

Un derby indigesto!!!
Siamo alle solite: quando bisogna dare una spallata decisiva, rimaniamo lenti ed impacciati, riaprendo, a dire dei nostri continui detrattori, che il campionato è stato riaperto. Certo, perdere non fa bene a nessuno, ma almeno avere la consapevolezza di potersela giocare, ebbene, questo è il minimo che si pretende. Ultimamente, i cuginastri sembrano essere come la criptonite per Superman (scusate l’accostamento, ma ieri sembravamo neanche un parente alla lontana del supereroe). Contro il gioco speculare di “corto muso”, rimaniamo imbambolati, senza reazione e a volte in loro balia. Si denota che questa squadra non può fare a meno di giocatori carismatici come, in primis, la TuLa e poi, tanto meno, di Calhanoglu. Ieri è stato palese come ha impostato la gara il nostro dirimpettaio, agendo sulla nostra fascia destra, dove imperversava, si fa per dire, Luis Enrique. Per carità, si vede a occhio nudo che il nostro tallone d’Achille. Spero solo che Dumfries ritorni ad essere quella croce e delizia di un tempo, ne abbiamo bisogno. Un derby non proprio entusiasmante, giocato su ritmi blandi, dove l’hanno avuta da padrone gli errori, nostri per la stragrande maggioranza, e anche nel finale di una cervellotica direzione arbitrale e di quella stanza maledetta chiamata VAR, che ha taciuto l’evidente segnalazione che poteva comunque ristabilire una sostanziale parità vista in campo. Per tutti coloro che si tacciano da esperti pallonari, una sola domanda: esiste davvero la Marotta League? Mi sa che avete toppato in massa, perché se fosse davvero esistita avremmo due scudetti in più e in questo campionato i giochi erano fatti da parecchio. Comunque va bene così, mentre altri, nelle stesse circostanze, avrebbero scritto e inveito per settimane, noi ci limitiamo a sottoscrivere la considerazione che i giochi sono ancora in essere, i debiti riscontri si fanno alla fine; per il momento siamo lì e non credo che abdicheremo tanto facilmente. Certo, dobbiamo stare attenti e concentrati per non sbagliare altre gare, restando sul pezzo e pensando a gara dopo gara, ci vuole ben altro, che se ne dica in giro. È dinanzi agli occhi di tutti che abbiamo mancato il giusto approccio alla gara e che nei momenti chiave abbiamo gettato alle ortiche due occasioni colossali che avrebbero sicuramente indirizzato il derby in un altro canale, forse a noi più congeniale. Se nel primo tempo abbiamo giocato sotto i nostri standard consueti e gettato al vento un’occasione colossale con Mkhitaryan, dopo una discesa in verticale in area rossonera, ha tirato addosso al portiere avversario, divorandosi una rete che avrebbe sicuramente dato una scossa alla gara sino a quel momento sonnacchiosa. Poi cosa accade, come da sempre risaputo: da gol mangiato a gol subito. Discesa degli avversari con tre passaggi e la rete dell’esterno rossonero. Mi chiedo dov’erano Bisseck ed Enrique? Entrambi in ritardo, permettendo la conclusione facile a rete, senza l’opportuno ostacolo. Si riassume tutto qui un primo tempo giocato male dai nostri che ha dato la consapevolezza agli avversari di poter credere nella vittoria, legittimata solo da sporadici contropiedi e attuando il gioco non gioco di cui è maestro Allegri, tutti dietro e ripartenze letali in contropiede, che noi abbiamo concesso cercando di riportare la gara sui giusti canoni del meritato pareggio. Questo è accaduto nel secondo tempo, con un maggiore possesso palla, direi alquanto sterile, senza crossare o affondare con una circolazione di palla fine a sé stessa, senza occasioni nitide e di rilievo, se si esclude quella di un Dimarco al centro dell’area avversaria mancare una rete che non è certo da lui, diciamo un rigore in movimento. Ancora una volta dobbiamo solo fare il mea culpa, per non aver giocato da Inter; mi chiedo però che i nostri demeriti si contrappongono ai meriti dell’avversario che non ti ha fatto sviluppare il gioco a cui siamo stati abituati a vedere. Non vorrei tirare in ballo il direttore di gara, quel Doveri che nei momenti cardine davvero mi viene da dire “dov’eri?”. Per oltre 90 minuti direzione di gara impeccabile, senza sbavature, ma nel finale tutto viene messo in gioco da due situazioni davvero cervellotiche. Nella prima fischia appena dopo che i ragazzi hanno battuto un calcio d’angolo, per scaramucce in area milanista, dove abitualmente non s’interviene, e qui la rete viene annullata, senza alcuna spiegazione del preventivo fischio. Ma l’apoteosi è stata raggiunta al tramonto della gara: mano netta di Ricci in area non fischiata, anzi non vista dal direttore di gara. Neanche l’assistente interviene; già dopo Napoli-Inter nessuno può intervenire per segnalare alcunché, ma la cosa assurda è che dalla sala VAR tutto tace; già il rossonero Abisso se ne guarda bene di mandare l’arbitro a riguardare l’azione al monitor. In altre circostanze, il VAR ha agito da quell’ausilio tecnico che avrebbe dovuto eliminare ogni dubbio; invece, ieri s’è insinuato come se dovessero farcela pagare per altre circostanze, non dipendenti dalla nostra volontà. Se così fosse realmente, lo so, a pensare male si fa peccato, ma talvolta ci s’azzecca. Va bene, abbiamo perso una battaglia, ma in questi momenti si vedono i veri guerrieri che si fanno forza e tutti uniti combattono per l’esito finale. La guerra è tutta ancora da vincere, e noi abbiamo le armi giuste per farlo! …Amala!!!!

Antonio Dibenedetto
Vivere con questi colori nel cuore è stata da sempre la mia prerogativa. Oltre non c’è nulla: solo l’Inter.

