

Con il cuore… e non solo!
Come spesso ci sta accadendo, purtroppo quest’anno, dopo oltre sessanta minuti giocati alla grande, con piglio e consapevolezza del proprio gioco e dei propri mezzi, soffriamo il ritorno degli avversari che, complice la nostra leggerezza e forse dei cambi non proprio azzeccati dalla panchina, ecco che soffriamo un finale che poteva essere più leggero per le nostre coronarie. Passare a Bergamo, contro la Dea, non è affatto semplice e se ritorniamo a casa con i tre punti che ci proiettano verso un finale del 2025 in testa alla graduatoria, non può essere che di buon auspicio, in considerazione che gennaio si prospetterà alquanto impegnativo con una gara ogni tre giorni. Certamente noi siamo abituati a questo tour de force, gli altri si stanno già lamentando per i troppi impegni. Gli stessi che lo scorso anno hanno vinto un campionato che per loro è risultato assolutamente miracoloso avevano solo una gara da preparare e, eppure, anziché vincere un campionato in scioltezza, sono stati agevolati dalla nostra capacità di farci del male da soli e da direzioni arbitrali davvero cervellotiche e alquanto discutibili. Mi fa specie ascoltare i loro lamenti e cercare di sviare l’attenzione su di noi, dopo che hanno speso centinaia di milioni senza trovare il bandolo della matassa, arrancando per i troppi impegni: ci vuole più consapevolezza e non cercare sempre la scusa dietro l’angolo per giustificare i propri errori, cosa che è da sempre risaputa e ben consolidata nel proprio DNA. Veniamo alla gara di ieri sera a Bergamo: ho visto una squadra, la nostra, davvero in palla, che ha giocato un bel calcio per oltre un’ora e passa di gioco, con azioni in serie e senza realizzare alcuna rete; anzi, una è stata realizzata con un’azione da manuale del calcio, ma che purtroppo è stata annullata per un fuorigioco in partenza di Lautaro, davvero peccato per quei pochi centimetri che hanno cancellato un’azione fantastica. Purtroppo dobbiamo rimarcare l’assoluta inconsistenza di alcuni giocatori, sui quali non possiamo puntare in maniera decisa, vista la propensione a essere oggetti estranei alla manovra corale di squadra e quando possono incidere con decisione nella gara, ecco che puntualmente si sciolgono come neve al sole. Spero solo che la società si renda conto che ci sono giocatori che non sono assolutamente da “Inter”, magari faranno la fortuna di altre squadre, ma da noi no: purtroppo! Questa volta devo un attimo dissentire con il nostro mister, non si possono fare dei cambi giusto per farli, nel momento in cui la partita è nelle nostre mani, gli esperimenti si fanno in altre circostanze. E’ noto che inserire giocatori scontenti per fargli disputare scampoli di gare non produce alcun beneficio; anzi, sortisce l’effetto contrario. A meno che non ci fossero altri motivi che non sappiamo, o che avessero chiesto il cambio i giocatori sostituiti, di fatto la squadra ne ha risentito con la prevista sofferenza finale. Abbiamo avuto l’ennesima dimostrazione che non abbiamo due squadre; i ricalzi non sono evidentemente all’altezza dei titolari, al di là di quello che se ne dica. Mi rendo conto che chi siede in panca ha dei numeri inferiori a chi scende in campo, nei casi specifici: i vari Frattesi e l’armeno Micky, senza poi parlare di Diuf, sempre più che mai oggetto misterioso in combinata con mister 25 milioni Luis Enrique, che sinora l’abbiamo visto a sprazzi, senza mai essere determinante. L’unico che, quando viene chiamato in causa, è il ragazzo di belle speranze, quel Pio Esposito, parte integrante e sempre utile alla causa nerazzurra, che ha servito un cioccolatino delizioso al suo capitano per il goal di vantaggio, che ci ha regalato i tre punti. Questa volta ci è andata bene, ma talvolta la buona sorte può anche girarsi di spalle, facendo vanificare la mole di lavoro prodotta per circa settanta minuti. In quei minuti terribili del finale, che avrebbero potuto decretare un pareggio, gli orobici hanno gettato alle ortiche le occasioni avute al tramonto della gara. Dobbiamo fare tesoro di questo e di quello che abbiamo rischiato; tra virgolette, un solo consiglio per il nostro mister: la prossima volta non tolga i migliori in campo se non è proprio necessario. Si renda conto che le riserve non sono all’altezza; magari provare qualche ragazzotto della primavera che ha più grinta, fame e voglia di correre. Spero solo che il mercato di gennaio ci porti qualche elemento utile alla nostra causa, cedendo chi è assolutamente inutile. Al momento, in società sanno quali sono e che abbiano trovato le sostituzioni idonee, magari, avendo più spazio in altre squadre, possono tornare da noi con più consapevolezza nei propri mezzi, per un futuro a tinte sempre più nerazzurre. In conclusione, voglio augurarvi, a nome mio personale e dell’Inter Club che rappresento, le migliori espressioni di gioia e fortuna per il prossimo anno, carico di soddisfazioni personali e familiari, ma in particolare che i nostri colori siano sempre più fulgidi e brillanti nel panorama calcistico internazionale: Buon 2026 a tutti! …Amala!!!!

Antonio Dibenedetto Vivere con questi colori nel cuore è stata da sempre la mia prerogativa. Oltre non c’è nulla: solo l’Inter.

