Dopo una settimana in cui si è passati a discutere di chi sia il male del calcio italiano, forse mondiale, accusati da coloro che per anni hanno fatto il buono e il cattivo tempo in tantissimi campionati, mettendo alla gogna un calciatore, il nostro Alessandro Bastoni, da mettere sulla graticola dell’infamia, per qualcosa che altri hanno sistematicamente fatto, non parlo solo dei non colorati, ma di chiunque intraveda la possibilità di poter approfittare di un errore arbitrale per proprio conto. Fa specie il clamore suscitato in ogni ambito, dubitando di un bravo ragazzo che ama il suo lavoro in ogni sua sfaccettatura, e per questo, per un palese errore, lo si deve condannare; chi non sbaglia non fa nulla e rimane relegato in casa propria senza mettersi mai in gioco. Come ci ha sempre insegnato la Sacra Bibbia: chi è senza peccato scagli la prima pietra, e qui nel calcio, come in ogni ambiente lavorativo, di peccati sulla coscienza in tanti ne hanno eccome! Vabbè, archiviata questa parentesi che sicuramente avrà, anzi continuerà ad avere, tanti strascichi, esempio tangibile i tanti tifosi leccesi ieri allo stadio che fischiavano sonoramente Bastoni ogni qualvolta toccava il pallone. A che pro è incomprensibile; mi viene solo da sorridere, ma i tifosi leccesi si sentono defraudati? Ma de che, per solidarietà ai non colorati? Sorridendo, mi viene da dire una fatidica frase: ora anche le pulci hanno la tosse! Ultima annotazione: finalmente hanno individuato la perfetta divisa di gioco adatta per i non colorati; ultimo tocco di classe: bastava ribadire anche davanti il numero, così la banda bassotti era pressoché definita e delineata. Consentitemi questa ultima esternazione goliardica; ci vuole del buon gusto da esercitare in queste situazioni, peggio di così! Veniamo alla gara di Via del Mare a Lecce. Mi viene da ribadire: Avanti tutta! Poteva sembrare sulla carta una partita facile, ma queste gare possono nascondere tante insidie che fortunatamente la classe e l’abilità dei ragazzi hanno annullato. Con un primo tempo di studio, dove, a onor del vero, si poteva passare in vantaggio in almeno un paio di occasioni avute, ma nel secondo tempo, con i cambi azzeccati, la partita ha avuto la giusta svolta a nostro favore. C’è da rimarcare due situazioni di gioco che sono apparse ben evidenti. Se da un lato s’è notata la difficoltà di Thuram ad essere quel giocatore, quel trascinatore che abbiamo imparato ad amare, è palese che non è più lo stesso, ma ritengo che, lavorando su sé stesso, alla fine tornerà imperioso come non mai. In contrapposizione abbiamo visto di che natura è fatto Zielinski, grandissimo metronomo di centrocampo, perfetto nelle sue geometrie, davvero quel calciatore che avevamo imparato a conoscere e apprezzare in quel di Napoli; ora è nostro e ce lo teniamo ben stretto. In buona sostanza è apparsa ben evidente lo stato di forma di Dimarco e il nostro Pio Esposito, autentico lottatore dell’area, non lesinando impegno anche in altre zone del campo di gioco. Le reti che portano i tre punti assolutamente meritati hanno il sigillo dell’armeno Mkhitaryan e di Akanji, azioni iniziate dal calcio d’angolo di Dimarco, a cui è stata annullata una rete per un fuorigioco millimetrico, in avvio dell’azione, se non erro di Thuram. Tutto sommato, una gara ben giocata dai ragazzi e tenuta sempre in costante controllo, tant’è che Sommer ha dovuto espletare l’ordinario senza essere per questo impegnato. Espletata questa ultima gara di campionato con un distacco di ben 7 punti sulla seconda, con la speranza che questo distacco aumenti, le energie si devono concentrare sulla gara di ritorno degli spareggi di Champions di martedì. Dovremo giocare da squadra, come abbiamo sempre fatto, ovviamente senza ripetere l’allegria dimostrata in difesa. Un minimo 2 a 0 ci può stare, ma bisogna evitare i supplementari; quindi, il risultato deve contenere minimo tre reti di distacco, cosa non impossibile. A tal proposito, mi viene in mente un precedente di Coppa UEFA di tantissimi anni fa, nei confronti di un’altra squadra nordica, il Groningen, quando all’andata si perse per 2 a 0 e poi il ritorno si disputò a Bari, Stadio della Vittoria, e l’Inter s’impose per 5 a 1. È un esempio da tenere ben presente per queste squadre che in terra loro fanno di solito i leoni (vedi anche la batosta presa da Manchester City e Atletico Madrid) e poi all’estero si sciolgono come neve al sole; però, vanno prese comunque con le dovute attenzioni. Peccato per l’infortunio di Lautaro, che era in un strepitoso stato di forma, ma con le tre punte a disposizione possiamo sopperire alla sua mancanza e poi dovrebbe ritornare Calhanoglu, e sulla rampa di lancio c’è anche Dumfries. Con queste defezioni siamo stati lì in vetta, giocandocela al meglio delle nostre possibilità con giocatori che sono subentrati e non hanno fatto sentire la mancanza dei titolari, tutti tranne quel Luis Enrique, che appare sempre più un corpo estraneo. Ora testa bassa e pedalare, e poi sabato saremo a Milano per la gara di campionato contro il Genoa, riservata agli Inter Club, con prezzi speciali per i soci. Vedere dal vivo i ragazzi è tutt’altra cosa, assolutamente emozionante nel contesto di uno stadio festante e coloratissimo. …Amala!!!!
Antonio Dibenedetto
Vivere con questi colori nel cuore è stata da sempre la mia prerogativa. Oltre non c’è nulla: solo l’Inter.
Che questa gara di campionato non fosse tranquillamente improntata sulla squisita attività calcistica, questo era risaputo, ma tanto clamore l’ha in un certo verso confermato. Ancora un altro derby d’Italia, come viene chiamata questa classica del massimo campionato, che ha strascichi polemici e continuerà a far parlare per molto tempo ancora. Che la partita fosse incanalata verso una piacevole serata, con continui capovolgimenti di fronte che facevano presagire il giusto spettacolo ai propri occhi, era evidente. In campo i non colorati avevano impostato la gara con un approccio migliore del nostro; quel sagace allenatore, qual è Spalletti, aveva organizzato al meglio la squadra messa in campo, ed era evidente che eravamo in difficoltà. Ma con il tempo avevano preso le giuste misure, passando in vantaggio con un “gollonzo” propiziato da un tiro, senza peraltro tante pretese da parte di Enrique. Già il brasiliano, croce e delizia, inconcludente ma anche assonnato in area, s’è fatto anticipare da Cambiaso, che ha depositato in rete il pallone del pareggio. Senza dubbio, sino a quel momento, il risultato di parità era giusto. Però poi è accaduto qualcosa che ha scaturito un certo nervosismo in campo. Gli antefatti però partono da un mancato calcio di punizione, per evidente fallo al limite dell’area bianconera nei confronti di Sucic, un pestone ignorato dal direttore di gara. Nel proseguo dell’azione, poi ha ammonito Bastoni per un fallo di Conceição in ripartenza. Da quel momento si denotava che il direttore di gara aveva la mente offuscata, non era sereno, tant’è che ha iniziato a fischiare falli senza cognizione di causa, dispensando anche cartellini gialli che potevano sicuramente essere evitati. Sul risultato di pareggio, i ragazzi hanno avuto diverse occasioni per andare in rete, sventate da un ottimo Di Gregorio e dalla difesa coesa dei bianconeri. E poi, al tramonto della gara, il fattaccio. Che non ci fosse il secondo cartellino giallo è palese ed è innegabile tutto ciò, ma considerare antisportivo il gesto di Bastoni è davvero troppo! Sfido chiunque a non esultare per aver indotto l’arbitro in errore; ognuno cerca di portare profitto in casa propria, pollo a chi ci casca. Mi rendo conto che questa esternazione non dovrebbe essere proferita; chi ama il calcio non deve esternare certi principi, ma contro chi, nel corso degli anni, ci ha procurato frustrazioni con errori indelebili, allora mi viene da dire: chi la fa, l’aspetti! Nei social i leoni da tastiera si sono scatenati, inveendo contro il nostro calciatore, da non convocare più in nazionale, per essere un pericolo per il gioco del calcio e poi, dulcis in fundo, sono state proferite parole nei nostri confronti e della nostra società. Da chi? Dall’emblema dell’antisportività per eccellenza, quel Chiellini che in campo ne faceva di tutti i colori, godendo di una certa immunità. È assurdo che lui e la sua società ci facciano la morale, questo è davvero troppo! Ritengo che in situazioni come queste l’ausilio tecnico dovrebbe intervenire; era giusto fare una valutazione oggettiva di quella situazione, com’era giusto intervenire nel secondo tempo di un evidente fallo di braccio largo di Cambiaso, sempre lui, che teneva a distanza un nostro giocatore in maniera non proprio ortodossa. Invece nulla. Sono episodi che ci possono stare, per carità, ma che devono essere evidenziati se commessi e non lasciati impuniti. l patron Agnelli diceva che attaccare l’arbitro è la scusa degli sconfitti; questo è vero, ma in taluni casi appare giusto protestare. In tale considerazione, chi al momento protesta deve ricordarsi che di benefici, nel corso degli anni, ne ha goduti e tanti. Forse dovrebbero farsi un esame di coscienza, ricordando, se hanno la memoria labile e corta, che all’andata l’Inter, in quel di Torino, ha giocato molto meglio degli avversari ed è stata sconfitta da una rete propiziata da un evidente fallo su Bonny da parte del fratellino Marcus. Si denota molto bene dalle immagini che l’arbitro di turno mette il fischietto in bocca per fischiare; invece, forse per non danneggiare i padroni di casa, ha lasciato proseguire e da lì è nato il tiro che s’è insaccato, decretando il risultato sul quattro a tre per i non colorati. Allora mi viene in mente pensare, come recitava quel detto capitolino: “A chi gli tocca non s’ingrugna”. Prima d’inveire contro tutto e tutti, bisogna essere onesti e credere che, dopo tutto, i ragazzi hanno disputato la loro onesta partita, e se il risultato è rimasto in bilico, questo lo si deve esclusivamente alle parate di Di Gregorio e ai salvataggi sulla loro linea di porta; altrimenti, le proporzioni sarebbero state molto, ma molto diverse. È innegabile che l’undici torinese a tratti ha giocato meglio di noi, ma in momenti come questi, dove si è attaccati da più fronti, bisogna guardare alla sostanza e i tre punti sono vitali per il proseguo della competizione. Dobbiamo mettere tanto fieno in cascina, per non arrivare con il fiato corto nel finale di stagione, visti i tanti impegni che ci attendono. Da sportivo dico che gli errori sono stati madornali e molto evidenti, commessi da un arbitro inadeguato, ma da tifoso, scindendo le due personalità, mi tengo stretto questi tre punti, come una sorta di pregiudizievole risarcimento per i danni che ci sono stati procurati nel tempo. Poi, come usava affermare un interista doc, quale il nostro presidente emerito Peppino Prisco, mi dispiace che nessuna delle tre reti fosse stata viziata da evidente fallo; il massimo sarebbe stato vincere con un fallo di mano, un’autorete o un rigore inesistente. Aggiungo che i non colorati per questo non possono recriminare e questo, francamente, mi dispiace non ripagarli con la loro stessa moneta. …Amala!!!!
Antonio Dibenedetto
Vivere con questi colori nel cuore è stato da sempre la mia prerogativa. Oltre non c’è nulla: solo l’Inter.
Partiamo dal presupposto che, siccome mi reputo prima di tutto uno sportivo e poi tifoso, ho una certa razionalità nel valutare le cose come vanno, in quasi tutti gli ambiti. Dico tutto ciò per non essere accostato a quei pseudo-tifosi e giornalai, o, per meglio dire, a quei personaggi che si definiscono esperti pallonari e che vanno nelle varie TV per commentare, senza alcuna parzialità, quello che è dinanzi agli occhi di tutti, anzi cercando di screditare chi sta vincendo per meriti assoluti e basta. Quindi, avallando questo ragionamento che ho appena sviscerato, ritengo che la manita nella gara di ieri forse sia un po’ troppo esagerata, ma nel contesto ci sta. Con questo non entro nel merito di alcune considerazioni faziose di chi appunto cerca di screditarci, ma a maggior ragione affermo che la vittoria, anche se pur larga, è assolutamente meritata per quello che si è visto in campo; la disperazione lasciamola agli altri. La cosa che mi è piaciuta è l’assoluta maturità di questa squadra; certo, ieri pomeriggio un po’ ha ballato nelle retrovie, ma ha giocato come sa, sfruttando al meglio le occasioni create, e se poi le reti hanno diversi nominativi, questo rafforza e giustifica il lavoro altamente egregio che viene fatto dallo staff tecnico. Questa squadra è come un feroce animale che, al momento opportuno, azzanna l’avversario; è nel suo DNA l’essere a sangue freddo come il più velenoso dei serpenti, lo sta dimostrando da qualche tempo. Mi piace sottolineare come mister Chivu, io non lo dico da ora, non abbia mai avuto riserve sulla sua capacità di capire e far capire il suo calcio. È sempre stato sopra le righe; non tutti diventano capitani dell’Ajax a diciotto anni. E poi, anche quando ha fatto parte della squadra leggendaria che ha vinto il triplete, pareva un allenatore in campo, meritandosi in toto l’attenzione e il compiacimento dei compagni, nonché dell’allenatore. Fortunatamente ha di fatto eliminato l’etichetta “la squadra di Inzaghi”. Sono contento invece che ora sia subentrata la squadra di mister Chivu, facendo partecipi del suo progetto tutti i giocatori e non solo i titolarissimi, cosa che il “Demone piacentino” era sempre propenso a far giocare, non vedendo altri che magari avrebbero meritato una chance. Con Chivu nulla è scontato, lo si nota da come si divertono in campo e giocano per il compagno; tutti sono pienamente inseriti nel progetto societario e non ci sono musi lunghi che rimangono in panchina. Un buon allenatore deve innanzitutto capire che c’è bisogno di far rifiatare chi è impegnato spesso; ci sono cause che possono far cadere in infortuni muscolari per lo stress da gara, tutti sulla corda ma con moderazione se si vogliono affrontare tanti impegni. Cosa che Inzaghi non ha fatto lo scorso anno, facendo giocare sempre gli stessi, con sistematiche sostituzioni che prevedevano il solito cliché di cambi selettivi, senza fare partecipi quei giocatori che avrebbero sicuramente meritato molto di più. L’esempio tangibile è Dimarco, tornato ad essere quel giocatore che tutti conosciamo molto bene, capace di sfornare assist per i compagni e autore di bellissime reti. Per non parlare di Zielinski, ritornato quel fantastico calciatore del periodo partenopeo, relegato per uno scampolo di minuti in alcune partite e ora invece titolare inamovibile. Certo, ora si nota che il polacco sta meglio fisicamente, ma talvolta è il tecnico che fa incrementare la propria autostima nel calciatore un attimo sottotono. Credo che la Ferrari che sta guidando Chivu, questo è un mio punto di vista e spero vivamente di non sbagliarmi, difficilmente andrà fuoristrada, e sarà ben incollata alla strada che porta al successo, con il suo pragmatismo e l’assoluta lucidità nelle dichiarazioni. Basta ascoltarlo nelle interviste post gara: mai una frase fuori posto, non si è mai lamentato delle troppe partite che i ragazzi disputano, non ha mai detto una parola scorretta, che avrebbe potuto essere destinata a taluni direttori di gara, e ne avrebbe ben donde in alcune circostanze passate, situazioni che tanti altri allenatori attuano per poter mascherare i propri insuccessi. Teniamoci stretti il buon Christian, assoluto uomo rispettoso delle regole; si denota che il suo DNA è stato forgiato da tanti anni in nerazzurro, nei vari ambiti, cosa che non è affatto da dimenticare: Chivu uno di noi! …Amala!!!!
Antonio Dibenedetto
Vivere con questi colori nel cuore è stata da sempre la mia prerogativa. Oltre non c’è nulla: solo l’Inter.
Mi dispiace davvero tanto dover iniziare questo mio solito commento post gara con un fatto alquanto increscioso e direi quantomai indegno. Mi viene dal profondo dell’anima l’unica esternazione possibile: questi non sono tifosi, ma criminali! Non si può mettere a repentaglio una vita umana con un’azione del genere e poi contro un essere umano, un bravo ragazzo qual è Emil Audero, che tra l’altro è stato con noi nella stagione della vittoria della seconda stella. Per colpa di un solo idiota, da quel che raccontano i mass media, tutto viene messo a repentaglio con una conseguenza che potrebbe rivelarsi davvero letale: giocare senza tifosi lo scontro diretto, in casa, contro i non colorati di Torino. Quell’atto sconsiderato può costarci tantissimo, in considerazione del fatto che un altro portiere, non Audero, che ha prontamente tranquillizzato tutti senza fare alcuna scena da commediante, oppure altre società, avrebbero cavalcato l’onda e, con un eventuale ricorso, per carità sacrosanto, le conseguenze di uno 3 a 0 a tavolino sarebbero state davvero concrete. In tutto ciò, chi chiede giustizia non è la Cremonese, bensì i “tifosotti” delle altre squadre, che commentano sui social con post davvero cervellotici, farciti da esternazioni palesi che fuoriescono da alcuna sostanza intellettiva naturale, ma che sanno sempre più di acclarata frustrazione; là dove non arrivano con il gioco dei loro club, le loro gioie le trovano altrove, cercando di fomentare le masse con sollecitazioni che non stanno né in cielo né in terra! Mi sarebbe piaciuto commentare solamente l’ennesima vittoria fatta con un gioco bello a vedersi, pulito in ogni azione e pratico per i primi 45 minuti, per poi amministrare il resto della gara. Invece è accaduto tutt’altro. Però voglio comunque menzionare due trascinatori: sugli scudi il capitano, il vero trascinatore di questa squadra, insieme a un Zielinski fantastico; il centrocampista polacco è divenuto l’anima di questa squadra, quel giocatore ammirato in terra partenopea e rinato finalmente agli ordini di mister Chivu. Ribadisco il mio dissenso e rammarico; sono certo che è comune al vero tifoso nerazzurro, che ama questi colori senza alcuna prerogativa se non altro vedere la squadra lottare e vincere, tifando con quell’entusiasmo sano e genuino, ma quando capitano questi episodi, tutto viene messo in discussione. Da tifoso e amante dell’Inter, mi vergogno di questo assurdo gesto; non c’è alcuna spiegazione logica in una gara, sino a quel momento bella e corretta, senza il benché minimo dubbio che potesse indurre a tali conseguenze. Il bel calcio, lo spettacolo pallonaro, merita tanto altro; la gente per bene lo sa. Questi episodi non hanno colore quando avvengono, ne paghiamo le conseguenze tutti noi che amiamo questo sport, e in primis i giocatori che in campo danno tutto, aiutati e spinti dalle esortazioni provenienti dagli spalti, per l’unico fine possibile: la vittoria! …Amala!!!!
Antonio Dibenedetto
Vivere con questi colori nel cuore è stata da sempre la mia prerogativa. Oltre non c’è nulla: solo l’Inter.