Partiamo dal presupposto che, siccome mi reputo prima di tutto uno sportivo e poi tifoso, ho una certa razionalità nel valutare le cose come vanno, in quasi tutti gli ambiti. Dico tutto ciò per non essere accostato a quei pseudo-tifosi e giornalai, o, per meglio dire, a quei personaggi che si definiscono esperti pallonari e che vanno nelle varie TV per commentare, senza alcuna parzialità, quello che è dinanzi agli occhi di tutti, anzi cercando di screditare chi sta vincendo per meriti assoluti e basta. Quindi, avallando questo ragionamento che ho appena sviscerato, ritengo che la manita nella gara di ieri forse sia un po’ troppo esagerata, ma nel contesto ci sta. Con questo non entro nel merito di alcune considerazioni faziose di chi appunto cerca di screditarci, ma a maggior ragione affermo che la vittoria, anche se pur larga, è assolutamente meritata per quello che si è visto in campo; la disperazione lasciamola agli altri. La cosa che mi è piaciuta è l’assoluta maturità di questa squadra; certo, ieri pomeriggio un po’ ha ballato nelle retrovie, ma ha giocato come sa, sfruttando al meglio le occasioni create, e se poi le reti hanno diversi nominativi, questo rafforza e giustifica il lavoro altamente egregio che viene fatto dallo staff tecnico. Questa squadra è come un feroce animale che, al momento opportuno, azzanna l’avversario; è nel suo DNA l’essere a sangue freddo come il più velenoso dei serpenti, lo sta dimostrando da qualche tempo. Mi piace sottolineare come mister Chivu, io non lo dico da ora, non abbia mai avuto riserve sulla sua capacità di capire e far capire il suo calcio. È sempre stato sopra le righe; non tutti diventano capitani dell’Ajax a diciotto anni. E poi, anche quando ha fatto parte della squadra leggendaria che ha vinto il triplete, pareva un allenatore in campo, meritandosi in toto l’attenzione e il compiacimento dei compagni, nonché dell’allenatore. Fortunatamente ha di fatto eliminato l’etichetta “la squadra di Inzaghi”. Sono contento invece che ora sia subentrata la squadra di mister Chivu, facendo partecipi del suo progetto tutti i giocatori e non solo i titolarissimi, cosa che il “Demone piacentino” era sempre propenso a far giocare, non vedendo altri che magari avrebbero meritato una chance. Con Chivu nulla è scontato, lo si nota da come si divertono in campo e giocano per il compagno; tutti sono pienamente inseriti nel progetto societario e non ci sono musi lunghi che rimangono in panchina. Un buon allenatore deve innanzitutto capire che c’è bisogno di far rifiatare chi è impegnato spesso; ci sono cause che possono far cadere in infortuni muscolari per lo stress da gara, tutti sulla corda ma con moderazione se si vogliono affrontare tanti impegni. Cosa che Inzaghi non ha fatto lo scorso anno, facendo giocare sempre gli stessi, con sistematiche sostituzioni che prevedevano il solito cliché di cambi selettivi, senza fare partecipi quei giocatori che avrebbero sicuramente meritato molto di più. L’esempio tangibile è Dimarco, tornato ad essere quel giocatore che tutti conosciamo molto bene, capace di sfornare assist per i compagni e autore di bellissime reti. Per non parlare di Zielinski, ritornato quel fantastico calciatore del periodo partenopeo, relegato per uno scampolo di minuti in alcune partite e ora invece titolare inamovibile. Certo, ora si nota che il polacco sta meglio fisicamente, ma talvolta è il tecnico che fa incrementare la propria autostima nel calciatore un attimo sottotono. Credo che la Ferrari che sta guidando Chivu, questo è un mio punto di vista e spero vivamente di non sbagliarmi, difficilmente andrà fuoristrada, e sarà ben incollata alla strada che porta al successo, con il suo pragmatismo e l’assoluta lucidità nelle dichiarazioni. Basta ascoltarlo nelle interviste post gara: mai una frase fuori posto, non si è mai lamentato delle troppe partite che i ragazzi disputano, non ha mai detto una parola scorretta, che avrebbe potuto essere destinata a taluni direttori di gara, e ne avrebbe ben donde in alcune circostanze passate, situazioni che tanti altri allenatori attuano per poter mascherare i propri insuccessi. Teniamoci stretti il buon Christian, assoluto uomo rispettoso delle regole; si denota che il suo DNA è stato forgiato da tanti anni in nerazzurro, nei vari ambiti, cosa che non è affatto da dimenticare: Chivu uno di noi! …Amala!!!!
Antonio Dibenedetto
Vivere con questi colori nel cuore è stata da sempre la mia prerogativa. Oltre non c’è nulla: solo l’Inter.
Mi dispiace davvero tanto dover iniziare questo mio solito commento post gara con un fatto alquanto increscioso e direi quantomai indegno. Mi viene dal profondo dell’anima l’unica esternazione possibile: questi non sono tifosi, ma criminali! Non si può mettere a repentaglio una vita umana con un’azione del genere e poi contro un essere umano, un bravo ragazzo qual è Emil Audero, che tra l’altro è stato con noi nella stagione della vittoria della seconda stella. Per colpa di un solo idiota, da quel che raccontano i mass media, tutto viene messo a repentaglio con una conseguenza che potrebbe rivelarsi davvero letale: giocare senza tifosi lo scontro diretto, in casa, contro i non colorati di Torino. Quell’atto sconsiderato può costarci tantissimo, in considerazione del fatto che un altro portiere, non Audero, che ha prontamente tranquillizzato tutti senza fare alcuna scena da commediante, oppure altre società, avrebbero cavalcato l’onda e, con un eventuale ricorso, per carità sacrosanto, le conseguenze di uno 3 a 0 a tavolino sarebbero state davvero concrete. In tutto ciò, chi chiede giustizia non è la Cremonese, bensì i “tifosotti” delle altre squadre, che commentano sui social con post davvero cervellotici, farciti da esternazioni palesi che fuoriescono da alcuna sostanza intellettiva naturale, ma che sanno sempre più di acclarata frustrazione; là dove non arrivano con il gioco dei loro club, le loro gioie le trovano altrove, cercando di fomentare le masse con sollecitazioni che non stanno né in cielo né in terra! Mi sarebbe piaciuto commentare solamente l’ennesima vittoria fatta con un gioco bello a vedersi, pulito in ogni azione e pratico per i primi 45 minuti, per poi amministrare il resto della gara. Invece è accaduto tutt’altro. Però voglio comunque menzionare due trascinatori: sugli scudi il capitano, il vero trascinatore di questa squadra, insieme a un Zielinski fantastico; il centrocampista polacco è divenuto l’anima di questa squadra, quel giocatore ammirato in terra partenopea e rinato finalmente agli ordini di mister Chivu. Ribadisco il mio dissenso e rammarico; sono certo che è comune al vero tifoso nerazzurro, che ama questi colori senza alcuna prerogativa se non altro vedere la squadra lottare e vincere, tifando con quell’entusiasmo sano e genuino, ma quando capitano questi episodi, tutto viene messo in discussione. Da tifoso e amante dell’Inter, mi vergogno di questo assurdo gesto; non c’è alcuna spiegazione logica in una gara, sino a quel momento bella e corretta, senza il benché minimo dubbio che potesse indurre a tali conseguenze. Il bel calcio, lo spettacolo pallonaro, merita tanto altro; la gente per bene lo sa. Questi episodi non hanno colore quando avvengono, ne paghiamo le conseguenze tutti noi che amiamo questo sport, e in primis i giocatori che in campo danno tutto, aiutati e spinti dalle esortazioni provenienti dagli spalti, per l’unico fine possibile: la vittoria! …Amala!!!!
Antonio Dibenedetto
Vivere con questi colori nel cuore è stata da sempre la mia prerogativa. Oltre non c’è nulla: solo l’Inter.
La strana serata di campionato infrasettimanale, di un venerdì che aveva tutti i connotati per incrementare il nostro vantaggio in classifica. Bisognava mettere fieno in cascina, in attesa degli scontri diretti della domenica; invece, per la prima mezz’ora pareva essere in diretta con la trasmissione televisiva “Scherzi a Parte”. In venti e passa minuti abbiamo fatto tutto noi, con delle giocate cervellotiche ci siamo fatti male da soli; in breve, abbiamo fatto il più classico degli harakiri, dando la possibilità ai toscani del doppio vantaggio. A Gilardino e company non pareva vero tutti questi regali, manco fossimo in pieno clima natalizio; eppure erano avanti di due reti, i cui complici erano l’indifendibile Sommer e altri suoi compagni che hanno fatto una frittata clamorosa. A tal proposito, mi chiedo: ha senso avere in panchina un giovane portiere che, quando è stato chiamato in causa, ha sempre fatto bene? Mistero! Chivu allora si è reso conto che qualcosa andava cambiato, così al 34′ del primo tempo ha tolto l’inconsistente Luis Enrique, sempre oggetto misterioso, facendo entrare uno strepitoso Dimarco. Con questa sostituzione la partita è cambiata radicalmente, con più costrutto e con una spinta maggiore sulle fasce, mettendo sulla destra Carlos Augusto, che il suo l’ha fatto e anche bene, pur non essendo quella la sua zona di competenza. I ragazzi hanno iniziato a giocare come sanno, spingendo più che mai sull’acceleratore, con la consapevolezza che bisogna ribaltare lo status quo che ci vedeva sotto. Azioni concitate e in una di queste è arrivato il fallo di mano in area pisana con il conseguente rigore. Altra annotazione: ogni qualvolta c’è qualcosa che ci vede protagonisti, c’è sempre da attendere l’ok dalla sala Var; devono scandagliare e fare le pulci, come si dice in gergo, a tutti gli episodi. Così, dopo qualche minuto, un paio direi, finalmente s’è potuto battere il calcio di rigore trasformato da Zielinski, ritornato ad essere quel giocatore che tutti avevamo ammirato in terra partenopea. Ovviamente, la nostra sete di vittoria non s’è appagata; volevamo tanto altro di più. Con azioni belle e manovrate, tutto è stato ribaltato e, nel giro di 8 minuti, abbiamo consacrato il nostro predominio con il sorpasso per 3 a 2 sui pisani increduli. La ripresa ci ha visto ancora più che mai protagonisti, creando innumerevoli azioni che il bravo Scuffet ha sventato con belle parate. Con il vantaggio acquisito e la libertà di palleggio che ci è stata concessa, i ragazzi hanno dato dimostrazione di poter esagerare, così è stato. Abbiamo dovuto attendere quasi dieci minuti dalla fine per ammirare le altre tre perle incastonate in questa importantissima vittoria: il tiro al volto di un preziosissimo Dimarco, la bellissima azione in solitaria di Bonny e la rete di testa di un insolito Mkhitaryan. Si dirà che tutto è bene ciò che finisce bene, certamente, ma bisogna fare tesoro di questa partita, finita in goleada certamente, ma perché avevamo di fronte una squadra dal basso contenuto tecnico. In altre circostanze non bisogna concedere questi bonus così gratuiti; dobbiamo avere ora più che mai la concentrazione massima, consci che queste sbavature altre squadre non te le perdonano. Abbiamo scalato una montagna, grazie al nostro consolidato gioco e tasso tecnico, avendo dei ragazzi in squadra che ora più che mai fanno la differenza in campo, ma scherzare con le coronarie dei tifosi no, non è il caso. Siamo passati da una delusione massima, nei primi venti e passa minuti, all’esaltazione nell’arco di otto minuti del primo tempo e alla consacrazione meritata, nella maniera assoluta, negli ultimi dieci minuti. Nel mezzo non c’è stato nulla che ci ha intimorito; Sommer non ha fatto una parata degna di questo nome, al contrario del portiere avversario che ha avuto la sua bella gatta da pelare. Queste sono le partite che nascondono un’insidia particolare, ti fanno cadere nello sconforto. Per fortuna non abbiamo mai mollato, consapevoli del nostro valore e di quello che volevamo raggiungere. Ora testa alla partita di mercoledì. La Champions quest’anno non è stata benevola nei nostri confronti; certo, dopo quattro gare avevamo ben 12 punti, ma poi tutto s’è arenato miserabilmente, per colpa nostra ma anche per fattori esterni non dipendenti. Le sconfitte con Atletico Madrid e Liverpool gridano vendetta; avremmo sicuramente meritato di più, anche un punticino a gara. Ora eravamo a 14 e potevamo tentare di rientrare tra le prime otto. Va bene, vuol dire che quest’anno doveva andare così. Ci toccherà, indipendentemente dal risultato in terra germanica, fare altre due gare dei playout. Vedremo se avremo anche forza e fiato per proseguire in una manifestazione che ci sta vedendo protagonisti da qualche anno. Ci vuole carattere e voglia; noi ne abbiamo da vendere, perché siamo l’Inter, il resto non conta! …Amala!!!!
Antonio Dibenedetto
Vivere con questi colori nel cuore è stata da sempre la mia prerogativa. Oltre non c’è nulla: solo l’Inter.
Una delle rare occasioni in cui giochiamo alle 15:00, ma era necessario affrontare questa gara con il piglio giusto e guadagnandoci un meritato riposo, visto che tra poco più di 72 ore avremo, forse, la madre di tutte le gare: quella contro l’Arsenal in Champions. Questo pomeriggio abbiamo giocato davvero bene per oltre 30 minuti del primo tempo e gran parte della ripresa, concedendo poco o nulla alle zebrette friulane; di contro, abbiamo come nostro solito sprecato tanto, finalizzando una piccola percentuale di quello che abbiamo prodotto. In un’azione fantastica, s’è visto tutto lo spessore di quello che i ragazzi sono capaci di fare in campo: un gioco fluido e indirizzato verso la migliore scelta per finalizzare. È accaduto nei piedi di Lautaro al terzo minuto, conclusione parata dal portiere avversario; fortunatamente s’è poi riscattato, finalizzando successivamente la bellissima sponda di Pio Esposito, con un dribbling in area e con un preciso esterno destro ha insaccato. Davvero un bel goal per come è stato finalizzato, ancorché per la trama con cui è stata costruita. Per tutta la gara, il nostro portiere s’è limitato a svolgere ordinaria amministrazione, mai impegnato severamente; in buona sostanza, un pomeriggio rilassato per Sommer. Siccome il calcio non è mai una scienza esatta, capita sovente che, sprechi tante occasioni lasciando magari una sola occasione agli avversari che la capitalizzano al massimo, rischiando così di vanificare quello di buono che avevi creato in precedenza. Ecco perché gli ultimi minuti sono stati un po’ di sofferenza, se non altro per un risultato che era in bilico, con un solo goal di scarto. Ma, tutto sommato, i ragazzi hanno continuato a giocare senza mollare un centimetro, cercando degli alleggerimenti per tenere lontano il pallone dalla nostra area. Chivu, nelle sue direttive, ha concluso la gara con un’impostazione difensiva davvero inusuale, rispondente al mister dell’Udinese che ha messo in campo tutte le proprie bocche di fuoco, che puntualmente si sono scontrate con il muro eretto dalla retroguardia nerazzurra a protezione del prezioso vantaggio maturato sin a quel momento. Considerando che in Friuli ha battuto il muso anche i campioni d’Italia, possiamo essere soddisfatti di quello che abbiamo prodotto quest’oggi, consolidando sempre più un primato in classifica meritato. La gara odierna ha visto ancora una volta di scena un arbitro che, per alcuni tratti della gara, diciamo nel secondo tempo, non s’è capito realmente il motivo per il quale ha fatto determinate scelte. Mi riferisco al fallo fischiato a Carlos Augusto con relativo cartellino giallo, del tutto inventato, per il solo motivo che il nostro giocatore, e si vede a occhio nudo, interviene nettamente sul pallone, in maniera pulita, senza toccare l’avversario. Certo è un’inezia, ma se non ci si rende conto di queste prese di posizione, allora è perfettamente inutile discutere di arbitri capaci e non; oggi Dibello, per lunghi tratti della gara, non lo è stato. Fortunatamente, questi errori palesi non hanno prodotto nulla di irreparabile, quindi torniamo a casa con tre punti preziosi, riprendendoci quello che ci hanno sottratto all’andata, con la vista chiara e inequivocabile e più che mai positiva verso il prossimo obiettivo, la gara di martedì. Archiviato il turno di campionato, ora testa alla forte squadra inglese, capolista con un discreto vantaggio sulla seconda in classifica. La forza di questa squadra è risaputa; speriamo di ottenere lo stesso risultato dello scorso anno che ci vide trionfare, seppur in sofferenza. Nella formazione dello scorso anno mancheranno due pedine fondamentali: Calhanoglu e Dumfries; però, in contraltare, per fortuna non c’è Taremi, bensì la coppia Lautaro e Thuram, con le altre punte di scorta, essenziali, pronte a subentrare. E’ fondamentale una vittoria martedì, e poi ripetersi in terra tedesca per cercare di essere nell’annovero di quelle squadre che possono pensare alla Champions con calma, rimandando ogni altro discorso agli ottavi, potendosi nel frattempo concentrare sul campionato. Sicuramente il Meazza sarà pienissimo di tifosi pronti a incitare i propri beniamini; noi nerazzurri daremo tutto il sostegno possibile, perché i ragazzi ne hanno bisogno e ci daranno modo di supportarli senza alcuna remora, con tanto entusiasmo e gioia. …Amala!!!!
Antonio Dibenedetto
Vivere con questi colori nel cuore è stata da sempre la mia prerogativa. Oltre non c’è nulla: solo l’Inter.
Sulla carta poteva essere una gara estremamente facile, vista la qualità delle rose delle due squadre, ma talvolta bisogna anche credere che non sempre si può vincere con i numeri e con lo status dei giocatori. In campo bisogna correre e lottare in ogni partita; ne è la dimostrazione la gara di ieri sera. Contro avevamo una squadra rimaneggiata, quella salentina, e per questo motivo ritengo che Di Francesco abbia preparato i suoi uomini a una gara tattica e sul sistema difensivo, precludendo ogni tipo di pertugio atto a far infilare i nostri ragazzi. Di fatti, non hanno concesso tantissime occasioni, forse nel primo tempo, se non ricordo male, due/tre. È anche vero che ci abbiamo messo del nostro; forse direi che non siamo stati affatto la squadra bella vista sinora. La manovra non era fluida e affidabile come abbiamo sempre visto. Secondo me, due sono le principali cause: in primis, una formazione ampiamente rimaneggiata dal turn-over, forse era il caso di mettere subito in chiaro quelle che erano le prerogative di vittoria, con la formazione titolare e magari quei cambi farli a risultato acquisito, ma è anche vero che non avremo mai la riprova di tutto ciò, anche perché è estremamente difficile averla. Ritengo poi conseguenziale un certo svuotamento di energie dopo la gara contro il Napoli; ci voleva più cattiveria, forse, per portare a casa una vittoria molto importante, ma anche così, con il risultato del Maradona, avrebbe dovuto dare un input maggiore ai ragazzi in campo. Spero ci serva da lezione che tutte le gare sono difficili se poi siamo noi a complicarci la vita con decisioni e situazioni davvero strane, come ad esempio giocare senza quella cattiveria giusta che è la prerogativa massima per arrivare alla vittoria. Per fortuna s’è vista nel finale della gara, allorquando ci sono stati gli opportuni cambi, con l’ingresso di giocatori motivati, in primis il capitano. Sbloccare una partita simile era difficile, vuoi per la chiusura sistematica dei leccesi e vuoi per il nostro lassismo. Ma noi abbiamo un ragazzo che, dal momento in cui è entrato in campo, ha dato tutto, non solo il gol vittoria che ha regalato alla squadra i tre punti che ci portano a un +6 sul Napoli, aspettando la gara dei cuginastri con l’uguale vantaggio, che potrebbe essere ridotto con un eventuale risultato positivo contro il Como. Ma la cosa che è piaciuta molto, ritenendo che negli spogliatoi mister Chivu abbia catechizzato a dovere i giocatori, è la ferma volontà di arrivare alla vittoria, con azioni più manovrate e la convinzione di poter raggiungere la meritata vittoria. Mai come quest’anno abbiamo dei giocatori funzionali che si stanno ritagliando il giusto spazio e, quando vengono chiamati in causa, non lesinano impegno e gioco per i compagni. Rabbrividisco al solo pensiero che va allo scorso campionato, quando tutto era nei piedi di quei rincalzi che non avrebbero potuto giocare manco in quarta serie, e che secondo me ci è costato davvero non solo lo scudetto, ma tanto altro. Per fortuna ora possiamo essere sicure di avere quattro pedine determinanti in attacco che ci porteranno molto avanti in questa stagione; sugli scudi il ragazzone campano, solo di origine, quel Pio Esposito di sicuro affidamento che rimarrà, credo, con noi per tantissimo tempo. Quindi il francesino Bonny, di classe pura, che può far tranquillamente rifiatare i titolarissimi Thuram e Lautaro. La cosa preoccupante è la mancanza di ricambi sulla fascia destra, ma questa è una situazione trita e ritrita che non sta trovando, al momento, una soluzione idonea. Speriamo che in società si rendano conto che non possiamo continuare con Luis Enrique e l’adattato Diuf; su quella fascia ci vuole ben altro. Non voglio per niente accennare all’arbitraggio di Maresca di ieri, alcune decisioni cervellotiche, ma va bene uguale. Ora il mio timore passa dalle prossime gare: sabato a Udine e martedì in casa in Champions contro l’Arsenal. Questi impegni ravvicinati determinano una presa di coscienza in tutta la rosa, ma in primis in Chivu: fare ancora turn-over in terra friulana, facendo riposare molti big per tenerli freschi per l’importantissima gara di Champions, oppure caricare i muscoli dei titolari di tantissimo acido lattico? Ai posteri l’ardua sentenza. È anche vero che i giocatori sono pagati per questo; è il loro lavoro per il quale guadagnano profumatamente, ma vanno centellinate al meglio le forze per ottenere dei risultati che possano farci andare lontano: è quello che vogliamo, speriamo e in cui crediamo. …Amala!!!!
Antonio Dibenedetto
Vivere con questi colori nel cuore è stata da sempre la mia prerogativa. Oltre non c’è nulla: solo l’Inter.