, non c’è più tempo per lagnarsi e leccarsi le ferite che gli avversari hanno prodotto nel nostro animo, ma riflettendo bene non solo gli avversari, ma da autolesionisti noi stessi l’abbiamo fatto a più riprese. Cosa dire della gara odierna? Non molto per la verità, ma c’è stata almeno la voglia di non regalare nulla agli avversari, abbiamo cercato di giocare a calcio sin dal principio e continuando per lunghi tratti della gara, non sempre con buoni risultati, ma quando l’abbiamo fatto con criterio e in velocità è stato a dir poco spettacolare, come in occasione della rete di Gagliardini. Io non sono mai stato un estimatore del nostro tecnico, vuoi per i suoi trascorsi che cozzano con la voglia nerazzurra di emergere, vuoi perché ritengo che una dimensione alla squadra va data ed il primo a dare tale impronta deve essere il tecnico e in quest’anno e mezzo di sua gestione tecnico tattica, di vera Inter c’è né stata davvero poca. Un tecnico che ha nel suo pedigree non solo un lauto stipendio, ma anche la capacità di farlo, almeno da quello che si dice in giro. Oggi mischiando un po’ le carte nello scacchiere verde, diciamo che qualcosa si è vista, ma non possiamo certo dire che ne siamo venuti fuori da quel marasma generato in questo falcidiato mese di novembre, dove sono emerse tante lacune e minato molte certezze. Solo con il lavoro si potrà venirne fuori, ma è anche vero che tutti i giocatori devono sentirsi parte integrante di un progetto, che solo con la chiarezza d’intenti, potrà rivelarsi vincente. In fondo basta che tutti i giocatori e chi fa parte del mondo nerazzurro tenga a cuore questi colori, rendendogli quell’onore di cui è degna: il popolo interista non aspetta altro, noi ritorneremo a tifare per una squadra che si merita il nostro amore in maniera incondizionata!  … Amala!!!!

Antonio Dibenedetto
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Non è tutt’oro ciò che… luccica!

Dopo la lunga e ultima sosta, si prevede la ripresa degli impegni ufficiali della nazionale maggiore per Euro 2020, transitati per via della pandemia, nel prossimo mese di giugno, il campionato riprende con il consueto e solito cliché. Anche questo pomeriggio non è stato per deboli di cuore, anche se oramai per noi tifosi interisti è una costante il dover soffrire oltre il dovuto, per avere ragione di un avversario sulla carta più fragile, ma che poi all’atto pratico tutto ciò non si è verificato. Certo alla fine si può dire che la partita e i tre punti sono stati incamerati, e che la ragione l’hanno sempre i vincitori, ma non è sempre così purtroppo, chi ama questo sport vivendo anche di emozioni e di bel gioco, sa benissimo che quello che si è vissuto questo pomeriggio al Meazza non è stato quello che erano i presupposti di riscatto, considerando poi che di bel gioco manco l’ombra, almeno dalla sponda nerazzurra per una buona parte della gara. Questa vittoria dal gusto dolce-amaro, ci porta in dote l’ennesimo flop di una squadra che non ha mordente, che non riesce a fare gioco, che è lenta e fa fatica alla costruzione di manovre idonee e avvolgenti, specie quando trovi avversari concentrati, che ti chiudono tutti gli spazi. Non scopriamo nulla di eccezionale se quest’anno, quella che pareva inviolabile è risultata la difesa meno battuta dell’intero campionato scorso, ma che è divenuta purtroppo allo stato attuale, la banda del buco ed è cervellotica questa involuzione. Caro signor Conte, che hai dalla tua un carisma non indifferente, visto che se riuscito a spuntare un contratto talmente oneroso, che ti blinda alla guida, per forza di cose per altri due anni, di una squadra che non riesci a far giocare bene, abbi almeno la coerenza di ammettere che stai toppando alla grande e se non fossi avvolto da una fortuna smodata, a fine gara, se ci fosse stato il pubblico presente sugli spalti che ti avrebbero contestato sicuramente, secondo me avresti dovuto presentarti dal presidente Zhang con le dimissione perché l’alveo nerazzurro non è per te. Non ti puoi permettere di presentarti in casa, giocando solo venti/venticinque minuti, sottovalutando una gara risolutrice per l’equilibrio mentale di un gruppo di giocatori, e accettare un simile scempio del gioco del calcio. Non può sempre andarti bene e sovvertire un risultato che era ampiamente meritato dagli avversari, ogni gara ha una sua storia e questo lo dovresti sapere bene. Dalla panchina si udiva il tuo continuo vociare, urlando ai tuoi giocatori di essere veloci, ma come può essere fatto un gioco veloce quando tutto ristagna in passaggi sempre scontati? Come si può presentare in campo una squadra che ha nell’organico dei giocatori che oramai hanno fatto il loro tempo, che invadono la competenza territoriale di un compagno, creando e generando confusione mettendo in condizioni altri compagni di chiudere sugli avversari lanciati nello spazio lasciato libero. Caro signor Conte è stato acquistato, per diversi milioni, un giocatore che pareva essere quel fiore all’occhiello di un calcio mercato creato ad hoc per fare il salto di qualità tanto sperato, ma che in queste condizioni come quelle attuali rimane utopistico valorizzarlo al meglio. Forse devo essere più chiaro sicuramente, Hackimi in quelle condizioni perde moltissimo del suo potenziale se non viene lanciato negli spazi, se poi si deve anche preoccupare di un D’Ambrosio, che oggi tutto ha fatto tranne il terzo di difesa, allora vuol dire svalutare un parco giocatori che in molte società c’invidiano, per non parlare di un Eriksen oramai ai margini e che continuerà ad essere un oggetto misterioso. Poi altra constatazione è lampante a tutti tranne che a lei, Lukaku non può giocare con al suo fianco Sanchez, si pestano i piedi. Bene diversamente quando il gigante belga ha affianco Lautaro, si completano. Mentre il cileno può agire anche come trequartista, ruolo che svolge benissimo nella sua nazionale e magari può essere inserito negli spazi finali della gara, con le sue accelerazioni può essere letale per gli avversari. Ci sono diverse cose che ci deve chiarire caro mister, non può sempre presentarsi in sala stampa e dichiarare che a questa squadra manca concentrazione, ma può essere solo mancanza di concentrazione il tallone d’Achille di questa squadra? Fossi in lei mi farei un bell’esame di coscienza, con una semplice domanda: ma questi soldi che mi danno sono del tutto guadagnati?  …Amala!!!!

Antonio Dibenedetto
Vivere con questi colori nel cuore è stata da sempre la mia prerogativa. Oltre non c’è nulla: solo l’Inter.
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