





Una svolta di… manita!
Dopo le scorie di una stagione esaltante, sino a un certo punto, che tristemente è sfociata, come tutti, purtroppo sappiamo, era il caso di ripartire, sicuramente voltare pagina su chi ha preferito i milioni alla possibilità di rendersi ancora più grande di quello che aveva fatto sinora. Tutti lo hanno osannato, anche io in parte, per quello che ha fatto a Milano, sponda Inter, ma razionalmente posso affermare anche quello che ci ha fatto perdere. È impensabile se il pensiero va alla finale di Champions persa malamente contro il PSG e dopo quello che è trapelato negli spogliatoi, a detta di chi ne sa di più, che aveva provato a portarsi in Arabia alcuni dei pilastri della nostra squadra. Non abbiamo la riprova, tant’è che a pensar male si fa peccato, ma talvolta ci si azzecca. E poi la società sapeva del suo interesse, avvalorato da fonti attendibili, di frequenti viaggi del figlio e della moglie in cerca di scuole per i figli, ben quattro mesi prima del suo addio. Ritengo comunque che bisogna anche considerare i tanti trofei lasciati per strada nei suoi quattro anni di gestione nerazzurra, con talune scelte cervellotiche che erano proprie del suo DNA. Abbiamo pure visto, ad onor del vero, giocare la squadra magnificamente e in altre occasioni in maniera davvero mediocre, salvata solo dalla classe di qualcuno in rosa. Sono scelte personali che vanno fatte in tutta tranquillità e con un minimo di spiegazione; questo almeno il popolo nerazzurro se lo meritava. E se poi lui ha scelto altro, forse avevano ragione le persone di una certa età che sostenevano: “Il tanto danaro fa riacquistare la vista anche ai ciechi!” (Inzaghi docet, premettendo che lui non aveva un contratto alla fame, giusto per intenderci.) Questa piccola appendice, permettetemelo, era un peso che avevo sullo stomaco e dovevo liberarmene sin da maggio. Ma non tutto è oro ciò che luccica; dopo quello scellerato addio, tutto è coinciso con il valzer degli allenatori, con un calciomercato di seconda linea, ma con acquisti mirati, a detta di chi capisce di calcio. Ci siamo strappati le vesti per il mancato arrivo di Lookman, ostaggio dei Percassi, a cui abbiamo dato un buon giocatore, certo facendo una buonissima plusvalenza, ma non abbiamo ancora fatto gli interventi che necessita questa squadra: un puntello difensivo d’eccellenza. Tanti giornalai hanno ricamato su frustrazioni di acquisti non concretizzati, di chi arriva e di chi parte; tant’è che quando c’è di mezzo l’Inter, tutti si ergono a protagonisti e intenditori di quel calcio che, secondo me, non conoscono affatto. Da statistiche, la rosa è ringiovanita ulteriormente, ma non nei punti cardine; ci vuole un intervento preciso, almeno nel centrale difensivo. Non si può continuare con Acerbi (37 anni) e de Vrij (33 anni), e che dire di Mkhitaryan (36 anni) Con tutto il bene di questo mondo, ma se arriva qualche acciacco, siamo nei guai. Quindi non si può partire con loro titolari, anche se la loro presenza in campo s’avverte: ma fino a quando? Lasciamo perdere e occupiamoci di un altro nervo scoperto: la questione allenatore! Tutti hanno storto il naso alla scelta di Chivu, interista doc che da oltre 25 anni respira aria nerazzurra. Certo, ha pochissima esperienza da allenatore di massima serie, ma ritengo che se non inizia, come può fare esperienza? Aspettiamo fiduciosi e non buttiamo la croce addosso a chi ci mette la faccia in ogni occasione; la sua calma è la sua virtù principale. Per una volta fidiamoci. Di chi invece inizio a dubitare sono i responsabili di mercato, la cui inoperosità mi fa davvero tremare. Manca una settimana e aspettiamo notizie sperando siano liete. Della gara di ieri sera non c’è molto da dire; dinanzi avevamo un Toro che pareva davvero una sorta di vitellino da latte, come recitava quella pubblicità: ci è piaciuto vincere facile! La cosa che mi è piaciuta è stata la condizione fisica; hanno corso tantissimo, tra i quali il capitano che era ovunque e Thuram che era davvero imprendibile, tutto sul pezzo. Ma quello che più mi ha impressionato è stato Sucic, gran bel giocatore che ha fatto davvero la differenza, dispensando passaggi precisi. Fantastico è stato il no-look per Marcus che l’ha mandato in rete. Davvero un bell’acquisto; le premesse sono ottime, vedremo nel proseguo. Ora domenica abbiamo un’altra gara casalinga contro l’Udinese, poi ci sarà una sosta che non mi piace affatto. Al rientro faremo visita ai non colorati; speriamo di riavere l’organico in tempo da poter preparare a dovere quell’importante impegno. Certo che i calendari oramai non hanno più un nesso logico; è vero che bisogna incontrare tutti, ma ci vuole un po’ di sano e razionale criterio. È vero che chi ben comincia è a metà dell’opera, però voglio sottolineare la voglia dei ragazzi di sovvertire quel risultato che ci ha condizionato un’intera estate. La manita restituita non certo al PSG, ma a una squadra che ha provato a metterci in difficoltà, non riuscendoci per il nostro vigore dimostrato e voglia di giocare: va bene così, forza ragazzi! …Amala!!!!
Antonio Dibenedetto
Vivere con questi colori nel cuore è stata da sempre la mia prerogativa. Oltre non c’è nulla: solo l’Inter.