Mai una citazione fu più appropriata all’assurda situazione che ha vissuto l’Inter nelle gare del ritorno al campionato, dopo il lockdown dovuto alla ben nota pandemia che tutt’ora ci attanaglia. Forse ci starebbe bene, per la nostra strana situazione, anche la massima che dice “tanto tuonò che alla fine piovve! Già per il semplice motivo che siamo stati gli artefici del nostro disastroso cammino di queste ultime giornate, non approfittando delle continue battute d’arresto che anche le squadre che ci precedono hanno avuto, anzi ci siamo fatti recuperare e superare da un Atalanta che al momento è la seria candidata ad un piazzamento che noi sicuramente non ci meritiamo affatto. Anche ieri sera si sono viste le due facce di una squadra che continua ad avere, in maniera cervellotica, fuori da ogni ragionevole concezione di giocare a calcio. Prendere una rete dopo una manciata di minuti in quel modo è davvero deprecabile, con uno Skriniar lontano parente di quel giocatore che abbiamo apprezzato tempo addietro, ieri è sembrato un mediocre difensore paragonabile ad un giocatore dilettante. Io non voglio gettare la croce addosso al giocatore slovacco, per carità, ma tutta la squadra ha giocato in una maniera irritante a dir poco, sempre in balia dell’avversario che per nostra fortuna non ne ha approfittato. Non si può proporre e avere l’approccio alla gara con un gioco di altri tempi, palla lunga per il centravanti boa di turno che giocando spalle alla porta non potrà mai essere pericoloso, ma sarà sempre e solo pronto solo per fare la sponda e poi? Il vuoto assoluto, mai che si costruisce la manovra da dietro con ragionati inserimenti e con una voglia di sovvertire lo status quo, che ci vedeva in evidente difficoltà. In panchina il nostro allenatore che cercava di far mantenere la calma, cosa inusuale per uno sanguigno come lui, forse si è allineato con la mediocrità della rosa e degli uomini che ha a disposizione e che non dimentichiamoci, sono quelli che ha voluto gli prendesse la società senza contare gli altri che ha epurati a prescindere. Non voglio entrare in questioni che non mi competono nella maniera più assoluta, la mia è solo porre in evidenza una costatazione di quello che è dinanzi agli occhi di tutti. La nostra più grande fortuna è l’aver messo un bel po’ di punti tra il quarto posto, quello che sarà nostro per il secondo anno consecutivo, e la quinta in graduatoria. Gli amanti delle statistiche sciorineranno ragioni per le quali quest’anno non è fallimentare perché probabilmente faremo più punti dello scorso campionato, ma io sono pratico e dico che non c’entra nulla perché il piazzamento sarà uguale. Quindi mi chiedo cos’è cambiato tra uno Spalletti e purato, io non sono per niente un estimatore del tecnico toscano, e il tanto lodato Conte? Se le cose stanno in questi termini nulla, anzi la differenza c’è eccome con una disparità a livello economico non indifferente, vuoi per il lauto stipendio che percepisce quest’ultimo, e non da poco, che per la campagna acquisti faraonica che ha preteso. Per giocare in questa maniera? Tutti si aspettavano una squadra pimpante, certo a tratti la si è vista, ma la cosa che diversifica una grande squadra da una mediocre è la continuità di rendimento. Non puoi vincere un campionato o ambire a posizioni prestigiose se sei una squadra normale, devi avere quella marcia in più rispetto ad altre, che alla fine fa la differenza. Noi non l’abbiamo, purtroppo! Ora sicuramente il nostro tecnico dirà in conferenza stampa che tutto è dipeso da una questione mentale che non siamo riusciti a chiudere una partita e ci siamo fatti rimontare per l’ennesima volta, so a memoria il suo discorso. Io però, come d’altronde chi ha visto la partita, siamo certi che anche il pareggio non è un risultato meritato, in questi casi c’è il rammarico ma per la prestazione orribile che si è disputati, il punteggio ci arride per il semplice motivo che non meritavamo neanche un punto per quello che si è visto in campo. Non tutto può essere ristabilito con una prestazione, nel secondo tempo, degna di una normale squadra che vuol giocare a calcio, deve essere la normalità per un collettivo che vuol crescere. Per l’ennesima volta ieri sera abbiamo recitato la pantomima del “vorrei ma non posso”, commedia che quest’anno, a più riprese, è andata in onda con la complicità degli attori del tutto inadeguati. Credo che noi tifosi interisti che amano oltre misura questi colori ci meritiamo ben altro, o sbaglio? ….Amala!!!!
Le considerazioni post gara hanno lasciato nel cuore e nella testa di tutti noi tifosi questa domanda: sarà una vittoria veritiera? Solo il tempo residuo può darci una tale risposta, anche perché la brutta, ma vincente, Inter del Tardini in contrapposizione della spumeggiante squadra vista ieri nel tardo e caldo pomeriggio del Meazza, ti lascia un’altra domanda: qual’è quella reale? Certo il Brescia visto ieri è sembrata una squadra ben poca cosa, ha fatto la sua onesta gara, ma nulla più, sembrava già molto più dimessa di quello che si potesse pensare. Certo prendere una rete dopo cinque minuti è una batosta non indifferente, per una squadra che magari aveva impostato la gara in maniera diversa, ma poi tutto appare molto più complicato quando incassi il secondo e terzo goal nell’arco di quarantacinque minuti e ti rendi conto che non è affatto semplice rimontare, anche perché non hai effettuato neanche un tiro in porta degno di nota. Tante volte mi sono soffermato sulla pochezza dimostrata negli ultimi due incontri dei nostri ragazzi, in quell’inconsistenza che non denota affatto l’intraprendenza di una grande squadra. Invece ieri si è visto tutto ciò che da sempre abbiamo implorato, corsa e coesione in gruppo. Per questo non voglio lodare, oltre il dovuto, il ritrovato spirito di una squadra in campo dopo questa sontuosa vittoria, ma voglio mettere in evidenza con una lucida considerazione, quelle occasioni che si sono perdute e dei punti lasciati per strada che spero non diano, a fine campionato, un senso di sconforto per quello che poteva essere e ciò che non è avvenuto. A me non piace parlare molto dei singoli, ma ritengo che ieri si è visto di che pasta è fatto il cileno Sanchez, è ritornato quel “nino maraviglia” che abbiamo apprezzato tempo addietro, a mio modesto parere il migliore in campo in maniera assoluta. Certo anche altri hanno interpretato al meglio il loro ruolo in campo, ma questo è un dato di fatto, tant’è la vittoria è avvenuta in modo esplicito e lampante, ma la cosa che più mi preoccupa e di questo credo sia insito nella maggior parte dei tifosi nerazzurri, è la continuità quella condizione che quest’anno è mancata ai ragazzi. Mi viene da sorridere, ma esterno quella che è una mia considerazione e cioè se senza l’armadio di ebano, se la nostra manovra è risultata più veloce e intraprendente, sarà il caso di tenerlo in panchina? Ovviamente scherzo, non avverrà mai, perché ci sono plausibili motivazioni, in primis il costo del giocatore con l’impegno imponente economico prodotto e secondo vi è la determinante considerazione che gode l’incondizionata fiducia del tecnico che l’ha voluto in modo fermo e deciso, quindi non accadrà mai più! Ci sono ancora nove gare da interpretare al meglio, dovremo fare più punti possibili aspettando che magari chi ci precede, impegnati in alcuni scontri diretti perdano qualche punto, dovremo essere pronti ad approfittarne. Non possiamo commettere ancora errori di squadra, sperando che non vi siano ancora infortuni, che sia Brozovic che Sensi possano ritornare ad essere importanti per questa Inter che necessita del loro determinante apporto! …Amala!!!!
Non bisogna avere gli occhi foderati di prosciutto come si suol
dire, ma neanche averli a forma di cuoricino e da innamorato folle da non vedere
l’imprescindibile, oppure da tifoso sfegatato che non riesce a vedere che
questa squadra al momento ha acuito delle difficoltà incredibili. Situazione
questa che si sta trascinando da un pezzo, sfociando nell’essere per lunghi
tratti di una gara in balia dell’avversario di turno. Anche ieri sera tutto ciò
si è puntualmente verificato, facendo sprofondare noi tifosi in un malessere
colmo d’insoddisfazione per una prova opaca, direi una misera prestazione di
cui si salvano solamente gli ultimi venti minuti. Questa purtroppo è una reale
constatazione, è tutto dire, non puoi chiamarti Inter se vuoi competere per
traguardi prestigiosi e poi offri spettacoli del genere. Ci vuole un po’ di
amor proprio per una gloriosa maglia, non si può annaspare e credere solo perché
ti chiami Inter tutto ti è concesso, questa considerazione lasciamola a chi può
permetterselo: noi no! In altre circostanze almeno per 40/50 minuti si è
giocato bene e se il risultato non è stato centrato è solo per nostro demerito
dovuto ad una scarsa concentrazione, ma ieri sera no, per quasi tutta la gara
non c’è stato un solo uomo che è stato all’altezza della situazione. Non voglio
gettare la croce addosso a nessuno, ma secondo un mio modesto parere, questa
maglia merita ben altro, anche ieri sera si è lasciato l’amaro in bocca all’avversario
con una forte recriminazione per gli episodi che hanno determinato il risultato
finale. Il Parma ha fatto la sua onesta partita e nel primo tempo ha creato
tantissimo e non solo la rete che ha sbloccato il risultato, e l’Inter? Il
vuoto assoluto ha interpretato al meglio il ruolo di sparring partner, senza
mai impensierire seriamente il portiere avversario. Così non si va da nessuna
parte, certo i tre punti sono importanti e questa volta è andata bene, ma come
sarà il prosieguo se si continua a giocare in questo modo? La risposta è
abbastanza ovvia, saremo superati agevolmente da un’Atalanta che gioca bene e
segna tantissimo. Ci accontenteremo per il secondo anno consecutivo del quarto
posto, delineando ancora un altro campionato fallimentare che non ha portato
quei fasti sventolati agli albori ma che nel contempo porta in eredità un
pesante fardello di tutti quei milioni spesi in sede di campagna acquisti. Sarà
il caso di fare tesoro di tutti questi errori che divengono sempre la costante
dei nostri affari in sede di calcio mercato? Non è così che si costruisce o si
diventa grandi se poi rimani imprigionato sempre degli stessi errori, guardare
avanti vuol dire fare progressi e questa squadra, a confronti delle precedenti,
sinora non ne ha fatti! Archiviamo anche quest’ultima gara, alla fine di tutto
questo supplizio, ne mancano ancora otto, speriamo che la Dea bendata ci
accompagni ancora e ci spalleggi in una sorte che dovremo meritarcela sempre
più, per non sprofondare nell’anonimato! ….Amala!!!!
Nel tardo pomeriggio di ieri s’è consumato uno spettacolo
raccapricciante, degno di una gara tra scapoli e ammogliati con tantissimi
errori e con calciatori che sono apparsi davvero fuori condizioni e molto lenti.
Nel computo della gara ci sono stati davvero pochi alti, in contrapposizione di
quei tanti bassi che hanno decretato il risultato dell’incontro. La tranquilla serata
avrebbe fatto presagire un dolce happy hour, che poi tanto felice di fatto non
è stato, certo non possiamo gettare alle ortiche ciò che di buono è stato
fatto, già ma ad essere puntigliosi cos’è stato fatto di buono ieri sera? Forse
un primo tempo che nonostante il devastante impatto sulla gara degli emiliani,
l’abbiamo chiuso in vantaggio senza averlo meritato sicuramente, anzi il Sassuolo
avrebbe meritato certamente qualcosa in più per le tante occasioni che ha creato
e per come ha più volte tagliato, la nostra difesa, come quando si affonda il
coltello nel burro. Con tutto il rispetto per il nostro allenatore, non avrebbe
dovuto proporre giocatori in campo alla stregua di un Gagliardini che ne ha
fatte di tutti i colori. Sempre in ritardo con una corsa degna di un bradipo e
in continua soggezione con gli uomini del centrocampo emiliano, che l’ha più
volte messo nel mezzo a mo’ di torello, per non parlare di un Valero che per
fare un passaggio deve prima riflettere diversi secondi, non ha più la mente
pronta all’azione. Certo sono degli ottimi rincalzi da mettere in campo quando
il risultato è acquisito o per spezzoni di partite quando gli avversari sono
stanchi. Ma non titolari in una gara determinante come quella di ieri sera,
tant’è che ora da qui sino alla fine lo sono tutte. Spero solo che l’esclusione
di una pedina importante nello scacchiere nerazzurro, qual’è Barella, sia
dovuta solo esclusivamente per motivi di affaticamento, altrimenti non avrebbe senso
fare a meno della sua vigoria e corsa. Per come sono andate le cose forse c’è
da rodersi le mani per come alla fine non siamo stati capaci di tenere il
risultato, con un po’ di concentrazione in più forse si sarebbe potuto
festeggiare per una vittoria effimera, per quello che s’è visto e per come si
stava decretando. Quella concentrazione che il nostro Gagliardini avrebbe
dovuto avere allorquando da solo, ad un metro dalla porta avversaria, avrebbe potuto
siglare, con un tocco semplice, un sostanziale tre a uno che forse poteva, con
il senno di poi, facilitare la nostra vittoria. Con i se e i ma non si va da
nessuna parte, bisogna nel corso della gara che si sta disputando, essere
concentrati oltre i novanta minuti della stessa, quello che purtroppo ieri sera
la squadra non è apparsa per niente in condizione di farlo. Ora? Risposta
semplice, lecchiamoci le ferite e riprendiamoci quello che si è lasciato per
strada, ripartendo per quelle che sono le undici finali rimaste! …Amala!!!!
Dov’eravamo rimasti?… Dopo
un lungo periodo di inattività ecco che la giostra riparte, con quali stimoli?
La gara di ieri sera ci ha consegnato la nostra cara e vecchia Inter, una
squadra che sino a quando ha birra in corpo e lucidità, gioca alla grande mettendo
sotto nelle occasioni e nel gioco prodotto, l’avversario di turno, per poi
perdersi nel prosieguo della gara. Le prime avvisaglie s’erano viste già nel
ritorno della semi-finale di coppa Italia contro il Napoli, (poi vincitore a
Roma contro la Juventus) dove l’undici nerazzurro avrebbe sicuramente meritato
di più, ma alla fine si è rimasti con un pugno di mosche in mano. I detrattori nerazzurri
sicuramente metteranno sull’altro piatto della bilancia lo scarso potenziale
della Sampdoria, però nel primo tempo, chiuso con il doppio vantaggio, che con
una maggiore forza mentale e più coesione, le reti potevano essere almeno il
doppio. L’orchestra nerazzurra ha trovato, speriamo, un gran direttore d’orchestra
quell’Eriksen forse troppo presto bistrattato da più parti, ma si è visto che è
capace, anzichenò, di giocare il pallone. Anche Lautaro sembra essersi
scrollato di dosso quelle preoccupazioni spagnole che l’assillano, dando tutto
per la causa nerazzurro in effetti è apparso motivato e ha messo lo zampino in
entrambe le reti. Del nostro colosso di ebano ne vogliamo parlare? Come al
solito ha cincischiato tantissimo, certo ha messo dentro un pallone arrivatogli
da uno scambio fantastico, ma poi? Si è letteralmente divorato altre due reti
alla sua portata. Questo non va in questa squadra, la mancanza di lucidità e di
quell’essere cinici sotto porta che fa tal volta la differenza, giacché gli
avversari alla prima occasione ti puniscono. Peccato per l’inoperoso Samir l’aver
dovuto, suo malgrado, recuperare un pallone dalla rete, quella rete che stava
dando speranza ai doriani e quasi gettato nello sconforto i tifosi nerazzurri. Come
si può pretendere però, di far punti giochicchiando come uno sparring partner
messo lì per far fare allenamento al campione, vero Ranieri? Guardiamo in casa
nostra, con il lockdown ci stiamo riprendendo un po’ più di credibilità, ora
dovremo guadagnarcela sul campo, credendo che ancora non è tutto perduto ma se
si vuole tener fede a questa ultima considerazione, guai a far altri passi
falsi, ci sono ancora diverse finali da giocare e fare in modo con tutte le
proprie forze, di vincere per dare un seguito ad un progetto che non si è del
tutto arenato. Noi tifosi, anche se gli stadi sono attualmente vuoti e materialmente
il nostro supporto non può esserci, sappiate che il nostro sostegno è ancora
più forte: noi crediamo in voi!… Amala!!!!
Uno scenario davvero impressionante ha accompagnato la gara delle
gare, la partita per eccellenza, il derby d’Italia. Quella sfida che
tutti vorrebbero giocare che ti proietta in paradiso, ma è anche pur
vero che in caso di disfatta ti fa sprofondare in un abisso di
frustrazione unica. Fa specie disputare una gara così importante a porte
chiuse, purtroppo l’emergenza sanitaria ha imposto questa condizione
per fare in modo di arrestare la propagazione del coronavirus. Credo,
interpretando il pensiero di chi ama questo sport, che tutto possa
essere messo in discussione e fermato perché l’aspetto economico non può
prevaricare quello umano che deve essere tutelato prima di ogni altra
considerazione. Veniamo all’aspetto puramente tecnico, anche ieri sera
abbiamo sbagliato l’approccio di una gara che ci stava bene sino a
quando la Juve ha giochicchiato con il risultato mai in discussione. Noi
come il solito imprecisi, e come tante volte, prevedibili e lenti,
basti pensare che il nostro primo in porta è avvenuto con un tiro di
Brozovic al 36 della prima frazione e questo è tutto dire. Ancora una
volta tocca rimarcare che questa squadra difetta in carattere, quando ci
sono gare uniche e importanti, non riesce a tirare fuori
quell’orgoglio, quell’agonismo che queste gare ti procurano con
l’adrenalina che sale in automatico. Io purtroppo non sono un mero
tifoso che nonostante tutto vede sempre l’aspetto positivo delle cose,
non riesco a guardare nascondendo quando le cose non vanno per niente
bene, si dice che il gap tra noi e i campioni d’Italia in carica sia
stato livellato, io tutto questo ieri sera non l’ho visto, anzi! Tutto
mi è parso strano, credevo e pensavo che in campo sarebbero scesi dei
giocatori che avrebbero fatto sfracelli al cospetto di chi comanda, solo
per il fatto di avere la possibilità di riaprire un discorso interrotto
nell’ultima gara giocata a Roma contro la Lazio, invece nulla di tutto
ciò. Siamo tornati a essere una buona squadra e nulla più, forse
sopravvalutati da tutto ciò che è accaduto in principio, con
quell’enfasi dettata dal nuovo condottiero e con giocatori da lui
motivati, siamo riusciti a non auto-escluderci dalla competitività del
campionato già a dicembre, certo l’agonia sta durando ma credo che più
di questo non potrà accadere. Spero vivamente di sbagliarmi e che tutto
ritorni a essere com’era a inizio stagione, in cui siamo stati inebriati
dell’ondata positiva nerazzurra, ma per come vanno le cose in questo
periodo ne dubito fortemente. Ci siamo attestati al terzo gradino con un
distacco attuale di otto e nove punti dalla vetta, è pur vero che
dovremo recuperare la gara con la Samp, com’è pur vero che dovremo anche
guardarci le spalle da chi gioca meglio di noi al momento e cavalca
l’onda dell’entusiasmo, quell’entusiasmo che al momento a noi fa
difetto. Ieri sera ci è mancata anche una sorta di concentrazione nei
momenti clou, abbiamo preso la prima rete quando potevamo gestire meglio
una palla nella nostra difesa, com’è anche vero che il tiro di Ramsey
ha avuto una deviazione decisiva di un difensore, credo de Vrij
circostanza questa determinante. Poi della bellissima rete di Dybala ne
vogliamo parlare? Meglio di no, altrimenti tutto ciò non fa altro che
acuire la classe di questo giocatore sul punto di partenza in estate e
che invece caparbiamente rimanendo sta divenendo sempre più importante
per la sua squadra. Purtroppo nel nostro organico non abbiamo un
giocatore del genere, capace da solo di avere quel colpo risolutore che
ti cambia l’inerzia di una gara, si pensava che in Lautaro di aver
trovato il giocatore capace di simili prerogative, invece al momento
rimane leggermente appannato, secondo me complici le sirene spagnole lo
stanno martoriando interiormente. Ho sempre sostenuto che in questa
squadra non vi sono top player capaci d’invertire la rotta e la tendenza
di una gara, ma che ci sono tanti buoni giocatori che al momento non
sono l’espressione massima in campo. Eravamo tutti esaltati dalle
giocate di Sensi che pare essersi smarrito, tutti felici per l’acquisto
di Eriksen che al momento pare defilato nelle gerarchie dell’allenatore,
l’unico che sta giocando in pianta stabile dei nuovi acquisti e Young
un giocatore di quasi 34 anni che il suo compito, nonostante tutto, in
campo lo fa. Speriamo solo di avere la voglia di non sciupare tutto
questo finale di stagione, se si continuerà a giocare, e avere la
contezza che ancora qualcosa di buono si può fare. C’è un’Europa League
da onorare e una semi-finale di coppa Italia da giocare al meglio delle
proprie possibilità, non dimenticando di un piazzamento in campionato da
guadagnarsi al meglio, non tutto è perduto ma bisogna giocare come se
ogni gara fosse una finale e non come ieri sera, dove non si è persa
solo una partita, ma a mio avviso molto di più! Avremmo dovuto
festeggiare nel migliore dei modi e con uno spirito nettamente diverso
questo lunedì 9 marzo, nel quale ricorre il 112 anniversario della
nascita della nostra cara e amata Inter, l’avrebbe meritato sicuramente,
non credete? ….Amala!!!!
Queste le
dichiarazioni del Ministro dello sport, Spadafora: “Juve-Inter? Il Governo non c’entra, il rinvio
l’ha deciso la Lega”
Dopo l’ennesimo colpo a sorpresa del Governo della Repubblica delle
banane, ops.. scusate lapsus freudiano, della Repubblica Italiana e di
quella Federazione (farlocca e succube degli ovini) a tutela del Calcio
in Italia, ma mai come in questo momento credo a tutela degli interessi
solo di alcuni; ecco che la giostra del campionato di calcio, è fermata,
ma in maniera parziale. In Italia ci sono zone, dove c’è una pandemia
esagerata mentre in altre il coronavirus non ha attecchito, anzi è
scappato dalla ferocia degli antivirus che hanno gli abitanti. La cosa
che fa specie come si possa andare ancora avanti con questa
pagliacciata, che senso ha fare giocare metà delle gare della massima
serie mentre le altre destinarla a maggio, non aveva più senso bloccare
tutto oppure, se c’era il pericolo impellente, farle disputare a porte
chiuse? Con il senno di poi ho visto delle testate giornalistiche che
tutto non poteva avvenire perché dall’ex capitale d’Italia, da quella
Torino dove tutto è possibile, è stata fatta strenua opposizione per il
lauto guadagno che avrebbe dovuto perdere. Certo una gara di campionato,
il così detto derby d’Italia, non aveva senso disputarlo senza il
ritorno economico di contorno, che in questi casi è davvero milionario.
La famiglia Agnelli non poteva ne voleva rimborsare i biglietti a tutti
quelli che ne avevano già acquistato il diritto, oltre al danno
economico la beffa del rimborso no. Loro sono una società seria e ogni
diritto va tutelato, meglio il rinvio, tanto che al momento della
stagione, quando era palese l’aver smarrito quello smalto che la squadra
aveva nei precedenti mesi, tutto fermo e riposiamoci che è meglio,
cercando di recuperare le energie giuste per ricaricare le pile di uno
spogliatoio che accusa un certo fermento. Ovviamente a pensare male si
fa peccato, mi hanno insegnato da piccolo, ma è anche vero che spesso ci
si azzecca, in considerazione dell’ordinanza Regionale del Piemonte che
ha stabilito da lunedì il ripristino delle attività sportive, allora di
cosa vogliamo parlare? Ad avvalorare questa tesi ecco che prontamente
nel mercoledì successivo dov’è previsto il ritorno di coppa Italia, ecco
che d’incanto l’emergenza sembra svanita, si giocherà a porte aperte
solo per i locali lasciando fuori dallo stadio gli “untori lombardi”.
Scusate ma qui si rasentano l’idiozia e la dabbenaggine pura, queste
persone credono che possano prenderci in giro come e quando vogliono?
D’acchito l’emergenza è terminata tutto è ritornato nella norma, io sono
uno dei tanti fautori che questo avvenga il prima possibile, ma da
comune mortale mi chiedo, gli stadi sono chiusi per determinate persone
presenti in taluni comuni, ma allora perché tutti i grandi centri di
aggregazione sono aperti? I supermercati presi letteralmente d’assalto, i
cinema riaperti come pure ogni sorta di locali per ravvivare la normale
vita cittadina e gli stadi no? Se ci vogliono far credere che tutto sta
procedendo per il verso giusto allora dovevano riaprire gli stadi,
oppure far disputare le gare ugualmente senza che il tutto si debba
risolvere in un maggio dove gli incontri saranno ravvicinati, destinando
un finale di stagione estenuante per quelle squadre che stanno
competendo su più fronti. In considerazione di queste supposizioni ecco
che è maturata sempre più la convinzione che questo campionato è
letteralmente falsato. Si giocassero lo scudetto a tavolino, magari
facendo una gara a Risiko, così non c’è pubblico e possono farlo in una
camera asettica, in tutta tranquillità. Non mi sembra giusto che la
società Inter ha disputato la gara di Europa League a porte chiuse e per
di più rimborsando il costo dei biglietti a tutti i tifosi che ne
avevano già acquistato il titolo. E’ vero che non tutti siamo uguali,
com’è vero che per fortuna abbiamo ottiche diverse, ma l’onestà
intellettuale e il rispetto per le persone e per chi compie sacrifici
per acquistare i biglietti delle gare di calcio, non si compra nel
supermercato e di questa società ne sono orgoglioso, non credo che i
tifosi della citta comandata dai signori di Torino non possano dire
altrettanto. Io mi sto sempre più disinnamorando di questo sport e
guardo con occhi di compassione ancora chi crede che il calcio sia
pulito e vince chi merita, poveri illusi è tutto deciso, mi meraviglio
che ci sono ancora persone che spendono soldi per seguire uno sport che
è, ora più che mai, alla mercé di chi fa la voce grossa come coloro che
ne acquistano i diritti e di chi si ritiene superpartes, che possono
fare e disfare ogni cosa a loro piacimento. Da più parti si leva il
grido di fermare questo campionato assurdo e scandaloso, io sono con
tutti loro! …Amala!!!!
Gli occhi del mondo pallonaro erano rivolti all’evento del
posticipo serale, in quella Roma che ci evoca in ogni occasione, graditi e
nefasti ricordi. I più intelligenti,
“capiscioni” e saccenti esperti del mondo calcistico reputavano la gara
dell’olimpico, come la Death line, la gara da non sbagliare e per la quale,
secondo loro, tutto si metteva in gioco in una sera, io francamente non credo
che al momento i giochi siano stati fatti. Anche in considerazione della gara serale,
ritroviamo una Lazio caricata a mille, specie dopo la vittoria di ieri, senza
alcun impegno settimanale e con lo sguardo tutto rivolto in maniera esclusiva
al campionato, la pone su di una corsia preferenziale per il titolo finale, ma
mancano ancora tante gare sino alla fine, maggio è ancora lontano. La gara di
ieri sera ha però evidenziato come l’Inter sia ancora un’incompiuta, non è
matura per competere e assurgere al compito di grande squadra, ci vuole del
tempo questo è vero, com’è vero che non si chiedeva subito il titolo, ma gli
onerosi investimenti facevano presagire il contrario. Per costruire una squadra
vincente ci vuole del tempo, ci vogliono giocatori che abbiano compreso alla
perfezione gli schemi da adottare in campo, ci vuole del tempo perché tutto
funzioni alla perfezione, questo tempo per chi si chiama Inter purtroppo non
c’è! Bisogna creare un gruppo che giochi con voglia insieme da diversi anni e
questo l’ha creato la società Lazio, che negli ultimi quattro anni non ha
ceduto alle lusinghe di società prestigiose per l’acquisto dei suoi giocatori e
pian piano ne ha inseriti altri. Poi c’è la ciliegina sulla torta che, specie
quest’anno, sta avendo una sorta d’immunità arbitrale senza limiti, bravi a
creare situazioni particolari ma molto bravi a sfruttarle. In particolare mi
soffermerei sui tiri dal dischetto ben 14 a favore mentre quelli contro solo 2.
C’è qualcosa che stona, oppure loro sono bravissimi a fare cadere nella
tentazione del fallo decisivo i difensori avversari, oppure l’aiutino è dietro
l’angolo. Con questo non voglio dire che ieri la vittoria non è stata meritata,
anzi, secondo me, per come l’ho vista in altre circostanze, ieri sera non è
stata trascendentale come il solito, ma è stata brava a sfruttare le occasioni
avute, diciamo che è stata avviata una rimonta… pilotata! Io non amo giudicare
i direttori di gara, ieri però il sig. Rocchi, definito da tutti nell’ambiente
calcistico come la punta di diamante del panorama arbitrale italiano, purtroppo
non è stato in campo così bravo da meritarsi questa definizione. Ci sono stati
alcuni episodi che gridano vendetta, con lui ritengo insufficiente anche chi
era preposto al Var, non si possono soprassedere su episodi che paiono determinanti.
In primis il fallo intenzionale di Milinkovic-Savic su Barella, poi vi è la
questione dei rigori, si possono dare oppure no, ma ci vuole unità nelle
decisioni, se si concede il rigore per un appoggio di mani di de Vrij sulla
schiena di Immobile che aveva maldestramente ciccato la palla, e a causa di
quel leggero tocco da tergo, tanto immobile non è parso, caduto in terra
colpito da un fulmine. Tenendo un metro di giudizio univoco, il succitato
direttore di gara, avrebbe dovuto come minimo, nell’azione incriminata, recarsi
nell’apposita zona e rivedere l’intervento su Young in area, almeno per non
dare adito a discussioni inutili, fugando in questo modo ogni eventuale
polemica, invece sicuro della sua indiscutibile professionalità non l’ha fatto,
alimentando com’è notoria nel nostro paese ogni minima presunzione inneschi una
reazione da cui subentra la malafede! Volevo solo ricordare che l’Ajax ha
richiesto un rimborso milionario, al sig. Rocchi, per l’uscita dalla Champions
per un suo errore grossolano, quindi di cosa vogliamo parlare? I direttori di
gara dovrebbero essere grati all’ausilio tecnologico, è un parafulmini non
indifferente per non creare alibi e sospetti, invece imperterriti fanno come
meglio credono, alimentando in questo modo sempre più l’ombra del sospetto. Con
questo, ripeto, non voglio dire che la vittoria laziale non è stata meritata,
anzi, siamo stati noi che l’abbiamo agevolata in tutto e per tutto, regalandole
ben due reti con il nostro atteggiamento sicuramente discutibile che è
sicuramente cambiato da un tempo all’altro. Non riusciamo a tenere il risultato,
se in altre circostanze la nostra rimonta è stata salutare, ieri sera siamo
stati ripagati con la stessa moneta, forse con banconote un po’ taroccate, ma
per tutti i saccenti della carta stampata e per chi sguazza in queste cose, non
fa differenza. La cosa che unisce tutti è sparlare di una squadra quella
nerazzurra sempre sulla graticola, che non avendo i favori di chi conta, deve
sempre combattere contro tutti e contro tutto, ma per chi ama questi colori e
fonte di orgoglio perché se si ama l’Inter quando vince, si deve amare
parimenti quando perde, perché questi colori non si discutono, qualunque cosa
accada! …Amala!!!!