

Una manita… esagerata!
Partiamo dal presupposto che, siccome mi reputo prima di tutto uno sportivo e poi tifoso, ho una certa razionalità nel valutare le cose come vanno, in quasi tutti gli ambiti. Dico tutto ciò per non essere accostato a quei pseudo-tifosi e giornalai, o, per meglio dire, a quei personaggi che si definiscono esperti pallonari e che vanno nelle varie TV per commentare, senza alcuna parzialità, quello che è dinanzi agli occhi di tutti, anzi cercando di screditare chi sta vincendo per meriti assoluti e basta. Quindi, avallando questo ragionamento che ho appena sviscerato, ritengo che la manita nella gara di ieri forse sia un po’ troppo esagerata, ma nel contesto ci sta. Con questo non entro nel merito di alcune considerazioni faziose di chi appunto cerca di screditarci, ma a maggior ragione affermo che la vittoria, anche se pur larga, è assolutamente meritata per quello che si è visto in campo; la disperazione lasciamola agli altri. La cosa che mi è piaciuta è l’assoluta maturità di questa squadra; certo, ieri pomeriggio un po’ ha ballato nelle retrovie, ma ha giocato come sa, sfruttando al meglio le occasioni create, e se poi le reti hanno diversi nominativi, questo rafforza e giustifica il lavoro altamente egregio che viene fatto dallo staff tecnico. Questa squadra è come un feroce animale che, al momento opportuno, azzanna l’avversario; è nel suo DNA l’essere a sangue freddo come il più velenoso dei serpenti, lo sta dimostrando da qualche tempo. Mi piace sottolineare come mister Chivu, io non lo dico da ora, non abbia mai avuto riserve sulla sua capacità di capire e far capire il suo calcio. È sempre stato sopra le righe; non tutti diventano capitani dell’Ajax a diciotto anni. E poi, anche quando ha fatto parte della squadra leggendaria che ha vinto il triplete, pareva un allenatore in campo, meritandosi in toto l’attenzione e il compiacimento dei compagni, nonché dell’allenatore. Fortunatamente ha di fatto eliminato l’etichetta “la squadra di Inzaghi”. Sono contento invece che ora sia subentrata la squadra di mister Chivu, facendo partecipi del suo progetto tutti i giocatori e non solo i titolarissimi, cosa che il “Demone piacentino” era sempre propenso a far giocare, non vedendo altri che magari avrebbero meritato una chance. Con Chivu nulla è scontato, lo si nota da come si divertono in campo e giocano per il compagno; tutti sono pienamente inseriti nel progetto societario e non ci sono musi lunghi che rimangono in panchina. Un buon allenatore deve innanzitutto capire che c’è bisogno di far rifiatare chi è impegnato spesso; ci sono cause che possono far cadere in infortuni muscolari per lo stress da gara, tutti sulla corda ma con moderazione se si vogliono affrontare tanti impegni. Cosa che Inzaghi non ha fatto lo scorso anno, facendo giocare sempre gli stessi, con sistematiche sostituzioni che prevedevano il solito cliché di cambi selettivi, senza fare partecipi quei giocatori che avrebbero sicuramente meritato molto di più. L’esempio tangibile è Dimarco, tornato ad essere quel giocatore che tutti conosciamo molto bene, capace di sfornare assist per i compagni e autore di bellissime reti. Per non parlare di Zielinski, ritornato quel fantastico calciatore del periodo partenopeo, relegato per uno scampolo di minuti in alcune partite e ora invece titolare inamovibile. Certo, ora si nota che il polacco sta meglio fisicamente, ma talvolta è il tecnico che fa incrementare la propria autostima nel calciatore un attimo sottotono. Credo che la Ferrari che sta guidando Chivu, questo è un mio punto di vista e spero vivamente di non sbagliarmi, difficilmente andrà fuoristrada, e sarà ben incollata alla strada che porta al successo, con il suo pragmatismo e l’assoluta lucidità nelle dichiarazioni. Basta ascoltarlo nelle interviste post gara: mai una frase fuori posto, non si è mai lamentato delle troppe partite che i ragazzi disputano, non ha mai detto una parola scorretta, che avrebbe potuto essere destinata a taluni direttori di gara, e ne avrebbe ben donde in alcune circostanze passate, situazioni che tanti altri allenatori attuano per poter mascherare i propri insuccessi. Teniamoci stretti il buon Christian, assoluto uomo rispettoso delle regole; si denota che il suo DNA è stato forgiato da tanti anni in nerazzurro, nei vari ambiti, cosa che non è affatto da dimenticare: Chivu uno di noi! …Amala!!!!

Antonio Dibenedetto
Vivere con questi colori nel cuore è stata da sempre la mia prerogativa. Oltre non c’è nulla: solo l’Inter.

