Posts by interclubfano


Dov’è il regolamento?


Scritto Da il 27/Ott/2025

Dov’è il regolamento?

Ennesimo fatto strano che ci colpisce con sentenze e motivazioni che ci penalizzano ulteriormente; tutto ciò mi fa davvero pensare che il regolamento del gioco del calcio venga applicato in modo assistenziale, non è uguale per tutte le squadre che partecipano al campionato. Con l’episodio di sabato sera, davvero assurdo, sono ben tre le macchie e relative sconfitte che ci portiamo addosso, direi in maniera del tutto immeritata. Dopo solo otto giornate siamo qui a leccarci le ferite per “orrori” arbitrali di una classe di direttori di gara davvero inefficienti e il capo massimo cosa fa? Ci indora la pillola con motivazioni che paiono darci ragione, certo, ma oramai il danno è procurato in maniera irreversibile e cosa ci facciamo delle scuse di Rocchi? Un bel niente. Piccolo excursus. Seconda giornata: rigore concesso all’Udinese per un presunto fallo di mano di Dumfries, con il braccio che compie un movimento naturale mentre salta; in altre circostanze non è stato assegnato, invece a noi sì! Derby d’Italia, sconfitta rocambolesca con rete decisiva su intervento di Thuram su Bonny, con entrata sulla gamba e con il braccio largo che colpisce l’attaccante nerazzurro. Si era detto che il contatto era lieve e non punibile; in altre circostanze il gioco era stato fermato per molto meno, a noi invece tutto regolare. Terzo fattaccio con un assistente che si erge a protagonista, decidendo di essere il giustiziere e il depositario unico del regolamento del gioco del calcio. Vede un presunto fallo che il direttore di gara, appostato a meno di cinque/sei metri dall’azione, non sanziona, lasciando proseguire l’azione; invece, lui comunica un evidente fallo, solo per lui, peraltro, commesso ai danni di De Lorenzo, da una distanza tripla rispetto a quella dell’arbitro. Questo “occhio di lince” induce in errore se stesso e il direttore di gara, ma la cosa che mi fa più specie è che non interviene nessuno dalla sala VAR. È assurdo: se non riesci a sanare questi errori marchiani, a cosa servono tutte le tecnologie di questo mondo adottate? Sarà, ma i dubbi rimangono e sono ben documentati, e siamo solo all’ottava di campionato; figuriamoci nel proseguo cosa accadrà! Speriamo bene. Analizzando la gara di Napoli, appare evidente che la buona sorte ci sta girando le spalle, motivazione secondo la quale, nel primo tempo, per quello che si è visto in campo, se c’era una squadra che doveva e poteva passare in vantaggio, era sicuramente l’Inter. Diverse occasioni da rete, iniziando dall’occasione fallita da Lautaro, solo in area, che spara indosso al portiere un pallone che avrebbe dovuto infilare nel sacco; traversa di Bastoni su colpo di testa maestoso e infine palo di Dumfries. Queste le occasioni che ricordo a memoria, le più eclatanti, e il Napoli? Zero assoluto, il nulla in un primo tempo che comunque ha chiuso in un vantaggio ben confezionato da chi si dovrebbe ergere a giudice incondizionato di gara. Vomitevole come andamento di una gara in nostro possesso, che ci siamo lasciati sfuggire in malo modo; era l’occasione idonea per dare una spallata a chi si crede migliore, ma che di fatto è solo fortunato e palesemente aiutato dal palazzo. Certo, sono mie considerazioni, che vengono dallo sconforto per aver assistito a uno scempio del gioco più bello del mondo: quel calcio che oramai è smarrito e sarà difficile che possa riprendersi quella credibilità acquisita nei lustri precedenti. Nella ripresa, i ragazzi hanno cercato di rimettere in sesto una gara che da subito era parsa condizionata, subendo il secondo e il terzo gol in maniera del tutto sciagurata, con una concentrazione oramai persa in maniera inesorabile, grazie anche alle veementi e riprovevoli azioni esercitate da chi si era accorto che la squadra avversaria stava giocando meglio. Il suo diktat era quello, di fatti sempre esercitato in panchina, di far innervosire i giocatori avversari con gesti e commenti sopra le righe. Il “parruccone” questa volta non si è presentato in conferenza stampa elencando i suoi fatidici retropensieri, perché dopo tutto la gara era stata vinta, ma stare zitto non è nel suo DNA. Questa volta ha attaccato un dirigente (il presidente Marotta) che si era presentato ai microfoni denunciando un abuso e il conseguente marchiano errore compiuto ai danni dell’Inter. Lui però ha la memoria corta, non ricorda che il suo presidente di esternazioni ne ha fatte e di più gravi, non ricorda quando era all’Inter e ha dichiarato che sarebbe stato più giusto che in conferenza stampa, tal volta si presentassero anche i dirigenti, non ricorda del malessere che l’ha colpito quando esternò nei confronti dei dirigenti della sua amata Juve, che non ci si presenta al ristorante dove si paga 100 euro con dieci euro in tasca, lamentando che gli avessero comprato i calciatori che lui voleva, non si ricorda l’ultima esternazione nei confronti del suo presidente, accusandolo di avergli acquistato troppi giocatori e di non riuscire a inserirli nella sua squadra. Quindi, tutto ciò cosa fa capire? Che questo soggetto è solo un sopravvalutato, saccente, ma che in definitiva, dove non arriva con il gioco del calcio, ci arriva con le sue continue lamentele, e una dialettica che i giornalai non riescono a scalfire, essendo, sicuramente compiacenti con il suo credo. Caro Conte, le lacrime vanno essere versate per fatti concreti e veri e non per presunti torti subiti; ci vuole ben altro. Un consiglio: prendi esempio da chi ama questo sport. Chivu, al tuo cospetto, è davvero un gran signore, mentre tu… meglio se non mi pronuncio e tengo per me quelle che sono le mie considerazioni sul tuo conto. Ora cerchiamo di archiviare la nefasta gara di sabato e proiettiamoci nel turno infrasettimanale. Oggi sono state diramate le convocazioni; ebbene, ho avuto altri retropensieri che mi sono balenati nella mente immediatamente alla lettura delle designazioni. Oramai non mi fido più dei direttori di gara; hanno sempre qualcosa che li fa diventare artefici di decisioni che possono arrecarti danno oppure agevolarti. Io voglio che ci sia equità; mi rendo conto che però questo è un discorso puramente utopistico, ma mi piace credere che prima o poi sarà attuato. Ritornando alla gara infrasettimanale contro i viola, è stata affidata al “milanista” Sozza, colui il quale ne ha fatte di tutti i colori quando ci ha arbitrato nella fase finale della Supercoppa vinta dal Milan. Quindi possiamo stare sicuri e certi di poterci giocare la gara al meglio delle nostre possibilità? Io me lo auguro vivamente. Certo, noi siamo l’Inter e siamo abituati a lottare sempre contro tutti e tutto. …Amala!!!!

Antonio Dibenedetto

Vivere con questi colori nel cuore è  stata da sempre la mia prerogativa. Oltre non c’è nulla: solo l’Inter. 

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Una gara di carattere


Scritto Da il 20/Ott/2025

Una gara di carattere!

La gara dell’Olimpico di Roma ci consegna una vittoria voluta e ottenuta con tanto carattere e grinta. In sintesi, si possono definire queste gare con l’appellativo di “sporche”, nelle quali emergono le qualità da grande squadra tipiche di chi vuole e lotta per ottenere il massimo. Posso dire che ci siamo riusciti, nonostante tutto e tutti. Non era semplice ottenere i tre punti in terra capitolina, ma grazie alla coesione dei ragazzi e alla concentrazione messa in campo, abbiamo capitalizzato con un risultato striminzito, è vero, ma solo per colpa nostra, nonostante le diverse occasioni per poter far male ai giallorossi, ottenendo il massimo: cioè i tre punti che ci hanno avvicinato agli stessi giallorossi e al Napoli. I social si sono scatenati sulla presunta rete definita in fuorigioco di Bonny, che si è involato verso la porta avversaria, ma la cosa che mi fa specie è che nessuno si rende conto che con il fuorigioco automatico è assolutamente impossibile sovvertire la decisione tecnologica. Ci fossero delle decisioni così precise e inconvertibili, affermazione che non si può assolutamente dire dell’operato dei vari arbitri in gara, che nonostante la tecnologia ne combinano di tutto e di più. Prendiamo ad esempio la direzione di Massa, direi davvero catastrofica nel suo insieme. Ci sono così tanti errori che, secondo me, sarebbe il caso di lasciarlo a casa per un po’; altro che internazionale, questo arbitro non potrebbe arbitrare neanche nell’oratorio parrocchiale. Sia ben chiaro, non mi piace parlare degli arbitri, ma mi piace sottolineare che finora ci hanno arrecato più danni che vantaggi, e direi che allo stato attuale non ne abbiamo certo bisogno. Ritornando alla scellerata gara di Massa, iniziamo a sviscerare le varie situazioni. Inizio gara, dopo pochi minuti ammonizione a Lautaro per fallo su un difensore giallorosso; ci può stare la punizione, ma il signor Massa decide che quell’intervento era passibile di ammonizione. Va bene, si accetta la decisione, anche se a mio parere è del tutto cervellotica. Si ritiene che il prosieguo della gara si debba tenere uno stesso e logico filo conduttore; invece, il succitato direttore decide di concedere una certa immunità verso quel “macellaio” di Mancini, capace di fare interventi non solo da giallo, ma direi più rossi; invece, il nulla. Tipica l’azione in cui viene fischiato un fallo a Calhanoglu, che entra deciso sul difensore, ma lo stesso, sbracciando, gli dà una gomitata. Massa era lì a non più di due metri e ritiene opportuno concedere una punizione alla Roma, sorvolando sul netto fallo, che poteva davvero far male al nostro Hakan. Non si è ancora concluso il primo tempo. I falli nei confronti di Lautaro sono continuati sino a quando è rimasto in campo, per poi proseguire nei confronti di Pio Esposito e Bonny. Altra situazione cervellotica è stata non aver sanzionato un netto fallo da dietro sul capitano N’dicka, che avrebbe meritato il secondo giallo e quindi la sacrosanta espulsione; per Massa tutto regolare, ma non per quel marpione di “Gasperino il carbonaro” che, capendo a cosa sarebbe andato incontro il suo difensore, lo sostituisce prontamente. Una gara maschia ci può stare, per carità; il calcio è fatto di interventi duri. Ma sempre nel limite dell’umana considerazione, cercando di non ledere l’incolumità altrui, cosa che i giocatori della Roma erano stati autorizzati ad adottare: una rudezza oltre ogni limite con placcaggi tipici del football americano, che non hanno a che vedere con il calcio. Termino questa mia disamina con l’errore per eccellenza: secondo tempo, la Roma che spinge, palla dal limite, Acerbi salta per fermare il tiro diretto nello specchio, girato e con le braccia aderenti al corpo, colpisce, anzi viene colpito sul gomito e viene assegnata una punizione dal limite. Era questo il momento opportuno che intervenisse il Var, dicendo a quell’incompetente di un arbitro saccente e asino che non si poteva fischiare una tale punizione, per l’incolpevolezza del nostro difensore. Sono certo che se fosse accaduto nella nostra area, avrebbe sicuramente fischiato il calcio di rigore, tanto ne abbiamo subito già due simili in queste prime 7 giornate. Con la tecnologia, arbitrare dovrebbe essere di una facilità estrema. Vorrei vedere queste persone arbitrare da sole, come capitava a me arbitrare in tornei amatoriali, dove per stare sull’azione si dovrebbe correre come dannati e verificare le varie situazioni di gioco. Ci vuole buon senso e basta. I ragazzi mi sono piaciuti non solo perché hanno concesso il giusto, ma senza lasciare il pallino del gioco sempre in mano nostra. L’unico rammarico è che potevamo chiudere prima la gara, senza dover attendere il fischio finale, con il pericolo di pareggiare una gara che è sempre stata nelle nostre mani, mai in pericolo. Il giusto simbolo di una grande squadra che sa soffrire, sa ribattere e che gioca in maniera sporca ma efficace, sinonimo di crescita esponenziale che non potrà che far del bene nelle gare future. Ora sosta Champions, quindi ci sarà la gara della verità, anche se rimane ancora prematuro, ma ti può dare una carica di adrenalina senza pari, perché vincendo a Napoli si può dare un bel segnale al campionato: crediamoci! …Amala!!!!

Antonio Dibenedetto   

Vivere con questi colori nel cuore è  stata da sempre la mia prerogativa. Oltre non c’è nulla: solo l’Inter

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Diario di bordo!


Scritto Da il 5/Ott/2025

Diario di bordo!

L’attesa è terminata, si parte alla volta di Milano per la gara di campionato, la sesta, dedicata agli Inter club, con prezzi popolari riservati ai soci. Era da un po’ che non mi recavo nel tempio del calcio: sua maestà il Meazza, lo stadio di football per antonomasia! Avvertivo nell’aria un certo non so che, mi faceva presagire che non fosse il solito sabato; c’era qualcosa di diverso, percepivo tanta positività. Non è che la negatività fosse mia compagna, per carità, ma c’era qualcosa di diverso. Preparato il solito zaino da stadio, con tutto il necessaire, mi sono recato al punto d’incontro in attesa dell’autobus di Marchego, un servizio che effettua il centro coordinamento Interclub Marche, per dare la possibilità ai vari club affiliati di usufruire di questo trasporto sino allo stadio. In viaggio con altri sei soci dell’Interclub Giacinto Facchetti di Fano, intraprendiamo questo viaggio di circa quattro ore per raggiungere l’agognata meta. Giungiamo a Milano dinanzi alla maestosità e grandezza del Meazza. Erano da poco giunte le quindici; visto che i vari varchi diventavano operativi alle sedici, abbiamo fatto un giro intorno allo stadio, consumando un panino e bevendo la solita birra di benvenuto, che tradizionalmente non guasta mai. Dirò a posteriori che porta davvero bene brindare ai nostri colori. In tanti iniziavano ad affollare l’atrio del Meazza, quindi, cercando di essere tra i primi e evitando le presunte lunghe code, ci siamo approssimati al varco designato, in attesa paziente sino allo scoccare dell’orario previsto. Espletate le operazioni di rito al varco, pian pianino abbiamo iniziato la salita dal silos che ci avrebbe portato al nostro settore: il terzo anello rosso, in una posizione ottimale per gustarsi in pieno quelli che sono i movimenti specifici del gioco del calcio, che in TV non si vedono e che sfuggono in maniera del tutto naturale. La salita è stata certo impervia, ma non del tutto stancante; abbiamo evitato in questo modo le centinaia di gradini che viceversa avremmo dovuto fare. Lo stadio iniziava a riempirsi, abbiamo con tutta calma preso il nostro posto e pazientemente abbiamo atteso l’evolversi degli eventi. Certo, mancavano circa due ore all’inizio dell’incontro, ma il colpo d’occhio iniziava a essere davvero imponente, quindi c’è stata l’emozione dei ragazzi scesi in campo per il riscaldamento, e giù la prima ovazione dello stadio di incitamento per i nostri pupilli. Prontamente ho notato i due gruppi che effettuavano gli esercizi pre-gara, notando che nel secondo gruppo c’erano Acerbi, Calhanoglu, Pio Esposito e Susic, che sicuramente non partivano titolari; di fatti, così è stato. Si è notato subito come caricavano negli esercizi e il riscaldamento è stato raggiunto in modo tale che si è vista l’intensità con cui hanno affrontato la gara. Posso affermare, senza il minimo dubbio di essere smentito, che non c’è stata gara. I ragazzi hanno pigiato da subito sull’acceleratore, con una pressione davvero impressionante e giocando in un modo davvero sublime, annichilendo gli avversari, senza dargli la minima possibilità di fare il proprio gioco. In sintesi, per ottantacinque minuti il pallino è sempre stato nelle nostre mani; non dico eresie se affermo che alla fine del primo tempo il risultato di chiusura della prima frazione è stato di sole due reti a zero. Silvestri, portiere avversario, ha compiuto alcuni interventi importanti, mentre il nostro Sommer è stato spettatore non pagante. Il cliché del secondo tempo non è affatto cambiato; anzi, c’è stata maggiore pressione, nella conseguente voglia di mettere l’opportuno sigillo di chiusura a una gara interpretata magistralmente dai ragazzi. Tutti sugli scudi, dal nostro capitano, mattatore assoluto in ogni parte del campo, a un Barella ben motivato che avrebbe potuto realizzare anche un’altra rete, nel primo tempo, se solo avesse tirato in porta anziché cercare il passaggio al compagno, non certo meglio piazzato di lui. Su tutti, però, devo fare la giusta menzione a un giocatore la cui forza e modo di giocare, per un giovane come lui, appare davvero un predestinato e noi dovremo tenercelo stretto; mi riferisco a Bonny: protagonista assoluto, autore di ben tre assist e una rete davvero bella, cosa volere di più? Lo scorso anno, quando mancava una punta titolare, si soffriva per andare in rete con quei presunti attaccanti che avevamo in rosa; quest’anno è tutto diverso, ne abbiamo ben quattro, tutti all’altezza, tant’è che ieri non si è avvertita l’assenza di Thuram. Ieri non c’è stata solo la felicità per la vittoria, sontuosa per davvero, ma ho avuto la consapevolezza che davvero si è voltato pagina. Con Chivu si vede un gioco armonioso, con pressione e capacità di fare male in ogni occasione; anche se riuscissimo a tirare in porta anche dal limite, non sarebbe una cattiva cosa. Dall’altezza della nostra posizione si vedeva benissimo come viaggiava la palla e gli spazi in cui si inserivano i ragazzi in aiuto al compagno; c’era l’attitudine di accompagnare l’azione con più uomini. Certo, mi sono divertito come gli oltre settantatremila spettatori, avendo la consapevolezza che questa squadra può dare davvero tanto e aumentare qualitativamente un gioco che sin d’ora è straordinario: un godimento infinito. Grazie per avermi fatto vivere una giornata significativa con quell’emozione che mi ha accompagnato nel viaggio di ritorno, sapendo che l’Inter c’è. Non avevo dubbi, ma ora che l’ho vista ne sono assolutamente consapevole che possiamo recitare il nostro ruolo in questo campionato. …Amala!!!!

Antonio Dibenedetto   

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E’ la gara della svolta?


Scritto Da il 29/Set/2025

E’ la gara della svolta?

Tante volte abbiamo sperato di ritrovare la nostra cara Inter che ci faceva sobbalzare il cuore con giocate fantastiche e trame di gioco davvero apprezzabili. Tutto andava bene per alcune gare e poi, come d’incanto, la magia s’interrompeva. C’era qualcosa che eliminava quel velo di consapevolezza nei mezzi dei ragazzi; tante volte si sbagliava l’approccio alla gara, si macinava gioco, ma mancava quel giusto appiglio per completare quell’opera iniziata precedentemente. Si creava tantissimo, ma le realizzazioni tardavano a consolidare un risultato ampiamente nelle nostre corde. Ora la domanda nasce spontanea: sarà la volta buona? S’è voltato pagina decisamente, ma il nuovo corso si trascina dietro quella impossibilità d’essere costanti. Certo, abbiamo disputato delle gare degne e ben giocate, solo che talvolta il risultato non ci ha dato ragione né favorito. Nella fattispecie, quelle che gridano vendetta sono le gare contro squadre che hanno colori simili: non colorati. Ultimamente abbiamo inanellato tre vittorie, due in campionato e una in Champions, quindi speriamo sia la svolta perché questa squadra ha dimostrato di saper macinare gioco, anche se la pecca maggiore, che si trascina dietro da tempo, è quella di concretizzare molto meno di quanto crea con azioni d’insieme davvero belle. La notizia positiva è che almeno quest’anno abbiamo tanti giocatori utili alla causa, intercambiabili tra loro, anche se taluni sono ancora oggetti misteriosi. Chivu ha la possibilità di avere a disposizione giocatori adattabili al suo schema di gioco, che per carità continua con quello usato dal suo predecessore, con alcune novità, appunto, di cambiare l’ordine dei calciatori. Questa sua prerogativa deriva dalla possibilità di tenere tutti sulla corda con l’attenzione sempre alta, facendo una serie di rotazioni idonee per avere sempre un gioco attivo. Diversamente da quanto accadeva lo scorso anno, quando non si poteva prescindere da Lautaro oppure Thuram, quest’anno abbiamo 4 attaccanti, di nome e di fatto, utilissimi che danno il massimo quando chiamati in causa. Chivu dovrà entrare ancora maggiormente nella testa dei ragazzi con la prerogativa che se ci si accomoda in panca, ciò non significa una bocciatura; tutt’altro, è un modo significativo per avere tutti i ragazzi pronti alla partita. In terra sarda, i ragazzi hanno disputato una gara davvero sontuosa; se si prendono in considerazione le statistiche finali, mai il risultato è stato messo in discussione. E poi, ne vogliamo parlare del nostro “cucciolo”, quel Pio Francesco Esposito che è davvero una forza della natura, un caterpillar che di riffa o di raffa si fa valere di certo. Se consideriamo che è un giovanotto di belle speranze, con quella sua età ha tutto da migliorare, relazionandosi con campioni che fungono da tutor e possono consigliarlo al meglio. Abbiamo un brillante grezzo in rosa, da tenere custodito per bene; è il nostro futuro anche in funzione nazionale. Il nostro campionato inizia ora e dovremo fare tesoro degli errori commessi in agosto. Tutto sommato, siamo ancora in corsa; certo, rispetto a chi dovrà solo preoccuparsi di organizzarsi per una sola gara settimanale, noi avremo da compiere tanti altri sforzi, specie nelle due gare settimanali che si prospettano d’ora innanzi. Ma con la consapevolezza di avere una rosa assortita, possiamo farlo. Ultima annotazione: stando alle statistiche per chi ama snocciolarle, nonostante tutto, rispetto alla passata stagione, con le stesse gare di campionato disputate, ebbene abbiamo un punto in più. Vorrà significare pur qualcosa? Quindi fiducia a Chivu in maniera incondizionata; interista dentro, sono certo che saprà farsi valere e mettere in condizione questa squadra di esprimersi al meglio delle proprie possibilità. Crediamoci, siamo l’Inter e nulla c’è precluso! …Amala!!!!

Antonio Dibenedetto  

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Il male oscuro!


Scritto Da il 22/Set/2025

Il male oscuro!

Altro giro, altra corsa, così recita il famoso invito al divertimento dei signori delle giostre, nei parchi attrezzati per le fiere paesane. Anche S. Siro si sta attrezzando a simile iniziativa, anche perché il divertimento è assicurato, ma c’è anche un certo rammarico e un rischio che talvolta non è preventivato. Il rammarico di non saper chiudere le gare quando ne hai consapevolezza, quando si continua con un giro palla isterico anziché trovare lo spiraglio per concludere a rete, e poi c’è la conseguente e psicotica ingerenza nell’escludere che gli avversari, alla prima vera occasione, ti puniscano. Tutto qui il racconto, in sintesi, della gara di ieri sera al Meazza; c’è stato di tutto di quello che ho appena evidenziato. Tratti di bel gioco che, quando si sviluppa in maniera verticale, diventa davvero pericoloso; ne deriva la rete eseguita da Dimarco con l’assist di un portentoso Sucic, che anche ieri sera ha sfoderato numeri di alta classe per gli avversari. Forse il ragazzo croato non ha nel suo DNA la propensione alla difesa, ma con il tempo credo che questa sfaccettatura sparirà, divenendo un centrocampista completo. I ragazzi, nonostante tutto, nel corso del primo tempo, hanno creato ancora tante azioni non finalizzate per un non niente e per una mala sorte che ci ha sempre destinato alla sofferenza finale. Poi, come ci accade sovente nel tramonto della gara, è bastata una piccola leggerezza, una piccola fragilità dimostrata, che ha dato il là agli emiliani per intavolare una perentoria azione da rete con la conclusione finale di Cheddira. Fortunatamente, dopo un ripetuto dai e ridai tra i nostri e il portiere avversario, bellissima la parata su rovesciata di Pio Esposito, è stato il seguito del tiro di Carlos che ha trovato la giusta collocazione per il raddoppio. Oramai il refrain delle nostre gare lo sappiamo a memoria: giochiamo, creiamo, ma non concretizziamo. Ma non è certo l’imput e il pensiero accettato da Chivu; per cercare di sovvertire quell’idea passata, deve lavorarci con le sue idee nuove e più efficaci, cercando di eliminare nella mente dei vecchi giocatori quelle direttive che la squadra esegue quasi in automatico, ereditate dal quadriennio di era Inzaghi. Sarà molto difficile, ma il mister, che a volte appare spazientirsi in panca, deve riuscirci per il bene di una squadra che sa giocare a calcio e che, con il giusto equilibrio, può arrivare dove vuole. Questo è il mio punto di vista. Annotazione d’obbligo sul parco giocatori. La difesa con l’innesto di Akanji può dirsi sistemata, ma senza perdere d’occhio che se ci fossero defezioni importanti, allora sì che sarebbe dura apportare le opportune contromisure. A centrocampo c’è tanto di quel materiale umano che credo faccia invidia ai migliori club europei e non solo italiani, ma siamo tutti sicuri che siano all’altezza? Ne abbiamo visti all’opera pochi dei nuovi innesti, senza peraltro risultati apprezzabili; forse con il passare dei giorni e gli opportuni allenamenti saranno disponibili agli schemi del mister. Forse sto dicendo un’eresia, ma un Barella in quelle condizioni, lontano parente del “barellino” ammirato e amato qualche anno fa, si nota che s’è imborghesito; un po’ di panca non gli farebbe male. L’attacco, forse, è il reparto che è attrezzato meglio, con tutti uomini in grado di fare male concretamente alle difese avversarie. Anche ieri sera, per una questione di millimetri, Marcus Thuram non ha marcato nuovamente il cartellino, Con quel pallone calciato forse in maniera molto pulita, finito fuori di un’inezia. Quest’anno non dovremmo patire nello sguardo e nel cuore quando Inzaghi proponeva Arnautovic, Taremi o Correa; abbiamo quest’oggi quattro attaccanti di egual misura con la stessa voglia di far del male agli avversari. Certo, c’è la priorità dei primi della classe con il capitano Lautaro in combinata con il francese Marcus, ma anche i ragazzini terribili che dalla panca possono entrare non fanno dispiacere; anzi, possono capitalizzare al meglio le palle che i compagni gli affidano. Tutto sommato, come si dice in questi casi, il meglio deve ancora arrivare, anche se in tutte le gare sin qui disputate i ragazzi l’hanno fatto al meglio delle loro possibilità, con gioco a volte migliore degli avversari. Ma tant’è che il responso del campo è stato diverso, specie in salsa bianconera. Abbiamo perso ben sei punti contro due squadre non certo migliori, ma che hanno saputo sfruttare le nostre insicurezze, complici, a volte, anche da aiutini esterni, che nei casi specifici, almeno per loro, non va affatto male. Ora ci vuole una settimana per il prossimo impegno; è il momento giusto per mettere a punto i dettami che Chivu dovrà impartire ai ragazzi, facendo di questa squadra quel diamante attualmente allo stato grezzo, che dovrà brillare di luce propria!  …Amala!!!!

Antonio Dibenedetto   

Vivere con questi colori nel cuore è stata da sempre la mia prerogativa. Oltre non c’è nulla: solo l’Inter.                

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