

Una vittoria sofferta!
Sulla carta poteva essere una gara estremamente facile, vista la qualità delle rose delle due squadre, ma talvolta bisogna anche credere che non sempre si può vincere con i numeri e con lo status dei giocatori. In campo bisogna correre e lottare in ogni partita; ne è la dimostrazione la gara di ieri sera. Contro avevamo una squadra rimaneggiata, quella salentina, e per questo motivo ritengo che Di Francesco abbia preparato i suoi uomini a una gara tattica e sul sistema difensivo, precludendo ogni tipo di pertugio atto a far infilare i nostri ragazzi. Di fatti, non hanno concesso tantissime occasioni, forse nel primo tempo, se non ricordo male, due/tre. È anche vero che ci abbiamo messo del nostro; forse direi che non siamo stati affatto la squadra bella vista sinora. La manovra non era fluida e affidabile come abbiamo sempre visto. Secondo me, due sono le principali cause: in primis, una formazione ampiamente rimaneggiata dal turn-over, forse era il caso di mettere subito in chiaro quelle che erano le prerogative di vittoria, con la formazione titolare e magari quei cambi farli a risultato acquisito, ma è anche vero che non avremo mai la riprova di tutto ciò, anche perché è estremamente difficile averla. Ritengo poi conseguenziale un certo svuotamento di energie dopo la gara contro il Napoli; ci voleva più cattiveria, forse, per portare a casa una vittoria molto importante, ma anche così, con il risultato del Maradona, avrebbe dovuto dare un input maggiore ai ragazzi in campo. Spero ci serva da lezione che tutte le gare sono difficili se poi siamo noi a complicarci la vita con decisioni e situazioni davvero strane, come ad esempio giocare senza quella cattiveria giusta che è la prerogativa massima per arrivare alla vittoria. Per fortuna s’è vista nel finale della gara, allorquando ci sono stati gli opportuni cambi, con l’ingresso di giocatori motivati, in primis il capitano. Sbloccare una partita simile era difficile, vuoi per la chiusura sistematica dei leccesi e vuoi per il nostro lassismo. Ma noi abbiamo un ragazzo che, dal momento in cui è entrato in campo, ha dato tutto, non solo il gol vittoria che ha regalato alla squadra i tre punti che ci portano a un +6 sul Napoli, aspettando la gara dei cuginastri con l’uguale vantaggio, che potrebbe essere ridotto con un eventuale risultato positivo contro il Como. Ma la cosa che è piaciuta molto, ritenendo che negli spogliatoi mister Chivu abbia catechizzato a dovere i giocatori, è la ferma volontà di arrivare alla vittoria, con azioni più manovrate e la convinzione di poter raggiungere la meritata vittoria. Mai come quest’anno abbiamo dei giocatori funzionali che si stanno ritagliando il giusto spazio e, quando vengono chiamati in causa, non lesinano impegno e gioco per i compagni. Rabbrividisco al solo pensiero che va allo scorso campionato, quando tutto era nei piedi di quei rincalzi che non avrebbero potuto giocare manco in quarta serie, e che secondo me ci è costato davvero non solo lo scudetto, ma tanto altro. Per fortuna ora possiamo essere sicure di avere quattro pedine determinanti in attacco che ci porteranno molto avanti in questa stagione; sugli scudi il ragazzone campano, solo di origine, quel Pio Esposito di sicuro affidamento che rimarrà, credo, con noi per tantissimo tempo. Quindi il francesino Bonny, di classe pura, che può far tranquillamente rifiatare i titolarissimi Thuram e Lautaro. La cosa preoccupante è la mancanza di ricambi sulla fascia destra, ma questa è una situazione trita e ritrita che non sta trovando, al momento, una soluzione idonea. Speriamo che in società si rendano conto che non possiamo continuare con Luis Enrique e l’adattato Diuf; su quella fascia ci vuole ben altro. Non voglio per niente accennare all’arbitraggio di Maresca di ieri, alcune decisioni cervellotiche, ma va bene uguale. Ora il mio timore passa dalle prossime gare: sabato a Udine e martedì in casa in Champions contro l’Arsenal. Questi impegni ravvicinati determinano una presa di coscienza in tutta la rosa, ma in primis in Chivu: fare ancora turn-over in terra friulana, facendo riposare molti big per tenerli freschi per l’importantissima gara di Champions, oppure caricare i muscoli dei titolari di tantissimo acido lattico? Ai posteri l’ardua sentenza. È anche vero che i giocatori sono pagati per questo; è il loro lavoro per il quale guadagnano profumatamente, ma vanno centellinate al meglio le forze per ottenere dei risultati che possano farci andare lontano: è quello che vogliamo, speriamo e in cui crediamo. …Amala!!!!

Antonio Dibenedetto
Vivere con questi colori nel cuore è stata da sempre la mia prerogativa. Oltre non c’è nulla: solo l’Inter.

