È la squadra che vogliamo! Il posticipo della ventiduesima giornata di campionato ci opponeva alla Lazio: squadra davvero tosta. Certo visto i presupposti ci attendeva una gara davvero impegnativa, vuoi per il valore dell’avversario e per la serie di vittorie che aveva ottenuto nell’ultimo periodo e vuoi per i giocatori in rosa affidabili e uniti in un gioco corale fatto di tanto possesso palla e che eseguono da diversi anni oramai. Ma noi dovevamo giocarci un bonus, che in altre occasioni abbiamo mancato proprio sul più bello, ma non ieri sera, la concentrazione è stata massima e il gioco di squadra a me non è dispiaciuto affatto. Come ha fatto in altre gare, Conte ci ha meravigliato con cambi inaspettati, ecco l’inserimento di Eriksen dal primo minuto e di fatti non si è sbagliato perché il danese ha interpretato al meglio il suo ruolo e dai suoi piedi sono partite le migliori occasioni. Ma devo dire, per onestà di cronaca, che tutto il centrocampo si è comportato alla grande e il Brozovic visto in azione sta somigliando sempre più e quel giocatore ammirato anni fa: possiamo dire che Brozo is back! Con lui si è rivisto anche il migliore Skriniar un giocatore roccioso che è ritornato ad essere quella diga invalicabile insieme ai compagni di reparto de Vrij e Bastoni. Non solo loro hanno dato lustro alla gara serale, tutta la squadra si è distinta, sugli scudi certo Romelu Lukaku, che con la doppietta di domenica ha raggiunto quota 300 goal in carriera, che per un calciatore di 27 anni non sono pochi, anzi raggiunge l’olimpo dei migliori bomber in assoluto. Con Lautaro formano davvero una coppia d’attacco formidabile deleteria per qualunque difesa. Non posso tralasciare le 500 gare in serie A di Handanovic a cui si devono rivolgere tantissimi ringraziamenti e plausi per il traguardo, com’è certo che una menzione particolare va fatta ad un giocatore tante volte bistrattato, e spero ritrovato, che domenica si è potuto ammirare anche l’abnegazione, parlo di un Perisic che sinora non s’era ancora visto, con quella tigna e la tenacia giusta per giocare con la squadra, senza essere uno spettatore non pagante in campo. Insomma per dirla tutta a me la squadra mi è piaciuta per il semplice motivo che ha saputo soffrire quando c’era il bisogno di stringere i denti, poi però attuare quelle ripartenze che sono state davvero letali per i laziali. Abbiamo lasciato ai capitolini tanto possesso palla questo è dinanzi agli occhi di tutto, però di occasioni limpide non ce ne sono state e per questo non ricordo parate di Handanovic, forse un tiro di Immobile e per il più nulla. La Lazio, lasciati il paragone, è stata come quell’amante che ha ottimi preliminari ma senza concludere. Ancora una volta i “giornalai” in tv hanno evidenziato come la Lazio ha fatto la gara a Milano, certo ottima visti i presupposti, ma il gioco del calcio, per come la vedo io, è fatto di occasioni e tiri in porta e parate del portiere avversario, invece per loro è stata una partita piatta. Nessuno ha dato il giusto tributo, pochi accenni a quello che ha compiuto l’Inter e della vetta giustamente ritrovata, chi ama il calcio dovrebbe porre in evidenza che se una squadra non esprime il proprio e collaudato calcio non piò essere solo per proprio demerito, ma anche perché la squadra avversaria il campo l’ha tenuto con coesione e raziocinio, lo stesso che è mancato, in altre gare, ai nostri ragazzi. Queste considerazioni avvalorano la grande gara fatta dai ragazzi, con quella voglia di prendersi una vetta alquanto meritata: e ora? Abbiamo l’obbligo di restarci, lottando con caparbietà considerando ogni gara come fosse una finale, senza tralasciare nulla, i ragazzi devono farci questo regalo, dopo le avvilenti dichiarazioni di gran parte della stampa, che ha sacrificato sull’altare di un giornalismo becero, i nostri vessilli facendoci risultare la squadra incompiuta che non è capace del passo decisivo a cui non rimane altro che il campionato. Questa è realtà, al momento è dinanzi agli occhi di tutti, non abbiamo gare in Europa, e siamo fuori anche della coppa Italia. Certo in Europa si poteva e si doveva fare di più per il nostro blasone, per la nostra storia, ma oramai tutto è compiuto anche se rimane il boccone amaro l’uscita dalla coppa nazionale che poteva essere davvero alla nostra porta. Questo però è oramai il passato, viviamo il presente cercando si scrivere con note liete il futuro. Un futuro che visti i presupposti messi sul campo dai ragazzi, direi ottimo, pensando una gara alla volta e avendo il tempo per prepararla al meglio. Ora testa al derby di domenica pomeriggio, è la cosiddetta prova del nove, battendo i cugini li lasceremo a meno quattro e possiamo con relativa calma continuare un percorso, che credo, sia iniziato nel momento più basso di questa stagione: l’eliminazione in Champions. Certo sono mie considerazioni, ma credo che tutto l’ambiente nutre una rivalsa verso chi ha, con preclusione, bocciato in toto l’Inter. Come al solito i conti si fanno alla fine com’è vero che mancano tantissime giornate ancora, ma giocando come sappiamo, abbiamo la possibilità di accorciare sempre più quest’estenuante campionato, definendolo davvero anomalo. Noi siamo e saremo sempre con voi, forza ragazzi crediamoci! …Amala!!!!Antonio Dibenedetto Vivere con questi colori nel cuore è stata da sempre la mia prerogativa. Oltre non c’è nulla: solo l’Inter.Leggi Tutto
L’inedito turno di campionato del venerdì, ci opponeva alla Fiorentina nel suo stadio, e dopo l’amara sconfitta nella semi-finale di andata di coppa Italia, ci si aspettava una prova di carattere che in un certo senso c’è stata perché, si è vista almeno per 45 minuti o poco più, la vera Inter. Ma facciamo un passo indietro, ritornando allo sciagurato martedì ci coppa. La gara ha mostrato ancora una volta di come l’Inter riesce a fare autolesionismo al cospetto dei campioni d’Italia in carica, che non hanno dovuto impegnarsi, in modo esasperato, con azioni manovrate e senza fornire le tante e paventate occasioni da rete come ci si aspettava, ferita nell’orgoglio e speranzosa di una rivincita per quella sconfitta rimediata in campionato, anzi tranne una sola parata di Handanovic, il portiere più impegnato è stato Buffon. Abbiamo fatto tutto noi, con lo scellerato strattone di Young ad un Cuadrado che non aspettava altro per esibire le sue doti migliori: la sceneggiata. Certo l’inglese ha reiterato lo strattone e il rigore c’era tutto, ma non riesco a comprendere l’amnesia di Handanovic che è uscito dalla sua area, benché Bastoni, con un cenno eloquente della mano, gli abbia indicato di restare nella sua area, ma oramai la frittata era stata fatta e Ronaldo non gli era parso di vero di insaccare il generoso regalo ricevuto dalla retroguardia nerazzurra. La cosa però che mi fa specie, mi riferisco a quei giornalai di RaiSport che hanno osannato i torinesi con un gioco spettacolare e la fantastica doppietta del portoghese, forse io allora ho guardato un’altra gara, perché tutto questo divario in campo, non l’ho per niente visto. E non parlo da tifoso interista, perché se c’era una squadra che avrebbe dovuto portare a casa la vittoria era senza ombra di dubbio l’Inter, invece l’undici meneghino deve fare l’ennesimo mea culpa per le tante occasioni create e per quei regali consegnati all’odiato team torinese, che hanno fatto sì che vincessero una gara con mezzo tiro in porta. Dopo queste precisazioni che secondo me erano dovute, veniamo al racconto della gara di ieri sera. Primo tempo disputato con un ritmo alquanto blando, quasi in surplace, ma senza tralasciare il senso stesso della gara, in quanto era primario ottenere la vittoria. Sin dall’inizio l’intraprendenza di Barella è apparsa palese, e dopo le schermaglie iniziali e un intervento prodigioso del portiere viola ecco che il buon Nicolò ha eseguito un perfetto tiro a giro che ha finito la sua corsa lì dove il portiere non ci sarebbe potuto arrivare. Menzione speciale per il giocatore sardo, che in ogni gara è sempre tra i migliori, corre e si danna l’anima per quattro, sempre sul pezzo davvero vale il prezzo pagato del cartellino, e vista l’età non può che migliorare ma già così è un piacere guardarlo giocare. La gara tutto sommato era nelle nostre mani, e dopo uno spavento, con un prodigioso doppio intervento di Samir il primo tempo si concludeva, con la consapevolezza che nella ripresa si sarebbe visto ancora tanto calcio. In effetti l’Inter ha pigiato sull’acceleratore, confezionando diverse occasioni che hanno messo in evidenza le qualità del portiere gigliato che nulla ha potuto sull’azione, che ha rimpinguato il punteggio, nel caso del raddoppio. Dopo un primo tempo senza infamia e senza lode, ecco che sono esplose le qualità di Hakimi divenuto l’incubo del suo dirimpettaio fiorentino. Ma non solo, si è rivista una certa vivacità di Perisic e non certo esclusivamente per la rete, peraltro facile, da spingere solo nel sacco quel delizioso cioccolatino confezionato dal marocchino, ma tutta la squadra è entrata in campo consapevole di quei tre punti necessari per la nostra classifica, non sarà nulla per carità, ma per ben due giorni saremo in vetta della classifica, da soli scavalcando i cugini, confidando magari in un loro mezzo passo falso, in casa con il fanalino Crotone. Comunque i presupposti messi in campo dai ragazzi hanno dato quella consapevolezza che, giocando a calcio tutti uniti verso un unico obiettivo, lo si raggiunge in sicurezza. Bisogna ripartire da questi basilari concetti se si vuole compiere l’ardua impresa, abbiamo visto che i torinesi non sono imbattibili basta non fare altri regali, la testa deve essere a pieno regime senza alcun vuoto di memoria e fare tesoro degli errori commessi, per non ripeterli. Non ci sono scusanti né appelli se vogliamo raggiungere uno dei nostri ultimi obiettivi, la finale di coppa Italia. In cuor mio, da tifoso nerazzurro, vedendo i ragazzi giocare come sanno, ho acquisito delle certezze che vanno al di là della semplice fede calcistica, non dobbiamo scendere in campo molli, bisogna gettare il cuore oltre l’ostacolo bianconero, questa è una finale e noi la vogliamo vincere: forza ragazzi siamo con voi, dateci questa soddisfazione! ..Amala!!!!
Antonio Dibenedetto Vivere con questi colori nel cuore è stata da sempre la mia prerogativa. Oltre non c’è nulla: solo l’InterLeggi Tutto
Dopo il vittorioso derby e il conseguente passaggio alle semi-finali di coppa Italia che ha scaturito un clamore mediatico assurdo per la querelle verbale, con insulti reciproci e pesanti, tra due personcine che non si lasciano passare la mosca al naso, siamo costretti a non pensarci e voltando pagina, ci rituffiamo nel campionato. Un’ultima analisi di quanto avvenuto nella stracittadina va fatto, secondo il mio modesto parere l’Inter ha vinto una gara con grande merito anche perché si trovava sotto di una rete in maniera del tutto ingiusta visto le occasioni create, e se poi lo spocchioso Ibra ancora una volta, con il suo comportamento, si è dimostrato più un danno che un vantaggio per la sua squadra, non ci resta che prenderne menzione e affermare: chi è causa del suo male pianga sé stesso, ritorni in terra nel ruolo che più gli compete. Dopo questa dovuta precisazione, partiamo con il racconto di questo sabato di fine gennaio che sancisce l’inizio del girone di ritorno. Era d’obbligo rispondere alle vittorie ottenute da Milan e Juve nel pomeriggio, facendo sfoggio di una ritrovata vigoria per far meglio comprendere il ruolo che vogliamo esercitare anche in quest’ultimo stralcio di campionato. Al nostro cospetto si presenta la matricola Benevento, una squadra pimpante e ben allenata da Pippo Inzaghi, ma ieri sera non ha fatto la partita che sperava, credeva di potersela giocare contro i nostri ragazzi affamati oltremodo e pronti ad incamerare i tre punti in palio. La gara è stata preparata con cura, certo ci sono stati dei fisiologici cambi, complice anche la vicina gara, della prima semi-finale di coppa Italia con i torinesi. Ben sei cambi previsti dal tecnico per far rifiatare i titolarissimi, ma devo altresì sottolineare che chi è sceso in campo non ha per nulla sfigurato, anzi. Innanzitutto la gara nel suo puro svolgimento, per la semplicità di manovra, per le numerose occasioni create, alla fine è sembrata come un vero e proprio allenamento, si sono visti schemi e dialoghi davvero interessanti tra chi è sceso in campo. Tutto semplice, si parte con un’autorete e poi nella ripresa si è dilagato, certo complice è stata la leggera retroguardia sannita, ma alla fine sugli scudi un Lautaro che speriamo si sia sbloccato e quel Lukaku che ancora una volta si è dimostrato letale se gli si lascia spazio. Stando così il lettore potrebbe credere che tutto sia stato estremamente facile, in alcune fasi della gara lo è stato, ma di certo il Benevento non è stato remissivo tutt’altro, ha cercato di ripartire in contropiede, ma ha dovuto scontrarsi contro la retroguardia nerazzurra che ha ben contenuto, sul nascere, le loro presunte trame offensive, tant’è che il nostro Samir non ha dovuto compiere alcuna parata degna di nota, risultante alla fine spettatore non pagante della gara. L’occhio ovviamente è caduto sulla prestazione, in particolare, di due nostri giocatori. Nella fattispecie mi fa piacere sottolineare l’attaccamento alla maglia di un Andrea Ranocchia che quando viene chiamato in causa si fa trovare sempre pronto, e anche ieri lo è stato. Gli si può imputare un contatto veniale che avrebbe potuto causare un rigore, fortunatamente il Var ha dimostrato che l’intervento sul giocatore campano è avvenuto inizialmente fuori area, per il resto è stato attento e in questo momento può essere utile a far tirare il fiato agli altri compagni di reparto. Lo stesso Var che non ha definito che ci poteva essere un rigore per noi più solare, di fatti il contatto su Lautaro, direttamente sulla sua caviglia, è avvenuto sulla riga che stante al regolamento del gioco del calcio fa parte dell’area di rigore, e se sancisci un calcio di punizione diretto è palese che conseguentemente è rigore tutta la vita. Ma questa disamina la lasciamo ai detrattori dei nostri colori che hanno asserito di un’Inter aiutata, se questi sono gli aiuti noi ne facciamo volentieri a meno. Invece quello che mi ha fatto enormemente piacere l’aver visto finalmente giocare a calcio come sa ad Eriksen. S’era intravisto qualcosa nel finale della gara di coppa, principalmente nella bellissima punizione eseguita magistralmente chi ha dato il pass per le semi-finali. Ma ieri sera ha fatto sfoggio di un calcio pulito, lucido senza fronzoli e ampiamente propositivo con tocchi di prima per i compagni e con lanci precisi e ben calibrati, insomma con quelle qualità nelle giocate che si aspettavano da lui e che ha fatto vedere, e io dico: meglio tardi che mai! Sono contento perché l’Eriksen visto sinora era figlio di quello ammirato in Inghilterra, se poi questo figliol prodigo si sacrifica alla causa, può davvero essere utile sino alla fine. Confidiamo in lui per dare una risposta chiara, cercando di far rifiatare quel Marcelo Brozovic sempre impegnato sinora a cui fa difetto tal volta la lucidità e l’intestardirsi nel portare palla, nel ruolo chiave dinanzi alla difesa, il playmaker arretrato capace di far partire l’azione farcita di imprevedibilità, ma sicuramente efficace. Ora testa alla gara di martedì, partire con il piede giusto già da martedì da un significato importante, certo non sarà della gara né Lukaku e tanto meno Hakimi, dovremo fare di necessità virtù, ma visti i ragazzi lottare in queste ultime gare ci sono degli ottimi presupposti per far bene. Domani inizierà un mese di febbraio che sarà determinante per vedere di che pasta siamo fatti, di fatti abbiamo le due semi-finali della coppa nazionale, ma ci sono anche altre gare nel mezzo a Firenze, quindi in casa con la Lazio che ultimamente sta facendo bene, e poi nuovamente la madre di tutte le gare, quel derby che il Milan non vede l’ora di sovvertire a proprio piacimento, ma sarò ripetitivo l’Inter vista ultimamente mi dà garanzie, sono queste le gare giuste che possono incrementare la propria autostima, noi ci crediamo: forza ragazzi!!! …Amala!!!!
Antonio Dibenedetto Vivere con questi colori nel cuore è stata da sempre la mia prerogativa. Oltre non c’è nulla: solo l’Inter.Leggi Tutto
L’ultima gara del girone d’andata, di questo anomalo campionato, ha delineato in buona sostanza qual è stato l’andamento della nostra squadra in questa prima parte del torneo, costernata di tanti alti e bassi che non hanno mai di fatto mostrato realmente la forza del nostro team. Ieri pomeriggio allo stadio Friuli di Udine s’è vista una squadra in campo che non era per nulla figlia di quella ammirata contro l’undici torinese, la settimana precedente, pareva come una macchina inceppata, come si dice in gergo ingolfata! Contro le zebrette che fanno del loro gioco di rimessa l’arma principale, ci hanno attanagliato con una ragnatela inesorabile nella loro metà campo, oltrepassandola in modo sporadico tant’è che Handanovic non ha compiuto un solo intervento degno di nota. Però è anche vero che la coesione dell’undici di Gotti, era concentrato sul risultato che volevano, a denti stretti, portare a casa e quando si notava che qualche filamento della tela tessuta, scricchiolava ecco che ci pensava il loro portiere con interventi prodigiosi. Davvero bravo il ragazzotto argentino, quel Juan Musso, nel mirino della dirigenza nerazzurra, degno erede del nostro Samir. Anche ieri nel corso dei novanta minuti di occasioni ne abbiamo create diverse e se non siamo riusciti a fare goal, dobbiamo fare il mea culpa a noi stessi se siamo andati vicinissimi a quello che c’eravamo prefissati: cioè la vittoria. Sono queste le gare che ti danno consapevolezza della propria forza e che possono consegnare al campionato un bel segnale d’autorità, invece abbiamo ancora una volta toppato un match point per raggiungere quella vetta, quel vertice che ci sta sfuggendo da tanto, da troppo tempo. Sinceramente credevo che quell’atto di forza compiuto contro i campioni d’Italia, surclassandoli nel gioco e nelle occasioni da rete che avrebbero potuti umiliarli, ci avrebbe dato la spinta necessaria per affrontare le successive partite con un passo diverso, invece purtroppo ciò non è avvenuto. Siamo qui a commentare un risultato avaro nei nostri confronti, si è notata una mancanza di brillantezza, che appare evidente quando si raggiunge un traguardo ambito, la madre di tutte le gare, che può svuotarti di quelle forze necessarie per dare il giusto segnale al campionato. Come al solito è tutta una questione di centimetri, se le tante occasioni sono state fallite per un’imprecisione figlie di una foga di risultato da raggiungere ad ogni costo, ma è alquanto difficile quando il reparto avanzato, come ieri pomeriggio, non all’altezza di altre occasioni. La tanto acclamata “LuLa” era rimasta a Milano, non è scesa in campo anche perché il loro lavoro è rimasto inespresso, senza sbocchi, ma un appannamento ci può stare, per carità, ma non sempre si può vincere quando non fanno goal gli attaccanti, preposti a quel compito, se non supportati dal resto della squadra. Ora è tempo di fare un primo bilancio del campionato. Viriamo il giro di boa con 41 punti, ben cinque in meno dell’anno precedente ma sempre consolidando il secondo posto in graduatoria. Lo score vede la nostra squadra conquistare ben 12 vittorie, 5 pareggi e 2 sconfitte, mentre lo scorso anno abbiamo ottenuto ben 14 vittorie, 4 pareggi e 1 sconfitta. Le classifiche a confronto denotano un’evidente perdita di forza della nostra squadra, anche perché lo scorso anno abbiamo subito solo 16 reti contro le 23 di quest’anno e anche vero che per quelli che sono i goal realizzati bisogna segnalare un più cinque. Questi sono dati per gli amanti delle statistiche, ma quello che al momento interessa, a noi tifosi e amanti di questi colori, e fare tesoro di queste gare per non incorrere in errori di valutazione a prescindere, la vittoria va conquistata sul campo, lottando su ogni pallone, correndo con azioni di prima e sovrapposizioni, cercando di essere meno prevedibili, non certo come ieri pomeriggio. Ci viene posta l’occasione giusta per tornare ad essere vincenti, martedì ci sono i quarti di coppa Italia, in gara secca, contro i cugini. Una partita dal significato davvero alto, non tanto per la competizione, ma per l’autostima che ne può derivare, anche perché loro ieri pomeriggio hanno subito una secca lezione dall’Atalanta capace di annientarli, a San Siro, sia nel gioco che nel risultato. Impariamo da queste gare, non bisogna lasciare spazio ai rossoneri, questa di martedì è come una finale per il bene dei nostri colori, bisogna lasciare sul prato ogni stilla di sudore e lottare sino a che la vittoria non ci arrida. Noi ci crediamo, ma prima di tutti dovete crederci voi. Forza ragazzi!!! … Amala!!!!
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Il posticipo domenicale ci opponeva ai vincitori degli ultimi nove scudetti, un pedigree di tutto rispetto per una Juventus che di sovente ci ha punito in casa nostra, a volte di misura, in partite che hanno arrecato molti danni emotivi ai nostri colori. Basti pensare che l’ultima vittoria a Milano è targata 2016 con l’olandese De Boer in panca, per il resto sinora solo fiele, per sconfitte o pareggi che parevano talvolta immeritati. Però in questo gennaio, penultima giornata del girone di andata, c’è stata la svolta i ragazzi in campo hanno dato davvero tutto, giocando da squadra di valore per tutti i novanta minuti e oltre, non solo a sprazzi come ci è capitato spesso quest’anno. Sul versante torinese si potranno accampare tante scuse e alibi per le tante assenze, ma una squadra che ha oltre venti giocatori in rosa, quasi due squadre, non può prescindere da chi manca al momento, purtroppo devono fare il mea culpa per essersi presentati a Milano con un atteggiamento davvero remissivo, ne è la dimostrazione se il primo tiro in porta, degno di nota, è arrivato all’ottantesimo. Questo però a me interessa davvero poco, mi piace mettere in risalto come i ragazzi hanno tenuto il campo, concedendo davvero poco agli avversari. Hanno fatto una gara davvero sontuosa, mostrando un gioco d’insieme che stasera è stato davvero piacevole alla vista, peccato che gli spalti fossero vuoti altrimenti il tripudio finale sarebbe stato eccezionale. È stato proprio il carattere che hanno messo in campo i ragazzi che ha annichilito l’avversario, con una trama di gioco che ha posto l’accento nelle diverse occasioni da rete che la squadra ha prodotto, complice però la scarsa mira dei nostri attaccanti se il risultato non è stato alla stessa stregua di ciò che hanno fatto in campo, poteva essere una goleada: ma va bene così! Io a volte ho criticato l’atteggiamento che i ragazzi hanno tenuto in campo, remissivo a sprazzi, complice scelte scellerate che hanno denotato il così detto “braccino corto”, però oggi mi sento di elogiarli tutti, perché abbiamo visto come l’Inter ha giocato una partita gagliarda, farcita di tanta personalità e autorità: da grande squadra! Il mio dispiacere e rammarico è stato solo evidenziato in alcune gare dove non siamo stati costanti, manifestando in parte la qualità che ha questa squadra, spero solo che i punti persi per strada non ci facciano rimpiangere quello che poteva essere e non lo è stato. È anche vero però che di tempo c’è né a iosa, e che questa gara ci possa dare la possibilità e la consapevolezza di fare quel salto di qualità richiesto da più parti, anche perché si deve ripartire da oggi, dove tutti in campo, e in panchina indistintamente, hanno dato il massimo. Finalmente posso dire, credo lo possano dire la maggior parte dei tifosi nerazzurri, che oggi abbiamo ammirato una grande Inter: bravi tutti! Oggi è un giorno di festa, non voglio rovinarlo con illazioni che i giornalai avranno posto in evidenza, per screditare una vittoria limpida, come il presunto bacio al logo juventino di Vidal, abbracciando un suo ex compagno, lasciamo perdere e poniamo l’accento sulla gara spettacolare che i ragazzi hanno fatto, surclassando una Juventus che ha capito ben poco di quello che stava accadendo in campo. Ora quello che più c’interessa è continuare su questa strada tireremo le somme a fine stagione, anche perché abbiamo da onorare una Coppa Italia che ci vedrà opposti ad un quarto di finale secco contro il Milan ed uno scontro testa a testa, punto su punto con i cugini sino a fine stagione. Ci vuole coerenza e tanta coesione d’intenti se si vogliono raggiungere certi traguardi, ma per quello che questa squadra ha mostrato ieri sera, non ci sono limiti alle nostre future ambizioni, e parafrasando una frase dell’attore americano Gene Wilder nel film Frankenstein Junior: …”Si può fare!!!!” Forza ragazzi siamo con voi sino alla fine è questo l’atteggiamento giusto, per far si che il nostro orgoglio nei vostri confronti sia sempre vivo a prescindere! …Amala!!!!
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